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C’è un articolo appena apparso nel sito web della CNN che non è da sottovalutare, ma nemmeno fare allarmismo.

Questo è un estratto.

 

La Penisola di Reykjanes, in Islanda, ha recentemente assistito a una nuova eruzione del Sundhnúkur, ma questa potrebbe essere solo un avvertimento. Gli scienziati lanciano l’allarme: una gigantesca eruzione vulcanica potrebbe verificarsi nel prossimo futuro, con conseguenze devastanti per il pianeta, che non è affatto preparato a fronteggiarle.

 

Un evento simile a quello del Tambora

Nel 1815, l’eruzione del Monte Tambora, in Indonesia, segnò un punto di svolta nella storia climatica e sociale della Terra. La gigantesca esplosione proiettò nell’atmosfera enormi quantità di particelle solfuree, oscurando il sole e provocando un drastico abbassamento delle temperature globali. Il 1816 divenne noto come il “anno senza estate”, con conseguenze catastrofiche: raccolti distrutti, carestie, epidemie e instabilità sociale.

La storia potrebbe ripetersi. Secondo Markus Stoffel, climatologo dell’Università di Ginevra, la probabilità di una eruzione colossale entro il XXI secolo è di 1 su 6. Tuttavia, oggi il mondo è molto più popolato e vulnerabile rispetto al passato, senza un piano concreto per affrontare un simile disastro.

 

Il ruolo dei vulcani nel cambiamento climatico

I vulcani, da sempre, hanno modellato il pianeta, influenzando la geografia e il clima. Sebbene rilascino anidride carbonica, il vero pericolo climatico deriva dall’anidride solforosa, che, una volta dispersa nella stratosfera, forma particelle in grado di riflettere la luce solare, abbassando le temperature globali.

L’eruzione del Monte Pinatubo, nelle Filippine, nel 1991, immise nell’atmosfera 15 milioni di tonnellate di anidride solforosa, raffreddando il pianeta di circa 0,5°C per diversi anni. Eppure, questa fu una eruzione minore rispetto a quella del Tambora. Un evento di portata simile potrebbe abbassare le temperature di 1-1,5°C, con impatti devastanti sull’agricoltura e sugli ecosistemi globali.

 

Un mondo già destabilizzato dal riscaldamento globale

Se un’eruzione di questa portata si verificasse oggi, gli effetti sarebbero ancora più estremi. Secondo Michael Rampino, esperto dell’Università di New York, l’attuale condizione climatica rende il pianeta più vulnerabile. L’aumento delle temperature globali modifica il comportamento delle particelle atmosferiche, amplificando l’effetto raffreddante delle eruzioni.

Inoltre, i mutamenti climatici potrebbero influenzare gli stessi vulcani: lo scioglimento dei ghiacciai riduce la pressione sulla crosta terrestre, favorendo la risalita del magma e aumentando il rischio di eruzioni. Allo stesso modo, precipitazioni più intense possono penetrare nel sottosuolo e innescare esplosioni vulcaniche.

 

Un evento imprevedibile e devastante

Una grande eruzione potrebbe verificarsi ovunque. L’Indonesia è una delle regioni a maggior rischio, ma anche l’Italia ospita uno dei vulcani più pericolosi al mondo: i Campi Flegrei, situati nei pressi di Napoli, dove vivono oltre un milione di persone.

L’impatto sarebbe immediato e devastante. Un’eruzione potrebbe cancellare intere città, causando danni economici per migliaia di miliardi di dollari. Il raffreddamento globale improvviso porterebbe a carestie, destabilizzando interi Paesi e aumentando il rischio di conflitti geopolitici.

Gli esperti avvertono che, nonostante la probabilità relativamente bassa, il mondo non è affatto preparato. “Abbiamo solo iniziato a comprendere cosa potrebbe accadere,” afferma Stoffel. Ma il tempo stringe, e ignorare la minaccia potrebbe costare milioni di vite.

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