(TEMPOITALIA.IT) Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science rivela come la cenere vulcanica alteri la formazione delle nuvole ghiacciate e, con esse, il modo in cui il nostro pianeta riflette o trattiene la radiazione solare e terrestre.
Una scoperta che apre scenari importanti per la comprensione del cambiamento climatico e persino per le future strategie di geoingegneria climatica.
Cenere e ghiaccio: un legame invisibile, ma potentissimo
Quando un vulcano entra in eruzione, tra le sostanze immesse in atmosfera c’è anche la cenere vulcanica, composta da particelle finissime di roccia e vetro. Per anni, il ruolo di questa cenere nei processi atmosferici è stato trascurato, a favore di componenti come gli aerosol solforici. Ma oggi la scienza ribalta questa prospettiva.
Secondo i ricercatori, la cenere agisce come un catalizzatore per la formazione di cristalli di ghiaccio nelle nuvole, attraverso un processo noto come nucleazione eterogenea. In sostanza, anziché formarsi spontaneamente, i cristalli di ghiaccio si sviluppano attorno a impurità come la cenere, alterando in modo significativo la struttura delle nuvole stesse.
Il risultato? Nuvole con meno cristalli di ghiaccio, ma più grandi, che interagiscono con la radiazione solare e infrarossa in maniera diversa rispetto alle nuvole “pulite”.
Il bilancio energetico della Terra dipende (anche) dai vulcani
Il bilancio radiativo terrestre è l’equilibrio tra l’energia che il pianeta riceve dal Sole e quella che emette verso lo spazio sotto forma di radiazione infrarossa. In questo equilibrio precario, le nuvole giocano un ruolo cruciale.
- Nuvole basse e dense riflettono molta luce solare, contribuendo a un effetto di raffreddamento.
- Nuvole alte e sottili, come i cirri, lasciano passare la luce ma trattengono il calore emesso dalla superficie terrestre, generando un effetto serra.
Le eruzioni vulcaniche ricche di cenere alterano questo bilancio. A differenza degli aerosol solforici — noti per riflettere la luce solare e raffreddare il pianeta — la cenere produce nuvole che riflettono meno e lasciano sfuggire più calore nello spazio. In pratica, una possibile attenuazione dell’effetto serra dei cirri, ma anche una perdita di raffreddamento naturale se mal gestita.
Nuvole più grandi, cielo più sottile: cosa hanno visto i satelliti
Per giungere a queste conclusioni, gli scienziati si sono basati su dati radar e lidar raccolti dalle missioni CloudSat e CALIPSO della NASA, due piattaforme satellitari pensate per osservare le proprietà fisiche delle nuvole in alta risoluzione.
Dalle osservazioni è emerso che dopo un’eruzione vulcanica ricca di cenere, le nubi ghiacciate tendono ad avere meno cristalli ma più voluminosi. Inoltre, si è registrato un aumento della frequenza dei cirri in corrispondenza di questi eventi, con impatti misurabili sul modo in cui la Terra disperde o trattiene calore.
Un dato che cambia radicalmente il nostro modo di leggere l’effetto delle eruzioni sul clima e che suggerisce la necessità di rivedere i modelli climatici attuali, spesso troppo focalizzati sugli aerosol solforici e meno attenti alla componente di cenere.
Geoingegneria e cenere: una strada da esplorare (con cautela)
Uno degli aspetti più interessanti sollevati dallo studio riguarda le implicazioni per la geoingegneria climatica, ovvero quell’insieme di tecniche pensate per modificare artificialmente il clima terrestre e contrastare il riscaldamento globale.
Se, ad esempio, fosse possibile favorire la formazione di nuvole ghiacciate con cristalli grandi e meno riflettenti, potremmo facilitare la dispersione della radiazione terrestre verso lo spazio, riducendo l’accumulo di calore nei bassi strati dell’atmosfera.
Una proposta discussa è l’iniezione controllata di aerosol nella stratosfera per modificare la formazione dei cirri. Una strategia rischiosa, ma che grazie a studi come questo può oggi contare su dati più solidi e una comprensione più precisa dei meccanismi atmosferici coinvolti.
Conclusione: una nuova variabile per il clima globale
Le eruzioni vulcaniche sono sempre state considerate un fattore importante per il clima, ma questo studio rivela un elemento finora sottovalutato: la cenere come agente attivo nella dinamica delle nuvole e del bilancio energetico terrestre.
Includere la cenere vulcanica nei modelli climatici diventa ora una priorità scientifica, sia per comprendere meglio l’evoluzione futura del clima, sia per valutare in modo più realistico le possibilità — e i rischi — delle tecniche di mitigazione meteo artificiale. (TEMPOITALIA.IT)






