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Se il meteo fa spettacolo: può davvero nevicare quando ci sono più di 5 °C?

Antonio Romano di Antonio Romano
18 Lug 2025 - 18:40
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Molte persone associano la neve esclusivamente a giornate gelide, con termometri ben sotto lo zero. Eppure, in diverse occasioni — soprattutto a inizio e fine stagione — si verificano nevicate con temperature al suolo superiori ai 5 °C. Questo fenomeno, che può sembrare un’anomalia, è in realtà del tutto coerente con i meccanismi dell’atmosfera e rappresenta uno degli aspetti più sorprendenti del meteo.

 

Per capire come ciò sia possibile, bisogna partire da un fatto fondamentale: la temperatura dell’aria al suolo non è l’unica variabile che conta. La neve si forma in quota, dove le condizioni sono molto diverse da quelle al suolo. Se negli strati superiori dell’atmosfera l’aria è abbastanza fredda — generalmente sotto i 0 °C — i cristalli di ghiaccio si formano e iniziano a cadere verso il basso sotto forma di neve.

Durante la discesa, però, attraversano strati d’aria progressivamente più caldi. Se lo strato mite nei bassi livelli è sottile o asciutto, i fiocchi possono arrivare al suolo senza sciogliersi completamente, anche se il termometro segna valori sopra i 5 °C. Questo è particolarmente frequente quando si verificano precipitazioni intense, capaci di raffreddare temporaneamente l’aria nei primi metri grazie a un meccanismo chiamato raffreddamento evaporativo: in pratica, le prime gocce che cadono evaporano parzialmente, assorbendo calore dall’ambiente e abbassando la temperatura locale.

 

Un altro elemento che entra in gioco è l’umidità relativa dell’aria. Quando l’aria è secca, il vapore prodotto dallo scioglimento della neve evapora prima di condensare, consumando ulteriore energia termica e favorendo la persistenza dei fiocchi. Questo spiega perché, anche in giornate apparentemente “non invernali”, si possano osservare fiocchi svolazzare tra la pioggia o addirittura accumuli lievi al suolo, specie su superfici fredde come auto, tetti o vegetazione.

Episodi di questo tipo sono stati documentati in molte località italiane, in particolare durante transizioni stagionali. Uno spettacolare evento di questo tipo è accaduto a Genova il 7 aprile del 2021, causato di un fortissimo gradiente termico verticale per la presenza di aria artica in quota (circa 10°C suolo ma 0°C a 600/700 metri), determinando la nevicata più tardiva che sia mai stata documentata nel capoluogo ligure.

 

A volte, nelle vallate chiuse del Nord Italia, capita il contrario. L’aria fredda resta intrappolata nei bassi strati, mentre in quota arrivano correnti più miti: si crea così uno strato d’aria “capovolto”, dove la temperatura cresce salendo di quota, ma resta abbastanza bassa al suolo da consentire la caduta della neve.

Fonte scientifica consultata: https://egusphere.copernicus.org/preprints/2025/egusphere-2025-1214/

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Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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