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Home A La notizia del Giorno

TEMPORALI senza fine: ecco perché piove sempre nello STESSO POSTO

Federico Russo di Federico Russo
31 Mar 2025 - 18:15
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News, Wiki Meteo
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Negli ultimi giorni alcune regioni italiane sono state interessate da un fenomeno meteo tra i più insidiosi e pericolosi: il temporale autorigenerante.

 

Si tratta di strutture temporalesche particolarmente intense che, a differenza di altri sistemi temporaleschi più effimeri, hanno la capacità di persistere per ore sulla stessa area, generando piogge torrenziali e talvolta veri e propri nubifragi.

 

Questi fenomeni, noti anche in ambito tecnico come cluster di multicelle con rigenerazione sopravvento, possono trasformarsi in poco tempo in alluvioni lampo, causando gravi danni a infrastrutture, abitazioni e mettendo a rischio l’incolumità delle persone.

 

Alla base della formazione di questi temporali c’è la presenza di un’atmosfera fortemente instabile, capace di innescare la convezione, e la disponibilità di enormi quantità di energia sotto forma di calore e umidità, spesso provenienti direttamente dalla superficie del mare.

 

Questo è il motivo per cui tali sistemi si sviluppano più facilmente in prossimità delle coste o sopra bacini marini relativamente caldi, specialmente in corrispondenza delle secche, dove l’acqua è meno profonda e la temperatura superficiale più elevata.

 

L’aria calda e umida viene risucchiata verso l’alto da forti correnti ascensionali, alimentando il temporale in maniera continua e favorendone la persistenza.

 

Un ruolo cruciale è giocato anche dal getto in quota, un flusso d’aria molto veloce che si muove a circa 10-12 chilometri di altitudine. Questo getto agisce come un meccanismo di aspirazione, potenziando la risalita dell’aria calda dal basso e mantenendo attivo il sistema convettivo.

 

Osservati dallo spazio, questi temporali si presentano spesso con una forma allungata, accompagnati da un’incudine che si estende per centinaia di chilometri seguendo la direzione della corrente a getto.

 

La peculiarità che rende questi temporali così pericolosi è il loro meccanismo di rigenerazione continua. Una volta formato il primo cumulonembo, il temporale viene trasportato via dalle correnti in quota, ma viene immediatamente sostituito da una nuova cella che si forma nello stesso punto, grazie all’updraft costante alimentato dal mare.

 

A sua volta, anche questa nuova cella si sposterà e verrà rimpiazzata da un’altra, in una sequenza continua che fa apparire il temporale come stazionario agli occhi di un osservatore. Il risultato è una concentrazione di precipitazioni eccezionalmente elevata su un’area ristretta e per un tempo prolungato, con conseguente rischio di esondazioni e allagamenti improvvisi.

 

La classificazione tecnica di questi sistemi ricade spesso sotto la definizione di MCS (Mesoscale Convective System), ossia complessi temporaleschi organizzati su scala mesoscopica. Alcuni di essi possono addirittura assumere la tipica forma a “V” nelle immagini satellitari, segno di un’intensa attività convettiva e dell’interazione con forti correnti a getto.

 

I rischi associati a questi temporali sono tutt’altro che trascurabili. Le precipitazioni intense, spesso concentrate in poche ore, possono trasformarsi in alluvioni lampo, devastando territori anche urbanizzati e densamente popolati.

 

Strade, ponti, edifici e coltivazioni possono subire danni ingenti, mentre la rapidità con cui si verificano questi eventi rende difficile, se non impossibile, mettere in atto misure preventive efficaci in tempi utili.

 

I temporali autorigeneranti rappresentano dunque una delle manifestazioni più estreme dell’instabilità atmosferica e stanno diventando sempre più frequenti in un contesto climatico in cui gli eventi meteo estremi risultano in costante aumento.

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