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Preoccupazione ai Campi Flegrei: cosa sappiamo sul supervulcano e le potenziali eruzioni future

Giovanni De Laurentis di Giovanni De Laurentis
28 Apr 2025 - 06:57
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Magazine
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(TEMPOITALIA.IT) Nella serata di Domenica 27 Aprile 2025, un nuovo sciame sismico ha interessato l’area dei Campi Flegrei, in Campania, attirando l’attenzione di sismologi, vulcanologi e della popolazione residente. Le scosse, registrate tra le 20:51 e le 20:58, hanno avuto magnitudo modeste, con il picco massimo di 1.6 gradi Richter, localizzato in profondità a 2,9 km sotto l’area di Agnano-Pisciarelli, una delle zone più attive del calderone flegreo.

L’Osservatorio Vesuviano, sede territoriale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha confermato che si tratta di un fenomeno sismico tipico delle fasi di attività del supervulcano, pur senza fornire al momento indicazioni di un’eruzione imminente. Tuttavia, l’attenzione rimane alta: eventi simili, per quanto frequenti, sono parte di un quadro geologico complesso che negli ultimi anni ha suscitato crescenti preoccupazioni tra la comunità scientifica internazionale.

 

Campi Flegrei: un supervulcano nel cuore dell’Europa

I Campi Flegrei, noti sin dall’antichità per le loro manifestazioni vulcaniche e termali, costituiscono una caldera vulcanica di circa 15 chilometri di diametro situata a ovest di Napoli, comprendente anche i territori di Pozzuoli, Bacoli e parte della stessa città di Napoli.

Il termine “supervulcano” si riferisce alla capacità eruttiva di proporzioni eccezionali, tale da influenzare il clima su scala globale. I Campi Flegrei sono uno dei pochi supervulcani attivi in Europa. L’ultima eruzione significativa risale al 1538, quando si formò il Monte Nuovo. Tuttavia, la più devastante fu quella di circa 39.000 anni fa, nota come Ignimbrite Campana, che ebbe impatti devastanti su tutta l’area mediterranea e si stima abbia alterato persino il clima del pianeta.

 

Lo sciame sismico del 27 aprile 2025: segnali da non sottovalutare

Gli eventi sismici della serata di domenica 27 aprile non sono isolati. Gli sciami sismici sono diventati più frequenti negli ultimi anni nella caldera flegrea, spesso correlati a un fenomeno noto come bradisismo, ovvero il sollevamento e abbassamento periodico del suolo causato da variazioni di pressione nei fluidi geotermici sottostanti.

Secondo il comunicato del Comune di Pozzuoli, l’Osservatorio Vesuviano ha registrato nove terremoti con magnitudo pari o superiore a 0.0 e un massimo di 1.6 ± 0.3. Sebbene si tratti di eventi di bassa energia, l’accumularsi di simili fenomeni può rappresentare un indice di tensione crescente nel sistema vulcanico.

La Protezione Civile è in costante allerta e monitora il fenomeno in tempo reale, pronta a diffondere nuovi aggiornamenti ogni 3-6 ore, come indicato nel comunicato ufficiale.

 

Lo stato attuale della caldera: cosa ci dicono i dati scientifici

L’INGV ha classificato il livello di allerta dei Campi Flegrei a “giallo”, che corrisponde a una fase di attenzione, attiva dal 2012. Questo livello comporta un monitoraggio intensificato, la preparazione della popolazione e una stretta collaborazione tra enti scientifici e protezione civile.

Nel corso del 2023 e 2024, i dati satellitari e le misurazioni al suolo hanno mostrato un costante sollevamento della caldera, con picchi di 15 mm al mese nella zona di Pozzuoli, secondo le osservazioni del satellite Sentinel-1 dell’ESA. Le deformazioni sono accompagnate da variazioni nella composizione dei gas fumarolici, in particolare nella zona di Solfatara-Pisciarelli, dove si è registrato un aumento delle emissioni di anidride carbonica (CO₂) e vapore acqueo.

Secondo un recente studio pubblicato su Nature Communications da Christopher Kilburn, professore all’University College London (UCL) e uno dei massimi esperti mondiali di vulcanologia, i Campi Flegrei mostrano segni di progressiva “fragilizzazione” delle rocce profonde, che potrebbero facilitare la formazione di fratture in grado di condurre magma verso la superficie. Lo studio suggerisce che, sebbene un’eruzione non sia imminente, il sistema stia evolvendo in una direzione da non ignorare.

 

Eruzione futura: scenari plausibili secondo gli scienziati

Nel caso di un’eruzione, gli scenari eruttivi ipotizzati variano da eventi di bassa energia, simili a quello del Monte Nuovo del 1538, fino a eruzioni pliniane o ultrapliniane, che avrebbero conseguenze ben più estese.

Uno studio del 2023, condotto da Giuseppe De Natale, vulcanologo dell’INGV, evidenzia che una futura eruzione potrebbe essere preceduta da settimane o mesi di attività sismica e deformazioni del suolo più accentuate, consentendo quindi l’implementazione di piani di evacuazione. Tuttavia, in caso di eruzione esplosiva improvvisa, la densità abitativa dell’area—oltre 500.000 persone solo nella zona rossa—rappresenterebbe un rischio senza precedenti.

La zona rossa comprende Pozzuoli, Bacoli, parte di Napoli, Quarto, Monte di Procida e aree limitrofe, tutte classificate ad alto rischio vulcanico. I piani di evacuazione, periodicamente aggiornati dalla Protezione Civile Nazionale, prevedono l’evacuazione di massa entro 72 ore dall’allerta rossa, uno sforzo logistico immane.

 

Il ruolo delle tecnologie moderne nel monitoraggio del supervulcano

Le moderne tecnologie hanno rivoluzionato il modo in cui i vulcani vengono monitorati. Oggi, il sistema di sorveglianza dei Campi Flegrei include una rete capillare di:

  • Stazioni sismiche
  • Stazioni GPS per la misura delle deformazioni
  • Sensori chimici per il monitoraggio dei gas
  • Tecnologie satellitari come l’interferometria radar

Questi strumenti permettono di raccogliere dati in tempo reale e, soprattutto, di modellare scenari previsionali utili per il supporto alle decisioni in caso di emergenza.

Un esempio concreto dell’uso di queste tecnologie è lo studio congiunto tra l’ESA e l’INGV, che attraverso le immagini radar dei satelliti Sentinel è in grado di mappare millimetricamente le deformazioni della crosta terrestre su tutta l’area napoletana, fornendo elementi cruciali per comprendere lo stato di pressione interna del sistema vulcanico.

 

Comunicazione e preparazione: la chiave per la resilienza

Uno degli aspetti più complessi nella gestione del rischio vulcanico è la comunicazione alla popolazione. Eventi come quello del 27 aprile dimostrano quanto sia importante un’informazione puntuale, trasparente e scientificamente fondata.

In tal senso, iniziative come i simulatori interattivi di evacuazione, i percorsi informativi nelle scuole e le esercitazioni pubbliche, rappresentano strumenti essenziali per preparare la popolazione a scenari di emergenza.

Organizzazioni come il Global Volcanism Program dello Smithsonian Institution, che mantiene uno dei più aggiornati database sui vulcani attivi del mondo, includono i Campi Flegrei tra i sorvegliati speciali, proprio per la loro peculiare pericolosità in contesti urbani densamente popolati. (TEMPOITALIA.IT)

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Giovanni De Laurentis

Giovanni De Laurentis

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ha proseguito il proprio percorso accademico nel Regno Unito, dove si è laureato in Fisica presso l’University of Manchester all’età di 23 anni. Affascinato dalle dinamiche dell’atmosfera e dalle interazioni tra scienza e ambiente, ha poi conseguito un Dottorato (PhD) in Meteorologia presso l’University of Reading, uno dei principali poli di ricerca europei in questo ambito. Attualmente vive e lavora in Italia, dove si occupa di consulenza scientifica e supporto tecnico per applicazioni meteorologiche e fisiche nell’ambito industriale, collaborando con aziende e centri di ricerca per progetti che spaziano dalla modellistica ambientale alla progettazione di soluzioni innovative per l’industria.

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