Molte persone associano la neve esclusivamente a giornate gelide, con termometri ben sotto lo zero. Eppure, in diverse occasioni — soprattutto a inizio e fine stagione — si verificano nevicate con temperature al suolo superiori ai 5 °C. Questo fenomeno, che può sembrare un’anomalia, è in realtà del tutto coerente con i meccanismi dell’atmosfera e rappresenta uno degli aspetti più sorprendenti del meteo.
Per capire come ciò sia possibile, bisogna partire da un fatto fondamentale: la temperatura dell’aria al suolo non è l’unica variabile che conta. La neve si forma in quota, dove le condizioni sono molto diverse da quelle al suolo. Se negli strati superiori dell’atmosfera l’aria è abbastanza fredda — generalmente sotto i 0 °C — i cristalli di ghiaccio si formano e iniziano a cadere verso il basso sotto forma di neve.
Durante la discesa, però, attraversano strati d’aria progressivamente più caldi. Se lo strato mite nei bassi livelli è sottile o asciutto, i fiocchi possono arrivare al suolo senza sciogliersi completamente, anche se il termometro segna valori sopra i 5 °C. Questo è particolarmente frequente quando si verificano precipitazioni intense, capaci di raffreddare temporaneamente l’aria nei primi metri grazie a un meccanismo chiamato raffreddamento evaporativo: in pratica, le prime gocce che cadono evaporano parzialmente, assorbendo calore dall’ambiente e abbassando la temperatura locale.
Un altro elemento che entra in gioco è l’umidità relativa dell’aria. Quando l’aria è secca, il vapore prodotto dallo scioglimento della neve evapora prima di condensare, consumando ulteriore energia termica e favorendo la persistenza dei fiocchi. Questo spiega perché, anche in giornate apparentemente “non invernali”, si possano osservare fiocchi svolazzare tra la pioggia o addirittura accumuli lievi al suolo, specie su superfici fredde come auto, tetti o vegetazione.
Episodi di questo tipo sono stati documentati in molte località italiane, in particolare durante transizioni stagionali. Uno spettacolare evento di questo tipo è accaduto a Genova il 7 aprile del 2021, causato di un fortissimo gradiente termico verticale per la presenza di aria artica in quota (circa 10°C suolo ma 0°C a 600/700 metri), determinando la nevicata più tardiva che sia mai stata documentata nel capoluogo ligure.
A volte, nelle vallate chiuse del Nord Italia, capita il contrario. L’aria fredda resta intrappolata nei bassi strati, mentre in quota arrivano correnti più miti: si crea così uno strato d’aria “capovolto”, dove la temperatura cresce salendo di quota, ma resta abbastanza bassa al suolo da consentire la caduta della neve.
Fonte scientifica consultata: https://egusphere.copernicus.org/preprints/2025/egusphere-2025-1214/