L’estremizzazione del clima e i recenti disastri nel mediterraneo
(TEMPOITALIA.IT) Attualmente stiamo attraversando la fase più rigida dell’anno, un periodo in cui si possono ancora manifestare fenomeni atmosferici di portata eccezionale. Una prova tangibile di questa estremizzazione climatica è stata fornita recentemente dalla tempesta devastante che ha investito parte della Calabria, ma che ha colpito con inaudita violenza soprattutto la Sicilia orientale, la Sardegna meridionale e quella orientale. In queste aree geografiche sono stati registrati danni pesantissimi a causa di venti tempestosi che hanno agitato il Mar Mediterraneo, generando onde che in diversi punti hanno superato i 12 metri di altezza. La furia degli elementi ha spazzato via stabilimenti balneari, strutture turistiche e piccoli porti, portando perfino al cedimento di infrastrutture stradali in zone cruciali per la viabilità. In Sardegna, per citare un esempio eclatante, una strada percorsa quotidianamente da circa 80.000 automobilisti è attualmente del tutto inagibile.
Tutto questo scenario è stato generato da una profonda area di bassa pressione mediterranea, la quale si è intensificata a causa della marcata differenza barica con l’alta pressione della Scandinavia. Quest’ultima, in linea teorica, dovrebbe agevolare la discesa di correnti gelide verso l’Italia. Il freddo, in realtà, è presente e non si può affermare che l’inverno in corso sia più mite rispetto alle stagioni precedenti. Stiamo osservando una dinamicità atmosferica piuttosto accentuata, nonostante la presenza di anomalie termiche positive in alcune regioni, dovute al progressivo riscaldamento del pianeta. Questo surriscaldamento globale influenza ormai ogni stagione, rendendo le estati in Italia quasi invivibili e costringendo la popolazione a un uso massiccio di climatizzatori nelle abitazioni.
La dinamica dell’inverno e l’ombra del riscaldamento globale
In un contesto così surriscaldato, causato dall’espansione della fascia tropicale verso nord, la circolazione dell’aria subisce mutamenti profondi. Ecco perché, anche di fronte a situazioni favorevoli a eventi nevosi, la quota dei fiocchi tende a essere più elevata rispetto a qualche decennio fa. Le masse d’aria gelida e le perturbazioni continuano a esistere, ma il manto bianco fatica sempre più a raggiungere le quote bassissime, specialmente in Pianura Padana. Quest’area sta soffrendo in modo particolare, chi risiede nel catino padano da circa due lustri non vive più un inverno caratterizzato da nevicate abbondanti e persistenti. Un tempo il suolo rimaneva coperto di bianco per settimane, tra nebbie fitte e gelate intense, mentre oggi questi fenomeni si presentano in forma molto più blanda per non dire rara o rarissima.
Il declino della neve in Pianura Padana e il ruolo dei modelli
Quando analizziamo le simulazioni fornite dai centri di calcolo, leggiamo spesso indicazioni su possibili episodi nevosi. Gli esperti non inventano le previsioni, ma si affidano ai modelli matematici utilizzati a livello globale da ogni meteorologo. Senza questi strumenti, l’uomo non sarebbe in grado di prevedere l’evoluzione del tempo solo osservando l’alba o la direzione del vento. All’inizio del Novecento, la mancanza di tali tecnologie rendeva ogni ondata di maltempo un pericolo mortale. Oggi, grazie alle allerte meteo, talvolta di livello rosso, molte vite vengono salvate. I sindaci possono chiudere i centri urbani e imporre divieti tempestivi, basandosi proprio sui dati forniti dagli enti ufficiali.
La complessità dell’atmosfera rende il lavoro di previsione estremamente difficile. Se un modello indica la possibilità di neve in Pianura Padana e poi questa non si verifica, non si tratta di un errore grossolano, ma di una probabilità che non si è concretizzata. L’importante è la capacità del sistema di correggersi, migliorando costantemente l’affidabilità delle tendenze future.
Previsioni per i prossimi giorni e il paradosso della neve abbondante
Nei giorni a venire, diverse perturbazioni attraverseranno l’Italia, mantenendo un contesto prettamente invernale. Le temperature si attesteranno su valori vicini alla media stagionale, senza particolari incursioni di aria calda, se non per brevi richiami dai quadranti meridionali. Questo inverno risente anche dell’influenza della Niña, un fenomeno legato al raffreddamento delle acque nell’Oceano Pacifico, che seppur debole, condiziona la circolazione globale.
Si parla molto anche del Vortice Polare, ma non ogni sua oscillazione si traduce in un evento estremo per l’Italia, data la nostra distanza dalle aree polari. Al contrario, negli Stati Uniti nord-orientali, si attende un fine settimana di maltempo severo con nevicate eccezionali. Questo accade perché un’atmosfera più calda contiene maggiore umidità, fornendo più energia alle precipitazioni. Si crea così il paradosso per cui nevica di più non perché faccia più freddo, ma perché l’aumento termico globale mette a disposizione più vapore acqueo.
Tanta neve sulle Alpi niente nelle città
Nei prossimi giorni, le Alpi riceveranno carichi abbondanti di neve, specialmente sui settori occidentali e orientali. Nelle zone pianeggianti, invece, sarà complicato assistere a nevicate significative. Qualche nevicata potrebbe interessare le aree pedemontane e l’alta pianura del Piemonte, dove il microclima locale risulta più protetto. Non sono previsti accumuli in città come Milano, Verona, Bologna o Venezia. In Europa centro, orientale, intanto, i fiumi e i laghi iniziano a ghiacciare, segno che il potenziale invernale nel Continente è ancora intatto, anche se manca la configurazione sinottica adatta per trascinare quel gelo con decisione verso il Mediterraneo.
Credit:






