(TEMPOITALIA.IT) Nel Nord Italia la neve fino al suolo è divenuta un fenomeno quasi dimenticato, un ricordo sbiadito. Da oltre un lustro non si registra una nevicata estesa e significativa alle quote pianeggianti, neppure in quelle zone che storicamente erano considerate le “ghiacciaie” della Pianura Padana. Il cambiamento climatico globale ha inciso pesantemente sulla frequenza e sulla potenza delle ondate di gelo, rendendo sempre più arduo l’incastro perfetto tra temperature rigide e precipitazioni. Tuttavia, proprio in concomitanza con la festività dell’Epifania, le carte in tavola potrebbero cambiare. Non stiamo parlando di una perturbazione di routine, ma di una configurazione che, almeno sulla carta, presenta potenzialità notevoli e sta catalizzando l’interesse degli esperti del settore.
Il modello europeo ECMWF apre alla dama bianca
Le ultime elaborazioni del prestigioso centro di calcolo ECMWF insistono nel dipingere una dinamica favorevole al ritorno della neve in pianura sulle regioni settentrionali tra Martedì 6 e Mercoledì 7 Gennaio. Sebbene non vi sia ancora una perfetta sintonia tra tutti i centri previsionali internazionali — fatto fisiologico quando la distanza temporale supera i 5 giorni — il segnale lanciato dal modello europeo appare persistente e coerente attraverso più emissioni consecutive. Secondo questa visione, il Nord Italia sarebbe il bersaglio principale. Anche accumuli compresi tra i 10 e i 15 centimetri rappresenterebbero oggi una notizia di primo piano. Certo, sono cifre distanti dai grandi eventi nevosi del passato, come quello storico del Febbraio 2012, ma risulterebbero comunque molto significativi se confrontati con la “siccità nevosa” degli ultimi anni.
L’aria artica sceglie la porta del Rodano
Il meccanismo ipotizzato è complesso ma affascinante. La massa d’aria gelida di estrazione artico-continentale non scenderebbe direttamente attraverso i Balcani, come spesso accade. Al contrario, verrebbe costretta a compiere una manovra aggirante verso ovest, attraversando la Germania e la Francia, per poi irrompere nel Mediterraneo sfruttando la Valle del Rodano e il varco di Carcassonne. Questa entrata dalla cosiddetta “porta occidentale” è fondamentale: favorirebbe la genesi di una depressione sui nostri mari, un ingrediente indispensabile per attivare le precipitazioni. Il freddo, da solo, non è sufficiente a portare la neve; serve l’interazione con un vortice ciclonico posizionato strategicamente. È proprio sulla collocazione esatta di questo minimo che si giocano le residue incertezze.
Freddo in arrivo, rebus sulle precipitazioni
Il calo termico sembra ormai una certezza per le regioni del Nord. Dopo una parentesi più mite attesa tra Giovedì 1 e Sabato 3 Gennaio, causata dal soffio dello scirocco, il settentrione tornerebbe a sperimentare valori pienamente invernali proprio a ridosso del 6 Gennaio. Più complessa è la prognosi relativa ai fenomeni. La traiettoria esatta della bassa pressione deciderà se i fiocchi riusciranno a spingersi fino al piano o se rimarranno relegati a quote collinari. Si tratta di quei dettagli di “fine tuning” che spesso fanno la differenza tra una giornata di pioggia fredda e un paesaggio fiabesco.
Nord Italia a rischio neve, Centro in attesa
Se la visione di ECMWF dovesse concretizzarsi, vaste aree della Pianura Padana potrebbero risvegliarsi imbiancate proprio il giorno della Befana. I settori orientali, che comprendono la Lombardia orientale, l’Emilia-Romagna, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, appaiono al momento i candidati favoriti. La neve potrebbe fare la sua comparsa anche nei fondovalle del Trentino-Alto Adige. Spostandoci verso ovest, su Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria, la possibilità di vedere i fiocchi dipenderà millimetricamente dalla posizione del vortice depressionario. Qui i quantitativi potrebbero essere inferiori, ma l’evento non è escluso a priori. Bisogna tenere d’occhio anche il Centro Italia. In caso di un’evoluzione favorevole, tra la sera del 6 Gennaio e la giornata di Mercoledì 7 Gennaio, nevicate a quote molto basse potrebbero interessare la Toscana, l’Umbria e le Marche, con un possibile coinvolgimento successivo anche del Sud.
È imperativo mantenere i piedi per terra. Al momento siamo nel campo delle ipotesi, avvalorate da un modello di assoluta autorevolezza, ma ancora distanti dalla certezza matematica. L’orizzonte temporale impone prudenza. Saranno necessari i prossimi aggiornamenti per stabilire se questa potenziale nevicata resterà una simulazione virtuale o si trasformerà in realtà tangibile.
Fonti e Riferimenti Internazionali (TEMPOITALIA.IT)






