(TEMPOITALIA.IT) Una massa d’aria estremamente fredda, di chiara origine continentale, si sta aprendo un varco deciso sull’Europa orientale. Le ultime proiezioni modellistiche indicano un cambiamento radicale della circolazione atmosferica, con un coinvolgimento diretto del Mediterraneo previsto proprio tra Sabato 3 Gennaio e Domenica 4 Gennaio. Il punto cruciale di questa evoluzione non riguarda solamente il drastico calo termico atteso. Ciò che conta maggiormente è la traiettoria dell’impulso, determinante per capire la distribuzione dei fenomeni tra il Nord Italia e il Centro-Sud.
La manovra dell’alta pressione che spinge il gelo
Il passaggio chiave per comprendere questa dinamica è legato all’espansione di un vasto anticiclone che tende ad allungarsi in modo anomalo verso latitudini elevate, spingendosi ben oltre le Isole Britanniche, fino ad abbracciare aree come l’Islanda e la Scandinavia. Si tratta di una configurazione classica delle fasi invernali più crude sul vecchio continente, poiché è in grado di modificare gli equilibri tra le masse d’aria su vasta scala.
Quando l’alta pressione si spinge così a nord, favorisce inevitabilmente la risalita di aria più mite verso il Polo. Per un meccanismo di compensazione, l’aria gelida accumulata alle alte latitudini viene spinta con forza verso sud e sud-ovest. È un meccanismo dinamico, non istantaneo, ma capace di innescare una discesa di aria gelida dalla Russia verso l’area dei Balcani e, successivamente, verso il settore orientale del Mediterraneo.
Maltempo e neve, il centro-sud sotto osservazione
Tra la giornata di Sabato 3 Gennaio e quella di Domenica 4 Gennaio, l’Italia potrebbe risentire pesantemente di questo afflusso freddo, specialmente sulle regioni del Centro-Sud. Qui, l’interazione tra l’aria gelida in arrivo e l’umidità del mare può esaltare l’instabilità. In questo tipo di assetto barico, non è la sola temperatura a comandare i giochi. Conta la presenza di umidità e la capacità della circolazione di organizzare sistemi nuvolosi.
L’ipotesi attualmente in campo prevede piogge diffuse e nevicate a quote basse, localmente anche molto basse, in particolare laddove l’aria fredda riuscirà a penetrare nei bassi strati e a sostenere la colonna atmosferica. Non è un dettaglio da poco. Se il freddo resta confinato in quota, la neve fatica a scendere. Se invece entra deciso nei bassi strati, la quota neve può crollare rapidamente fino alla collina o al piano.
Al nord sole ma gran freddo, occhio alle gelate
La traiettoria descritta dai modelli come “verticale”, caratterizzata da correnti tese da nord o nord-est, tende solitamente a penalizzare il Nord Italia sotto il profilo delle precipitazioni. La barriera delle Alpi ferma l’umidità e favorisce una maggiore stabilità sottovento. Tradotto in termini pratici: ci aspettiamo cieli spesso sereni o poco nuvolosi e molte ore di sole, ma in un contesto di temperature rigide.
Qui il segnale più marcato sarà quello notturno. Sono attese estese gelate, con temperature minime che scenderanno sotto lo zero sia in pianura che nelle valli, accompagnate da un freddo secco e pungente. È la tipica situazione delle irruzioni continentali quando mancano i sistemi perturbati organizzati capaci di “rompere” la stabilità dei bassi strati.
Verso la befana con un clima ancora molto rigido
La tendenza per i giorni successivi suggerisce un periodo ancora estremamente dinamico. Le correnti si manterranno spesso settentrionali, con temperature costantemente sotto la media del periodo e una distribuzione degli effetti piuttosto classica: il Settentrione rimarrà più protetto e freddo, mentre il Meridione risulterà più esposto e instabile. In questo scenario si inserisce anche l’ipotesi della formazione di un ciclone profondo sull’Europa centro-orientale, potenzialmente in grado di condizionare la circolazione anche sul bacino del Mediterraneo.
È uno scenario che va monitorato passo dopo passo. I dettagli possono cambiare facilmente, soprattutto quando si parla di correnti continentali retrograde e di minimi di pressione mediterranei. Ma la traccia principale resta chiara: tra il 3 e il 4 Gennaio, l’Italia rischia di finire sotto il primo vero impulso invernale del nuovo anno.
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