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Il vero motore delle tempeste mediterranee: è sempre più potente

Antonio Romano di Antonio Romano
31 Gen 2026 - 15:30
in A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Si è discusso a lungo della probabilità di assistere a vere e proprie tempeste nell’area del Mar Mediterraneo, causate da centri di bassa pressione talvolta molto profondi. Tuttavia, non è esclusivamente il valore assoluto della pressione a stabilire se verremo investiti da una burrasca distruttiva, in queste circostanze, un ruolo determinante è giocato dal gradiente di pressione rispetto agli anticicloni posizionati a nord delle Alpi.

 

Il meccanismo delle tempeste mediterranee e il divario barico

Simili assetti atmosferici non producono soltanto forti discrepanze termiche, ma generano soprattutto contrasti di pressione molto accentuati. Quando si stabiliscono differenze bariche così rilevanti, come osservato durante il passaggio del ciclone Harry, si creano i presupposti ideali per lo sviluppo di venti di tempesta estremi. È quanto accaduto recentemente in Portogallo, dove il transito di una perturbazione, pur non essendo caratterizzata da una pressione centrale minimamente record, ha abbattuto centinaia di alberi.

Il violento gradiente di pressione con le alte pressioni situate a latitudini superiori ha innescato raffiche di vento superiori ai 180 km/h, provocando danni incalcolabili e lasciando, secondo i rapporti giornalistici locali, circa un milione di individui privi di energia elettrica. Questo evento meteorologico può essere classificato come un fenomeno estremo e, per la gravità dei suoi impatti, è risultato persino più critico rispetto ai cicloni extratropicali o con caratteristiche tropicali che hanno colpito la Penisola Iberica tra il termine dell’estate e l’esordio dell’autunno.

 

Differenze tra cicloni bomba e forti gradienti di pressione

Mentre in altre parti del mondo, come in Florida, si assiste alla genesi di cicloni bomba definiti da un crollo della pressione superiore ai 20 ettopascal in poche ore, nel bacino del Mediterraneo e in Europa il meccanismo dominante è differente. Abbiamo affrontato una dinamica atmosferica che si discosta sensibilmente dalla norma, contraddistinta da un divario barico eccezionale, quasi stratosferico, che ha fatto da innesco alla tempesta Harry.

Diverse regioni hanno iniziato a sperimentare questi fenomeni con una frequenza preoccupante. La stagione di tali eventi è appena agli inizi e, con il progressivo aumento della radiazione solare atteso per le prossime settimane, i contrasti termici potrebbero rendere i fenomeni ancora più violenti sulla Penisola Italiana e nei territori limitrofi.

 

L’importanza del freddo nel Nord Europa

Questa analisi rappresenta una riflessione necessaria su un clima che propone con regolarità manifestazioni pericolose e difficilmente prevedibili. In un contesto di evidente complessità previsionale, sarà essenziale sorvegliare con attenzione il gran freddo che si sta consolidando nell’Europa settentrionale.

Proprio l’interazione tra queste masse d’aria gelide e le zone di alta pressione circostanti potrebbe alimentare nuovi gradienti barici capaci di generare venti impetuosi. La vigilanza resta alta, specialmente perché la transizione stagionale verso la Primavera tende storicamente ad amplificare gli scambi meridiani e, di conseguenza, la potenza dei sistemi depressonari che attraversano il nostro Paese.

 

Credit: (TEMPOITALIA.IT)

  • IPMA – Instituto Português do Mar e da Atmosfera
  • AEMET – Agencia Estatal de Meteorología
  • Météo-France
  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
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Tags: bassa pressioneciclone portogallofenomeni estremigradiente pressionemeteo Italiameteo mediterraneotempesta harryventi record
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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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