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Dopo anni di attesa l’inverno fa sul serio

L’Italia si appresta a vivere una fase invernale cruda e pura, di quelle che negli ultimi anni sono divenute una rarità, specialmente nel cuore di Gennaio. Il contesto sinottico che sta prendendo forma riporta alla mente configurazioni atmosferiche che mancavano da molto tempo. L’ultima occasione analoga, verificatasi a ridosso dell’Epifania, risale al 2017; in quel frangente, però, la neve imbiancò quasi esclusivamente il Sud, lasciando gran parte del Centro e del Nord ai margini dei fenomeni.

Questa volta lo scenario appare ben diverso: più vasto, più organizzato e, soprattutto, decisamente più persistente. La dinamica in arrivo promette di riportare la “dama bianca” anche su regioni che, durante gli ultimi inverni, sembravano tagliate fuori dagli eventi di rilievo. Siamo di fronte a un cambio di passo netto, impossibile da ignorare.

 

Un vortice destinato a stazionare sul Paese

Non siamo al cospetto di un rapido passaggio perturbato “mordi e fuggi”. Le più recenti analisi modellistiche evidenziano la genesi di un ciclone destinato a rimanere letteralmente bloccato sull’Italia per più giorni consecutivi. Tra Martedì 6 Gennaio e Giovedì 8 Gennaio, il sistema depressionario potrebbe mettere radici sulla nostra Penisola, costantemente alimentato da aria gelida di estrazione artico-continentale.

È proprio questo il nodo cruciale. La persistenza del vortice ciclonico rappresenta l’elemento di spicco dell’intera evoluzione. Tre giorni consecutivi di freddo pungente, piogge e nevicate non sono affatto la norma negli ultimi anni. Anzi. È proprio questa durata temporale a rendere l’evento potenzialmente storico anche sotto il profilo degli accumuli al suolo.

 

L’aria fredda entra dalla porta occidentale

Il raffreddamento previsto non giunge da est, come accade nelle classiche ondate di burian, bensì da ovest. Le masse d’aria fredda si incanalano attraverso la Valle del Rodano e la cosiddetta Porta di Carcassonne. Si tratta di una configurazione storicamente propizia alle nevicate a bassa quota sulle regioni del Centro-Nord, specialmente quando si accompagna a una depressione attiva sul Mediterraneo.

Da tempo non si osservava un’irruzione artico-continentale con tali caratteristiche. Una traiettoria che agevola il raffreddamento dei bassi strati atmosferici, creando quel “cuscino freddo” ideale per permettere alla neve di spingersi fino in pianura, in particolar modo nelle aree interne e lungo l’alto Adriatico.

 

Il ciclone si approfondisce sul Tirreno

Il vortice inizia a strutturarsi tra Sabato 4 Gennaio e Domenica 5 Gennaio sul Mediterraneo occidentale. Da questa posizione viene progressivamente trascinato verso il medio-alto Tirreno, dove raggiunge la sua piena maturità entro Martedì 6 Gennaio. È in questo frangente che l’Italia scivola nella fase di massima instabilità.

Nubi compatte, precipitazioni diffuse e un crollo termico sensibile abbracciano gran parte del territorio nazionale. Il limite delle nevicate, inizialmente ballerino, tende ad attestarsi tra la Toscana settentrionale e le Marche settentrionali. Più a sud, il richiamo dei venti di scirocco e libeccio mantiene i valori termici leggermente più elevati. Più a nord, al contrario, il gelo riesce a imporsi con estrema decisione.

 

Martedì 6 gennaio: neve copiosa in pianura

La giornata dell’Epifania si annuncia come la più turbolenta. I fiocchi interessano in maniera estesa l’Emilia-Romagna, l’alta Toscana, le Marche settentrionali, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. In queste zone la neve cade a tratti fino al piano, depositando accumuli localmente importanti.

Sul settore emiliano-romagnolo, e nello specifico tra il bolognese, il riminese, il forlivese, il ravennate e il pesarese, il manto bianco può superare i 20 cm sulle aree pedemontane, mentre in pianura si stimano accumuli tra 5 e 10 cm. L’Appennino toscano viene sepolto da nevicate abbondanti, con quantitativi che superano il mezzo metro alle quote sommitali.

Non mancano episodi nevosi anche sul carrarese, sul fiorentino e sull’aretino, con la possibilità di fiocchi coreografici su Firenze nel corso della giornata. Nel contempo, i fenomeni si estendono verso il Nord-Est, imbiancando Veneto e Friuli Venezia Giulia con accumuli medi di 2–4 cm anche in pianura. Spolverate nevose raggiungono via via anche il Trentino-Alto Adige e la Lombardia.

 

Mercoledì 7 gennaio: il freddo scende al Centro

La giornata di Mercoledì 7 Gennaio inaugura una fase diversa: i fenomeni si fanno meno intensi al Nord ma si estendono con vigore verso il Centro. Il rischio neve persiste sul Triveneto e sull’Emilia-Romagna, con precipitazioni più deboli ma interamente nevose fino al piano e lungo le coste dell’alto Adriatico.

Intanto il blocco freddo avanza inesorabilmente verso sud. La quota neve crolla su molte regioni centrali, coinvolgendo Marche, bassa Toscana, Lazio, Umbria e Abruzzo. In queste aree i fiocchi possono spingersi fino a 200–400 metri, con locali sconfinamenti a quote inferiori durante i rovesci più intensi.

Nel Lazio, in particolare, non si esclude l’ipotesi suggestiva di fiocchi in serata o in tarda nottata persino su Roma, specialmente nei quartieri più interni e nelle zone collinari della città. Una possibilità che rimane legata a dettagli termici ancora in fase di limatura, ma che testimonia la potenza dell’irruzione fredda.

 

Giovedì 8 gennaio: ultimi colpi di coda

Con il passare delle ore, durante Giovedì 8 Gennaio, il ciclone inizia lentamente a perdere energia. Al Nord-Est insistono residue nevicate deboli, mentre al Centro si assiste a un progressivo miglioramento delle condizioni meteo.

Il Sud Italia resta invece ostaggio degli ultimi impulsi instabili. Fiocchi in collina interessano il Molise, la Campania, la Puglia settentrionale e la Basilicata. Una coda invernale coerente, che chiude una delle fasi più rigide e nevose degli ultimi anni.

 

Evoluzione successiva all’8 gennaio

Tra Venerdì 9 Gennaio e Sabato 10 Gennaio il ciclone e l’aria polare tendono ad allentare la presa. Le temperature risalgono, ma molto lentamente, senza tornare su valori miti. L’atmosfera rimane dinamica, mantenendo un contesto favorevole a nuovi impulsi freddi nel prosieguo del mese. Gennaio, insomma, non sembra intenzionato a concedere tregue. Il segnale stagionale è inequivocabile: l’inverno è entrato in una fase attiva, potenzialmente ricca di ulteriori sorprese.

Fonti e riferimenti internazionali

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