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Estate bollente e poi il diluvio: i fiumi atmosferici minacciano il Nord Italia

Antonio Romano di Antonio Romano
01 Lug 2025 - 17:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News, Zoom
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In un contesto climatico sempre più instabile, sta emergendo con forza un fenomeno che fino a pochi anni fa era quasi sconosciuto al grande pubblico: i fiumi atmosferici. Il loro nome evoca immagini fluviali, ma si tratta di immense correnti di vapore acqueo sospese nell’atmosfera, capaci di trasportare quantità d’acqua equivalenti a quelle dei grandi fiumi terrestri, come il Mississippi o il Rio delle Amazzoni. Negli ultimi anni, proprio questi flussi invisibili hanno assunto un ruolo centrale nelle precipitazioni intense che colpiscono con crescente frequenza molte regioni europee, Italia inclusa.

 

Cosa sono davvero i fiumi atmosferici

Un fiume atmosferico è una lunga e stretta banda di umidità che si sviluppa nei bassi e medi strati dell’atmosfera, spesso a migliaia di chilometri dalla sua origine. Ha inizio nelle aree tropicali e subtropicali, dove l’evaporazione oceanica è più attiva, e risale verso le latitudini più alte seguendo i canali aperti dalla circolazione generale. Lungo questo tragitto, si comporta come un vero fiume aereo: trasporta vapore acqueo in quantità enorme, concentrata in una “corrente” larga poche centinaia di chilometri ma lunga anche 2000 o 3000. Quando incontra un ostacolo, come una catena montuosa, o si scontra con aria più fredda, condensa rapidamente generando piogge torrenziali o nevicate copiose.

 

Europa: una nuova frontiera per i fiumi atmosferici

Negli ultimi decenni, questi eventi erano considerati fenomeni sporadici, più comuni lungo le coste occidentali del Nord America. Ma il cambiamento climatico sta alterando la geografia di queste correnti: l’Atlantico settentrionale si sta rivelando una nuova zona di transito preferenziale, e così l’Europa centro-occidentale, in particolare Regno Unito, Francia, Spagna e Italia settentrionale, sta diventando bersaglio frequente di questi flussi atmosferici.

Negli ultimi due anni, proprio alcuni tra gli eventi più estremi osservati in Liguria, Toscana, Veneto e Trentino-Alto Adige sono stati associati a fiumi atmosferici provenienti dal medio Atlantico, i quali, attraversando l’oceano, si sono caricati di umidità tropicale e l’hanno poi scaricata in poche ore sotto forma di vere e proprie bombe d’acqua.

 

Il nesso con il riscaldamento globale

La crescente intensità dei fiumi atmosferici non è casuale. L’atmosfera più calda può trattenere maggiori quantità di vapore acqueo: ogni grado in più di temperatura media equivale a circa il 7% in più di umidità disponibile. Questo significa che, in un clima in riscaldamento, anche i fiumi atmosferici diventano più carichi, più potenti e più distruttivi. È come se i tubi dell’atmosfera si fossero allargati, lasciando passare una portata d’acqua superiore a parità di dinamica.

Nel contesto europeo, questo porta a un aumento delle piogge estreme, spesso concentrate in pochi giorni o addirittura in poche ore. Il paradosso è che ciò può accadere anche in estate, stagione in cui un tempo l’Europa meridionale era relativamente al riparo da piogge copiose. Oggi, invece, i fiumi atmosferici possono interagire con aria calda preesistente, causando fenomeni ancora più gravi, come nubifragi a ripetizione, frane e esondazioni improvvise.

 

Italia tra due fuochi: caldo africano e fiumi umidi atlantici

Il nostro Paese si trova in una posizione geografica delicata, sospesa tra il respiro bollente del Sahara e le correnti umide dell’Atlantico. Quando i fiumi atmosferici riescono a penetrare l’arco alpino o a sfruttare i varchi della valle del Rodano e del Mar Ligure, incontrano spesso un terreno già saturo di umidità o surriscaldato dal caldo subtropicale. Questo rende l’Italia settentrionale una delle aree più esposte d’Europa a eventi meteo estremi generati da questi flussi invisibili, che portano con sé quantità d’acqua mai viste prima nel giro di poche ore.

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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