Negli ultimi anni abbiamo imparato a considerare Luglio come il mese simbolo del grande caldo africano. Quell’alta pressione che, spesso senza rivali, si impadronisce del bacino del Mediterraneo, portando temperature roventi e giornate infinite di sole implacabile. Eppure, quest’anno qualcosa potrebbe rompere questo schema, introducendo una variabilità atmosferica inaspettata.
A differenza di Giugno, dominato da un’imponente anomalia termica sull’Atlantico nord-orientale, con temperature superficiali dell’oceano ben oltre la media, Luglio potrebbe vedere una svolta nel disegno meteorologico europeo. Perché? Quando l’acqua dell’oceano si scalda più del solito, le depressioni – cioè le aree di bassa pressione – tendono a rafforzarsi. E quando queste diventano più vigorose, hanno la forza di spingersi più a sud del normale. Questo significa che potrebbero interferire con il dominio dell’anticiclone africano, spesso padrone incontrastato del nostro clima estivo.
Una situazione simile non è nuova. Nel 2014, un’anomalia del getto polare – il cosiddetto jet stream – dirottò l’aria oceanica fresca verso le nostre latitudini, cambiando completamente le sorti dell’estate. Il Nord Italia si trovò improvvisamente a vivere un’estate fredda e piovosa, con temperature che richiamavano quelle degli anni Sessanta. Per molti fu un’estate “assente”, quasi come se la stagione più amata fosse stata cancellata dal calendario.
Ricordo che quell’anno, in montagna, si parlava di “maledizione meteorologica”: il turismo ne fu colpito duramente, con strutture vuote e temperature quasi autunnali. La mente umana si abitua facilmente a certi standard: se da un lato oggi tolleriamo meglio il caldo per via dell’abitudine, dall’altro basta una stagione un po’ più fredda perché sembri un’anomalia estrema. L’effetto memoria climatica condiziona la percezione collettiva.
E la domanda, ora, è se potremmo ritrovarci in una situazione simile. Non si tratta di una previsione, sia chiaro, ma di una riflessione su certi segnali che iniziano ad apparire. Le infiltrazioni di aria umida verso sud, ad esempio, potrebbero tornare a favorire temporali costieri, o più intensi sui rilievi. Eventi che negli ultimi anni abbiamo dimenticato, assuefatti da estati sempre più lunghe e incandescenti.
Il nostro Paese si trova in una zona climatica temperata, eppure negli ultimi due decenni l’estate ha assunto connotati tropicali. Se davvero quest’anno la situazione dovesse mutare, non sarebbe un male assoluto: potrebbe essere un’occasione per recuperare un equilibrio, per ritrovare quella variabilità che ha sempre caratterizzato il clima mediterraneo. Certo, tutto dipende da come si evolveranno le prossime settimane. Ma intanto, vale la pena osservare i segnali, ricordando che anche in estate la sorpresa è dietro l’angolo.

