Un’anomalia termica che lascia senza fiato
(TEMPOITALIA.IT) Guardando le mappe meteorologiche di questa settimana, viene quasi da stropicciarsi gli occhi. C’è qualcosa di profondamente sbagliato, o quantomeno di insolito, in quello che i modelli matematici ci stanno mostrando proprio in queste ore. Immaginate il Polo Nord geografico, il punto più settentrionale del pianeta, immerso nel buio perenne della Notte Polare. Dovrebbe essere il regno del gelo assoluto, del ghiaccio che scricchiola sotto i -30°C. E invece no.
Una massa d’aria estremamente calda sta per risalire le latitudini, puntando dritta al cuore dell’Artico. Non stiamo parlando di un lieve aumento termico, di quelli che fanno alzare un sopracciglio ai meteorologi, ma di un vero e proprio schiaffo alle statistiche climatiche. I modelli prevedono che la prossima settimana, alla quota geopotenziale di 850 hPa, ovvero circa 1500 metri di altitudine, le temperature potrebbero toccare i +3°C.
Sì, avete letto bene. Tre gradi sopra lo zero. Lassù, dove il termometro dovrebbe segnare cifre da brividi, l’aria sarà talmente mite da far invidia a certe capitali dell’Europa centrale in pieno inverno. Insomma, è una configurazione che ha dell’incredibile.
Dalla Groenlandia al tetto del mondo
Ma da dove arriva tutto questo calore? La radice del fenomeno va cercata un po’ più a sud. Lungo le coste della Groenlandia, infatti, si stanno già registrando temperature da record. È lì che l’aria calda si sta accumulando, pronta a essere “sparata” verso nord da una circolazione atmosferica decisamente anomala.
Questa lingua di fuoco, se così possiamo chiamarla osservando i colori accesi delle carte del modello Ventusky, si farà strada attraverso l’Atlantico settentrionale, scardinando le resistenze dell’aria fredda che solitamente protegge la calotta polare. È un meccanismo affascinante e terrificante allo stesso tempo. In pratica, l’atmosfera si comporta come un fluido impazzito che decide di trasportare l’energia termica dove proprio non dovrebbe esserci.
E diciamolo, vedere valori positivi al Polo Nord in pieno Gennaio non è solo un dato tecnico. È un segnale. Ci racconta di un Vortice Polare che probabilmente sta subendo stress enormi, forse indebolito o dislocato, permettendo a queste intrusioni calde di penetrare fin nel santuario del freddo.
Le conseguenze di un Artico che bolle
Cosa comporta tutto questo? Nell’immediato, ovviamente, un duro colpo per i ghiacci marini. Anche se siamo in inverno e il sole non sorge, una temperatura dell’aria così elevata, specialmente a 1500 metri, inibisce la formazione di nuovo ghiaccio e, nei casi peggiori, può favorire fusioni superficiali o fratture nel pack.
Non è la prima volta che assistiamo a eventi del genere, purtroppo. Negli ultimi anni, le “heatwaves” artiche sono diventate meno rare, trasformandosi da curiosità statistica a preoccupante ricorrenza. Tuttavia, un picco di +3°C rimane un evento eccezionale, un fuori scala che costringe a rivedere i grafici storici.
Resta da capire, adesso, come reagirà il sistema climatico globale a questo input energetico. Spesso, ciò che accade nell’Artico non resta nell’Artico. Un riscaldamento così violento lassù potrebbe innescare una reazione a catena, influenzando la corrente a getto e, di conseguenza, il meteo che sperimenteremo noi alle medie latitudini nelle settimane successive. Magari con ondate di freddo tardive che scivolano verso l’Italia o il Nord America, scalzate proprio da quella bolla calda che ha preso residenza al Polo.
In effetti, la natura cerca sempre il suo equilibrio, anche se a volte lo fa in modi che ci lasciano decisamente perplessi. Non ci resta che monitorare i satelliti e osservare questa incredibile risalita calda, sperando che sia solo una parentesi breve in un inverno che, almeno lassù, dovrebbe essere ben più rigido.
Credit (TEMPOITALIA.IT)










