
(TEMPOITALIA.IT) Un meccanismo di controllo che fa acqua
La gestione del Parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, istituito trentuno anni fa per salvaguardare uno degli angoli più preziosi d’Italia, continua a scontrarsi con lacune strutturali: le autorità non mettono a disposizione strumenti adeguati per vigilare, mentre i controlli restano sporadici. Nel frattempo il turismo nautico, attratto dalle acque smeraldine di questo tratto di Mediterraneo, cresce senza sosta e aumenta la pressione sulle fragili praterie di posidonia.
Multe ridotte a cifre irrisorie
«Chi infrange i divieti ambientali, ad esempio calando l’ancora sulla posidonia, se la cava con appena 51 euro», denuncia il direttore. L’entità della sanzione appare paradossale: è circa otto volte più bassa rispetto alla contravvenzione per una sosta vietata in città. Una cifra tanto modesta finisce per normalizzare comportamenti illegittimi all’interno dell’area marina protetta, alimentando quella che lo stesso Plastina definisce “tolleranza all’italiana”.
Evasione della tassa di accesso ambientale
Oltre alle multe simboliche, molti proprietari di yacht eludono agevolmente la tassa destinata al finanziamento delle attività di tutela. Le barche entrano, sostano, ripartono senza versare quanto dovuto perché i controlli, già scarsi, non si accompagnano all’adozione di strumenti normativi operativi. La conseguenza è un buco nelle casse del parco e l’assenza di risorse per rinforzare la sorveglianza.
Impatti sul delicato ecosistema mediterraneo
L’inefficacia del sistema sanzionatorio e la mancanza di sorveglianza espongono questo “paradiso terrestre” a un deterioramento sempre più rapido. Le praterie di posidonia, fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema marino e per la protezione delle coste dall’erosione, vengono danneggiate dal passaggio delle ancore e dall’andirivieni delle imbarcazioni. Senza un giro di vite normativo e controlli efficienti, la biodiversità dell’arcipelago corre il rischio di subire ferite difficilmente rimarginabili, mentre le norme europee che dovrebbero preservarla restano, di fatto, lettera morta. (TEMPOITALIA.IT)






