(TEMPOITALIA.IT) A Trieste, il vento non è solo un fenomeno atmosferico, ma una complessa interazione tra l’altopiano e il mare. Sebbene la Bora sia la protagonista indiscussa delle cronache, esiste un fenomeno più sottile ma altrettanto affascinante: il Borino. Definirlo il corrispondente triestino della tramontana da travaso ligure è tecnicamente ineccepibile, a patto di identificare correttamente il suo immenso serbatoio: le pianure interne della Slovenia e i bacini balcanico-danubiani.
La geografia del freddo: il serbatoio sloveno e l’inversione termica
A differenza della Bora classica, che può essere innescata da imponenti sistemi depressionari, il Borino nasce da una dinamica di puro travaso gravitazionale. Nelle notti invernali, le pianure della Slovenia e le valli oltre il confine diventano un enorme raccoglitore di aria densa e gelida. Qui si forma un potente cuscinetto freddo dovuto all’inversione termica, uno strato di aria pesante che solitamente non supera i 600 metri o 700 metri di altezza.
Poiché l’Altopiano del Carso fa da barriera naturale tra queste pianure gelide e il Mar Adriatico, l’aria fredda cerca i punti più bassi per defluire verso il mare. Quando il livello di questo “lago di gelo” in Slovenia supera l’altezza dei valichi carsici, l’aria inizia a colare verso la costa.
La dinamica del travaso: dalle pianure balcaniche al mare
Il Borino è quindi l’aria della Slovenia che “trabocca” letteralmente in Italia. I punti di passaggio sono i varchi naturali come quelli di Fernetti, Pese o Basovizza. Non serve una tempesta, basta la fisica: l’aria fredda balcanica, essendo più pesante, scivola lungo i pendii del Carso e precipita verso Trieste.
Questa è la vera tramontana da travaso in versione giuliana:
- In Liguria, il freddo della Pianura Padana travasa verso Savona e Genova.
- A Trieste, il freddo delle pianure slovene travasa dai valichi del Carso.
Il flusso del Borino è costante, meno turbolento della Bora ma capace di portare un freddo pungente proprio perché attinge dal cuore del serbatoio freddo balcanico-danubiano, quello strato rasoterra che gela durante le lunghe notti invernali. Mentre la costa è lambita dal mare mite, il Borino funge da condotto che riversa il gelo continentale direttamente nel centro cittadino.
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