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Meteo: ma la GRANDINE porta veramente il freddo? Sensazione o realtà

Antonio Romano di Antonio Romano
13 Lug 2025 - 16:40
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Può succedere in pieno LUGLIO ed è successo varie volte anche quest’anno: una giornata calda, afosa, con temperature intorno ai 35°C, viene bruscamente interrotta da un violento temporale con grandine. In pochi istanti, l’aria sembra diventare gelida, tanto da spingere qualcuno a mettersi una felpa nonostante un’ora prima ci si sciogliesse dal caldo. Ma perché succede? Perché dopo un evento di grandine si avverte così tanto freddo, anche in piena estate?

Non si tratta solo di una sensazione soggettiva: il fenomeno è reale, e ha una spiegazione che unisce fisica dell’atmosfera e percezione umana.

 

Grandine: il ghiaccio che altera il microclima in superficie

Quando una cella temporalesca intensa si forma, può raggiungere quote molto elevate, fino a 12-13 chilometri, dove la temperatura è largamente sotto lo zero. In quelle zone si generano i chicchi di grandine, che cadono al suolo trasportando con sé non solo il ghiaccio, ma anche una parte del freddo d’alta quota.

Quando questi frammenti gelidi toccano il terreno – spesso ancora caldo – iniziano a sciogliersi rapidamente. Ma per farlo devono assorbire calore dall’ambiente circostante, che comprende l’aria, il suolo e anche la pelle di chi si trova all’aperto. Questo processo si chiama fusione endotermica: il ghiaccio ruba calore per sciogliersi, e raffredda tutto ciò che lo circonda.

Il risultato è un crollo improvviso della temperatura locale, spesso di 8-10 gradi in pochi minuti, accompagnato da una sensazione di freddo acuto anche se si è ancora all’interno della stagione più calda dell’anno.

 

Il ruolo del vento discendente e dell’aria fredda in quota

Un altro protagonista è il downburst, il vento freddo e potente che accompagna molti temporali intensi. Questa massa d’aria, che discende velocemente dalle nubi temporalesche, arriva al suolo raffreddandosi ulteriormente e portando con sé l’aria più fresca delle medie quote.

Il vento freddo che segue la grandine amplifica la sensazione di choc termico, spingendo l’umidità verso il basso e lasciando dietro di sé un ambiente più secco e, appunto, più freddo. È un cambio repentino che il nostro corpo percepisce chiaramente, specialmente dopo ore passate in un clima afoso e immobile.

 

Percezione termica e sistema nervoso: quando il corpo registra lo stacco

Il nostro organismo reagisce più intensamente ai cali rapidi di temperatura che agli aumenti. Se da 22°C si passa a 30°C in un’ora, il disagio è progressivo. Ma se da 34°C si crolla a 24°C in cinque minuti, il corpo vive un piccolo shock termico. Questo perché il sistema nervoso periferico rileva il cambiamento brusco come un segnale da interpretare: si attivano vasocostrizione, brividi e perfino pelle d’oca, anche se la temperatura finale resta entro valori estivi.

Dopo la grandine, tutto contribuisce a questa sensazione: il vento, l’aria più secca, il raffreddamento del suolo, persino il calo della luce solare dovuto alla copertura nuvolosa. È una combinazione che altera profondamente la percezione ambientale, al punto da farci sentire freddo in piena estate.

 

Effetto locale, durata breve

Questo calo termico è reale, ma molto localizzato: interessa solo le aree direttamente colpite dalla grandinata e svanisce nel giro di un’ora o due. Appena torna il sole, il suolo riscaldato ricomincia a irradiare calore, e le temperature risalgono rapidamente. Tuttavia, per quel breve momento, l’illusione di essere passati da LUGLIO a SETTEMBRE è completa. E voi? avete mai provato una sensazione simile? (TEMPOITALIA.IT)

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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