(TEMPOITALIA.IT) Stiamo trascorrendo giorni dal meteo ideale, le temperature si sono abbassate anche di 10 gradi rispetto a soli pochi giorni fa e anche l’umidità è scesa. Ma il ricordo di quello che abbiamo passato per intere settimane è ancora vivo, con il sospetto che tra pochi giorni potremmo rivivere le stesse brutte sensazioni: la pelle che si appiccica, l’aria che si sente pesante, il fiato corto a camminare, la sensazione si spossatezza e stanchezza anche a far niente.
Ma qual è la condizione meteo che causa tutto questo? È l’afa, che trasforma il caldo in disagio fisico. Ma cos’è davvero l’afa? Per capire la risposta bisogna partire da una componente fondamentale: l’umidità dell’aria.
Afa = caldo + umidità: il mix più faticoso per il corpo
L’afa non è altro che l’effetto combinato di temperature elevate e alta umidità relativa. Quando l’aria è molto umida, significa che è quasi satura di vapore acqueo. Questo riduce notevolmente la capacità del nostro corpo di raffreddarsi attraverso il sudore.
Infatti, il meccanismo principale che ci permette di regolare la temperatura corporea è la sudorazione: il corpo espelle acqua sulla pelle, che poi evapora, portando via con sé calore. Ma se l’aria è già carica di umidità, l’evaporazione rallenta o si blocca del tutto. Il sudore resta sulla pelle, ci bagna, ma non ci rinfresca. E così la temperatura interna aumenta, creando un senso crescente di affaticamento e malessere.
Il corpo si sforza di più, anche da fermo
Nei giorni afosi, come quelli che abbiamo passato nel recentissimo passato, il nostro organismo lavora al massimo per raffreddarsi, anche se siamo seduti o immobili. Il cuore accelera, la circolazione si intensifica, e anche i reni e il sistema nervoso autonomo entrano in una sorta di “modalità emergenza” per mantenere l’equilibrio interno. Questo sforzo continuo, prolungato per ore, genera spossatezza fisica, irritabilità mentale e, nei soggetti più sensibili, mal di testa e cali di pressione.
Non è un caso se durante le giornate più afose diminuisce la capacità di concentrazione, ci si sente più nervosi, e spesso anche il sonno notturno peggiora. L’afa altera i ritmi fisiologici, riduce la qualità del riposo e ci fa svegliare più stanchi del giorno prima.
Afa in città: quando tutto peggiora
Il fenomeno è ancora più accentuato nelle aree urbane, dove l’effetto dell’isola di calore amplifica la sensazione di afa. Il cemento, l’asfalto e le strutture verticali assorbono e rilasciano calore lentamente, mantenendo le temperature alte anche di sera e di notte. In città si formano sacche di calore umido difficili da dissipare, soprattutto in assenza di vento.
Nei quartieri con poca vegetazione e scarsa ventilazione, l’afa può diventare opprimente, al punto da provocare stress termico, soprattutto nei soggetti fragili come anziani, bambini piccoli o persone con patologie cardiocircolatorie.
Il vento può aiutare? Sì, ma solo se non è umido
Molti pensano che il vento attenui l’afa, ma non è sempre così. Se l’aria che porta è più secca, il vento può effettivamente facilitare l’evaporazione del sudore e dare una sensazione di sollievo. Ma se anche il vento è umido, l’effetto è nullo, anzi in alcuni casi può persino accentuare la sensazione di appiccicume e disagio. È la sensazione che provoca, ad esempio, il vento di scirocco in Alta Toscana, in Liguria, o nell’Alto Adriatico, vento caldo che si umidifica passando sopra il mare.
Anche l’uso del ventilatore in ambienti chiusi con alta umidità può diventare inefficace, o addirittura controproducente, perché sposta aria calda e umida senza favorire una reale evaporazione.
L’afa aumenta anche la temperatura percepita
Un altro aspetto poco noto è che l’afa altera la nostra percezione del caldo. In meteorologia si parla di temperatura apparente, o indice di calore, che misura quanto effettivamente sentiamo il caldo, tenendo conto anche dell’umidità. Così, in una giornata con 33°C e umidità all’80%, la temperatura percepita può arrivare a quasi 45°C. E il nostro corpo lo avverte.
Non tutto il caldo è uguale
Per concludere: 33 gradi secchi in collina non sono 33 gradi umidi in Pianura Padana. La differenza la fa l’umidità, e con essa il nostro benessere fisico. L’afa estiva è una delle condizioni meteo più faticose e sottovalutate, spesso più difficile da sopportare di un’ondata di calore secco come quella che colpisce certe zone desertiche o, in Italia, regioni come la Sicilia.
Ecco perché, quando il meteo prevede “condizioni afose”, non si tratta di una formula generica: significa che arriverà caldo umido, diverso dal caldo torrido che è il caldo, anche più intenso a livello di temperatura, ma abbinato a condizioni di aria secca. (TEMPOITALIA.IT)







