Sembra quasi paradossale parlarne ora. Mentre passeggiamo con temperature che ricordano più un ottobre inoltrato che la fine di dicembre, i modelli matematici stanno disegnando uno scenario che ha del clamoroso. Diciamolo subito: non fidatevi del tepore attuale, perché è una “trappola” meteorologica. Quello che si sta preparando per Capodanno è un vero e proprio ribaltone atmosferico, un cambio di guardia repentino che ci traghetterà dall’autunno prolungato al cuore crudo dell’inverno.
Tutto ha origine lassù, nella profonda Russia settentrionale, tra le distese desolate dell’Artico. È lì che sta nascendo la massa d’aria che presto busserà alle nostre porte.
Il viaggio del freddo: dalla Russia
La genesi di questa irruzione è affascinante e merita di essere raccontata, perché spiega bene come funziona la macchina del clima. Attualmente, le temperature nell’Artico russo sono superiori alla media stagionale. Un dato che potrebbe far pensare a un inverno debole, e invece no. Anche se fa “meno freddo” del solito, parliamo pur sempre di un serbatoio gelido imponente.
Il vero trucco della natura avviene durante il viaggio. Una volta che questa massa d’aria si mette in moto e scende verso le terre emerse, inizia un processo di raffreddamento progressivo. Scivolando sopra le immense pianure della Siberia e della Russia europea, che in questo periodo sono completamente innevate, l’aria perde calore dal basso. È un fenomeno fisico semplice: la neve riflette la luce (quel poco di sole che c’è a quelle latitudini) e il terreno ghiacciato sottrae energia alla massa d’aria.
Inoltre, consideriamo che a nord la radiazione solare in questo periodo è ai minimi storici. Insomma, il viaggio verso sud non riscalda l’aria, anzi: la “incattivisce”. Non avremo forse il gelo estremo che si registra in Canada, dove il Vortice Polare è scatenato, ma l’aria che arriverà sull’Europa orientale e poi verso di noi sarà di ottima qualità invernale. Una volta superata la Russia, la colata gelida punterà verso sud-ovest. Ed è qui che la faccenda ci riguarda da vicino, perché una traiettoria sud-occidentale ha un bersaglio privilegiato: l’Italia.
La trappola della Val Padana: il cuscinetto
Arriviamo al dunque. Quando quest’aria fredda e pesante valicherà le porte della bora e irromperà sul Nord Italia, troverà il suo habitat naturale. La Pianura Padana è un unicum geografico: chiusa a nord e a ovest dall’arco delle Alpi e a sud dalla barriera dell’Appennino.
Cosa succede in questi casi? L’aria fredda, essendo densa, si “adagia” al suolo e lì rimane, quasi incollata. Si forma quello che in gergo tecnico chiamiamo Cuscinetto di Aria Fredda. Nei giorni successivi a Capodanno, anche se dovessero esserci nottate serene, il freddo non se ne andrà. Anzi, la dispersione del calore notturno (l’irraggiamento) farà scendere ulteriormente i termometri, “cementificando” lo strato gelido nei bassi strati e nelle vallate alpine e appenniniche. È una riserva di freddo preziosa per gli amanti della neve, perché permette ai fiocchi di cadere fino in pianura anche se in quota, successivamente, dovesse arrivare aria più mite.
Le proiezioni sono molto interessanti su questo punto: sembra che le temperature a 1500 metri (quota standard di riferimento, ovvero 850 hPa) possano rimanere su valori negativi per un lungo periodo, forse addirittura per 15 giorni dopo l’inizio dell’anno. Questo significa che il freddo non sarà una toccata e fuga, ma potrebbe mettere le radici.
Sorprese bianche: Roma e Firenze a rischio neve?
Ma l’irruzione non si limiterà a congelare il Nord. L’ingresso dell’aria fredda nel Mar Mediterraneo andrà a stuzzicare la formazione di aree di bassa pressione. Il nostro mare, ancora relativamente caldo, fornirà l’energia necessaria per creare contrasti esplosivi. I modelli matematici, pur con tutte le loro difficoltà nel gestire queste retrogressioni (ovvero impulsi freddi che arrivano da est verso ovest, contromano rispetto al solito), evidenziano una marcata instabilità.
Se la traiettoria sarà confermata, potremmo assistere a precipitazioni nevose a quote bassissime anche sul Centro Italia. Qui lo scenario si fa intrigante. Le perturbazioni potrebbero giungere sia da ovest che da est. Nel caso di scorrimento umido sopra l’aria gelida appena arrivata, non è da escludere che città come Firenze e persino Roma possano vedere dei fiocchi. Sarebbe un evento suggestivo, capace di mandare in tilt il traffico ma anche di regalare cartoline indimenticabili.
Sul versante opposto, quello Adriatico, la neve potrebbe cadere fin sulle coste, portata dai venti di grecale, anche se lì spesso si tratta di sfondamenti che non portano grandi accumuli quanto piuttosto coreografie ventate. In ogni caso, l’attenzione deve rimanere altissima perché basta un minimo spostamento del vortice depressionario per trasformare una pioggia fredda in una nevicata storica o viceversa.
Dal caldo anomalo al gelo: questione di giorni
Per ora, guardando fuori dalla finestra, tutto questo sembra fantascienza. Attualmente stiamo subendo gli effetti di un anticiclone che spinge l’aria verso il basso (compressione adiabatica), surriscaldandola. In Val Padana e in molte zone d’Italia, lo scirocco e le correnti meridionali stanno tenendo le temperature ben lontane dallo zero. In pieno inverno, faticare a scendere sotto gli 0°C di notte in pianura è un’anomalia che, purtroppo, stiamo normalizzando.
Tuttavia, come detto, è una situazione temporanea. I modelli sono concordi nel vedere un crollo termico verticale subito dopo i botti di fine anno. L’aria calda verrà spazzata via con prepotenza.
C’è un ultimo aspetto da considerare, ed è la difficoltà previsionale. In queste circostanze, i simulatori matematici “ballano”. Una volta ci mostrano neve ovunque, l’aggiornamento dopo ritrattano. È normale. Prevedere l’esatta interazione tra una massa d’aria continentale (secca e gelida) e il mite Mediterraneo è una delle sfide più ardue per la fisica dell’atmosfera. Quello che è certo è che l’impianto generale è confermato: il freddo arriverà.
Resta solo da capire dove colpirà con più durezza e se quel famoso cuscinetto padano riuscirà a reggere l’urto delle successive perturbazioni atlantiche, regalandoci la tanto attesa “neve da addolcimento” o sovrascorrimento. Sarebbe il coronamento di un evento meteo di stampo classico, di quelli che ormai si vedono sempre più di rado. Non ci resta che attendere e monitorare, consapevoli che la natura ha sempre l’ultima parola, spesso diversa da quella dei computer.
Per saperne di più e credit
- NOAA – Climate Prediction Center (Arctic Oscillation)
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- Met Office – Global Weather Guidance
- NSIDC – National Snow and Ice Data Center
- WMO – World Meteorological Organization