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Fulmini globulari: il fenomeno meteo più misterioso e affascinante… ne sei mai stato testimone?

Antonio Romano di Antonio Romano
01 Lug 2025 - 15:40
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Tra i fenomeni atmosferici più enigmatici mai osservati, i fulmini globulari occupano un posto a parte. Si parla di sfere luminose, spesso delle dimensioni di un pallone da calcio, che fluttuano lentamente nell’aria durante o subito dopo un temporale. Hanno affascinato, spaventato e incuriosito testimoni per secoli: palle di luce incandescente, capaci di attraversare muri, librarsi a pochi centimetri dal suolo e talvolta esplodere con violenza. Il loro comportamento sfida ogni regola della fisica classica. Ma esistono davvero?

 

Una lunga storia di avvistamenti incredibili

Le testimonianze sui fulmini globulari risalgono almeno al XVIII secolo, con descrizioni che oscillano tra il scientifico e il soprannaturale. Charles Darwin scrisse nel suo diario di bordo che durante un violento temporale, vide una sfera di fuoco attraversare la nave Beagle. Alcuni racconti del passato li definivano come “spiriti del cielo” o “lampi senz’anima”.

Nel corso del tempo, osservazioni più recenti hanno descritto questi globi luminosi mentre entrano in casa attraverso una finestra, attraversano un corridoio e poi svaniscono o si dissolvono con un boato. Molti casi documentati riportano effetti sonori, odori di ozono e reazioni elettromagnetiche nelle vicinanze, come interferenze elettriche o addirittura spegnimenti di dispositivi.

 

Fenomeno reale o illusione atmosferica?

La scienza, per decenni, ha guardato a queste segnalazioni con scetticismo. I fulmini globulari sembravano troppo irregolari per poter essere analizzati con metodo: si verificano raramente, non possono essere riprodotti in laboratorio con facilità e appaiono sempre in situazioni limite. Alcuni studiosi li hanno liquidati come illusione ottica causata da scariche elettriche, effetti della fosfena retinica, o addirittura come autosuggestione collettiva.

Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Nel 2014, un team cinese è riuscito per la prima volta a registrare uno spettro ottico di un fulmine globulare in alta montagna. I dati raccolti indicano la presenza di elementi come silicio, ferro e calcio, compatibili con particelle di suolo vaporizzato durante un potente fulmine normale. Questo ha dato forza a una teoria: il fulmine, colpendo il terreno, vaporizza il materiale e forma una nuvola ionizzata che può prendere la forma sferica.

 

Una possibile spiegazione (forse)

Tra le ipotesi più discusse, una delle più accreditate è quella del plasma confinato. Secondo questo modello, la sfera luminosa sarebbe un tipo di plasma (gas ionizzato) che, per effetto di specifiche condizioni elettromagnetiche locali, riesce a mantenere una forma coerente per alcuni secondi. Altri modelli parlano di microonde riflesse nel suolo che formano una bolla stazionaria di energia, oppure di un fenomeno chimico legato all’interazione tra ossigeno e azoto in condizioni atmosferiche estreme.

Ma nessuna di queste ipotesi riesce ancora a spiegare tutti i comportamenti osservati: la capacità di attraversare superfici, la levitazione stabile, la durata variabile e la sparizione improvvisa.

 

Un fenomeno al confine tra scienza e folklore

Nel frattempo, i fulmini globulari continuano ad affascinare. Sono diventati protagonisti di romanzi, racconti e film: da Jules Verne a Philip K. Dick, fino ad alcuni episodi di X-Files. Nell’immaginario collettivo, sono spesso simbolo di una natura misteriosa e ancora non completamente domabile.

Per i meteorologi e i fisici dell’atmosfera, rappresentano una sfida scientifica ancora aperta. Ogni nuova osservazione potrebbe fornire indizi fondamentali per comprendere meglio il comportamento estremo dell’energia elettrica in atmosfera. E forse, un giorno, portarci a controllare o almeno prevedere eventi che oggi ci appaiono ancora soprannaturali. (TEMPOITALIA.IT)

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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