(TEMPOITALIA.IT) Il quadro meteorologico rimane di stampo invernale, ma i connotati stanno cambiando rapidamente. La giornata di Lunedì 12 Gennaio ha segnato, di fatto, l’ultimo capitolo di una fase caratterizzata da temperature diffusamente sotto la media. Da questo momento in poi, almeno per il Nord Italia, si apre uno scenario nuovo: il gelo pungente e secco lascia spazio all’umidità atlantica.
Non è un passaggio banale. È la chiave di volta che spiega perché, nei prossimi giorni, la neve tornerà a essere la protagonista assoluta, ma con modalità e distribuzioni molto diverse rispetto alle settimane passate.
Tre giorni di maltempo: quando l’umidità vince sul freddo
Tra Venerdì 16 e Domenica 18 Gennaio, una profonda saccatura atlantica riuscirà a pilotare verso il nostro Paese correnti meridionali, decisamente più miti ma cariche di vapore acqueo. Si verrà a creare un contrasto termico netto: da una parte l’aria più fresca che resiste oltralpe e nelle valli, dall’altra il flusso temperato che risale da sud.
Questa configurazione è il “motore” ideale per innescare 72 ore di maltempo con precipitazioni organizzate e battenti. Il concetto è semplice: per vedere metri di neve sulle Alpi non serve per forza il gelo siberiano. Servono precipitazioni continue, umidità e una colonna d’aria adeguata. Ed è esattamente il mix che si sta preparando.
Alpi Occidentali: il bersaglio grosso
Le proiezioni indicano che le condizioni più favorevoli per grandi nevicate si concentreranno sulle Alpi Occidentali. Qui l’esposizione diretta alle correnti umide (effetto stau) e la particolare orografia amplificheranno i fenomeni. Secondo i modelli, la quota neve potrebbe assestarsi tra gli 800 e i 1000 metri, ma attenzione alle eccezioni.
Nelle vallate più strette e incassate, in caso di rovesci molto intensi e persistenti, i fiocchi bianchi potrebbero spingersi a quote decisamente inferiori, sfiorando i fondovalle. Non si tratterà di un evento causato dal gelo, ma dal rovesciamento dell’aria fredda dalle quote superiori verso il basso. È una dinamica che ricorda le grandi perturbazioni autunnali, ma in un contesto di Gennaio può regalare accumuli nivometrici davvero importanti, risarcendo quelle zone rimaste in ombra pluviometrica durante l’ultima ondata di freddo.
Piemonte e Valle d’Aosta: qui si rischia il “pieno”
L’estremo Nord-Ovest è in pole position. Il Piemonte e la Valle d’Aosta risultano le regioni con la maggiore probabilità di ricevere gli accumuli più consistenti. La conformazione ad anfiteatro di queste zone intrappola le nubi, costringendole a scaricare tutto il loro contenuto.
Spostandoci verso le Alpi Centrali e il Triveneto, lo scenario muta. La quota neve tenderà a mantenersi più elevata, oscillando tra i 1200 e i 1700 metri. Anche le precipitazioni potrebbero risultare meno abbondanti sulla Lombardia orientale e sul Nord-Est, poiché il cuore pulsante della perturbazione rimarrà agganciato ai settori occidentali. Meno esposizione diretta significa, inevitabilmente, meno centimetri al suolo.
Appennino: tanta acqua e neve solo sulle cime
Un discorso a parte merita la dorsale appenninica. Qui il richiamo di aria mite si farà sentire con forza, innalzando lo zero termico. Le nevicate saranno un evento marginale, confinato alle quote elevate, generalmente oltre i 2000 o 2300 metri.
Sull’Appennino Tosco-Emiliano pioverà molto, ma la neve non farà la sua comparsa se non sulle vette più alte. Manca il “cuscino freddo” necessario per far scendere i fiocchi a quote medie. Complessivamente, la perturbazione atlantica disegna un’Italia divisa: grandi nevicate a ovest, pioggia altrove e un clima che, pur restando invernale, perde i connotati di crudezza dei giorni scorsi.
Fonti e approfondimenti (Credits): (TEMPOITALIA.IT)






