La configurazione di blocco sulla Scandinavia e le sue conseguenze
(TEMPOITALIA.IT) Il panorama meteorologico europeo si appresta a vivere una mutazione profonda, con segnali che indicano un cambiamento radicale tra gli ultimi giorni di Gennaio e l’inizio di Febbraio 2026. Secondo le analisi condotte sui principali sistemi di calcolo, come il GFS, si sta delineando un assetto atmosferico di grande rilievo. Un imponente promontorio di alta pressione, che si allunga dalla Scandinavia fino alla Russia con valori superiori ai 1020 hPa, sta per assumere una posizione di blocco. Questa struttura funge da scudo protettivo, impedendo alle perturbazioni provenienti dall’Oceano Atlantico di seguire le consuete rotte occidentali, obbligandole a virare verso il Mar Mediterraneo o verso latitudini molto più elevate.
L’evoluzione delle temperature e l’arrivo delle correnti gelide
Nelle giornate di mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, le temperature a circa 1500 metri di quota si mantengono su valori moderati, oscillando tra gli 0 °C e i 4 °C sopra l’Italia centro settentrionale. Tuttavia, questa stasi è destinata a interrompersi bruscamente intorno a lunedì 26 gennaio, quando una colata di aria polare scenderà dalla Scandinavia verso il cuore dell’Europa centrale. Le proiezioni termiche mostrano cali vistosi, con punte di -12 °C in Polonia e -8 °C nella Germania orientale. Il nucleo più rigido di questa irruzione sfiorerà la Bielorussia con valori di -16 °C. La penisola italiana avvertirà questo afflusso soprattutto nelle regioni del settentrione e lungo il versante adriatico, dove la Pianura Padana potrebbe registrare circa -4 °C alla quota di riferimento, mentre la protezione delle Alpi limiterà l’impatto altrove.
Previsioni per la fine di gennaio e la possibile neve
L’attenzione dei meteorologi si sposta verso sabato 31 gennaio, una data che le mappe indicano come potenziale punto di svolta per un freddo ancora più acuto. In questa fase, il flusso continentale potrebbe intensificarsi ulteriormente, spingendo l’aria artica fin nel cuore del Mediterraneo centrale. Se questa tendenza venisse confermata, le temperature crollerebbero a -6 °C sulla Val Padana e toccherebbero lo zero termico persino nella Sicilia settentrionale. Per quanto riguarda le precipitazioni, la prima parte della settimana vedrà i fenomeni concentrati tra lo Ionio e il basso Adriatico, con accumuli di 40 millimetri sulla Calabria ionica e sulla Puglia meridionale. Successivamente, tra il 26 e il 27 gennaio, la formazione di un minimo depressionario sul Tirreno centrale porterà piogge diffuse sulla Sardegna occidentale e sul versante tirrenico del Centro Sud. La neve farà la sua comparsa sull’Appennino centro settentrionale a partire dagli 800 metri, mentre sulle Alpi i fiocchi scenderanno fino ai 600 metri di altitudine.
Venti di tempesta e instabilità del vortice polare
Le condizioni marine risulteranno particolarmente proibitive a causa di una ventilazione molto sostenuta. Già da mercoledì 21 gennaio si attendono raffiche di tramontana e libeccio che toccheranno i 100 chilometri orari nelle aree più esposte dello Ionio e del basso Tirreno. La situazione peggiorerà ulteriormente intorno a lunedì 26 gennaio, quando lo scirocco investirà il Tirreno con punte di 80 chilometri orari, mentre il maestrale sferzerà il mare attorno alla Sardegna e il Mar Ligure. Questo quadro di instabilità è strettamente collegato alle dinamiche del Vortice Polare, che sta subendo un riscaldamento stratosferico improvviso, definito dagli esperti Stratospheric Warming Event. Tale fenomeno destabilizza la circolazione artica, favorendo la discesa di masse d’aria gelida verso le medie latitudini, come sta già accadendo in Nord America e tra gli Stati Uniti e il Canada.
Prospettive per l’inizio di febbraio 2026
Guardando ai primi giorni di Febbraio, le ipotesi suggeriscono una persistenza del blocco freddo tra la Scandinavia e la Russia, mantenendo l’Italia in una zona di transizione altamente turbolenta. In questo contesto, potrebbero verificarsi frequenti ciclogenesi sul Tirreno, alimentando nuove fasi perturbate con nevicate a quote collinari su Toscana, Umbria e Marche. Sebbene la distanza temporale richieda estrema prudenza, l’inverno sembra intenzionato a recuperare il tempo perduto dopo un inizio di stagione sottotono. Le oscillazioni degli indici atmosferici, come l’Oscillazione Artica, virano verso una fase negativa, configurazione che storicamente apre la strada a irruzioni fredde durature sul continente europeo.
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