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Il caldo precoce accelera la fusione glaciale sulle montagne italiane

L’avvio di GIUGNO 2025 ha già messo sotto pressione uno degli ecosistemi più fragili del nostro Paese: i ghiacciai alpini. Le condizioni meteo, caratterizzate da temperature superiori alla norma, assenza di neve fresca e una precoce rimonta dell’anticiclone subtropicale africano, stanno anticipando di settimane la stagione della fusione. Questo fenomeno è strettamente legato al cosiddetto zero termico, ovvero la quota oltre la quale la temperatura dell’aria rimane costantemente superiore a 0°C, permettendo la liquefazione della massa glaciale.

 

Zero termico oltre i 4.000 metri: un’anomalia che non è più eccezionale

Negli ultimi giorni, secondo i dati pubblicati da Copernicus Climate Change Service (Copernicus C3S), il livello dello zero termico sulle Alpi centro-occidentali ha superato in più occasioni i 4.200 metri, avvicinandosi pericolosamente alla soglia dei 4.800 metri, già raggiunta in diverse occasioni nelle estati record precedenti. Si tratta di valori tipici di LUGLIO o AGOSTO, che oggi si manifestano già nella prima metà di GIUGNO, con un impatto immediato sulla stabilità dei ghiacciai.

Il World Glacier Monitoring Service (WGMS) ha segnalato che l’anticipo della fusione stagionale osservato dal 2022 in poi ha provocato una perdita media annuale di oltre 2 metri di spessore glaciale, una dinamica confermata anche nel report 2023 del CNR-IRPI, che ha osservato come i ghiacciai dell’Adamello, del Monte Rosa e del Gran Paradiso siano ormai incapaci di recuperare massa anche negli inverni più nevosi.

 

Il 2022 ha segnato un punto di non ritorno per la Marmolada

L’accelerazione della fusione glaciale ha già prodotto effetti drammatici. Il crollo del ghiacciaio della Marmolada, avvenuto il 3 LUGLIO 2022, non è stato un evento isolato, ma l’esito di un processo osservato da tempo: la perdita di coesione meccanica nei ghiacci superiori, resa possibile da temperature sopra lo zero per settimane, anche oltre i 3.500 metri di quota. L’allerta lanciata dal World Weather Attribution group (WWA) nel report post-evento è chiara: il cambiamento climatico ha reso questi episodi molto più probabili, e sempre meno localizzati.

 

Estate 2025: fusione precoce e rischio idrologico aumentato

Il caldo precoce di GIUGNO 2025 agisce come un attivatore del ciclo idrologico alpino, sciogliendo rapidamente la neve residua e innescando una fusione glaciale anticipata, con effetti visibili sui corsi d’acqua e sui laghi alpini. L’ISPRA e il Centro Funzionale della Protezione Civile hanno segnalato un rapido aumento della portata dei torrenti montani negli ultimi giorni, legato proprio alla fusione non più graduale ma concentrata in poche settimane.

La conseguenza a medio termine è paradossale: grande disponibilità d’acqua nei fiumi oggi, ma rischio di carenza idrica e siccità a LUGLIO e AGOSTO, proprio quando la richiesta idrica per agricoltura, turismo e raffrescamento urbano sarà al massimo.

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