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Il panorama meteorologico che si sta delineando per i prossimi giorni ricalca uno scenario che i nostri lettori abituali hanno già imparato a conoscere. Ci troviamo nel pieno di un assetto atmosferico dominato dai vortici perturbati che provengono dal Nord Atlantico. Fino almeno al 3 Febbraio, l’Italia resterà nel mirino di un treno di perturbazioni senza sosta, un flusso continuo di sistemi nuvolosi pronti a scaricare piogge abbondanti.

 

Un lungo tunnel di maltempo e il dominio dell’Atlantico

L’origine di questa situazione risiede in un flusso atlantico particolarmente teso e posizionato a latitudini piuttosto basse. Questo corridoio di correnti umide scorre senza grandi deviazioni, impedendo alle masse d’aria gelida di origine artica o continentale di scendere verso il Mediterraneo. Di conseguenza, le piogge saranno diffuse e a tratti battenti su gran parte delle regioni. La neve, invece, sarà la grande protagonista quasi esclusivamente sulle Alpi, dove si attendono accumuli consistenti, mentre lungo l’Appennino le temperature troppo miti renderanno difficile la formazione di un manto nevoso duraturo.

 

Giovedì 29 Febbraio: la formazione di un nuovo ciclone sul Tirreno

Le mappe indicano la nascita di una nuova area ciclonica proprio per Giovedì 29 Gennaio in prossimità dell’Alto Tirreno. Sebbene non si prevedano intensità paragonabili a eventi storici estremi come quello denominato Harry, l’attenzione resta alta per il rischio di forti piogge e mareggiate lungo le coste esposte. Il richiamo di venti miti continuerà a mantenere lo zero termico piuttosto elevato su gran parte della Penisola.

Il Nord-Ovest e la resistenza del cuscinetto freddo

In questo contesto di generale mitezza, l’unica eccezione di rilievo riguarda l’estremo Nord-Ovest. In queste zone, grazie alla particolare conformazione del territorio, potrebbe resistere il cosiddetto “cuscinetto freddo”, un ristagno d’aria pesante che permetterebbe alla neve di cadere temporaneamente anche a quote inferiori ai 500 metri. È un microclima resiliente che, nonostante il riscaldamento globale, regala ancora qualche sorpresa bianca tra Piemonte e Valle d’Aosta.

 

Grande freddo latitante e accumuli idrici preziosi

Per il resto del Paese, l’Inverno più crudo e proprio rimarrà confinato alle alte latitudini del Nord Europa. Non si scorgono ondate di gelo all’orizzonte almeno fino al 5 Febbraio, anzi, tra il 4 e il 5 del prossimo mese potremmo assistere a un’ulteriore impennata termica. Sebbene la mancanza di freddo in pianura sia evidente, le buone notizie arrivano per le nostre riserve idriche: le Alpi beneficeranno di nevicate localmente abbondanti oltre i 1300 o 1600 metri, scongiurando il rischio di una stagione secca.

Secondo i dati del modello ECMWF, i volumi di precipitazione previsti sono estremamente elevati. Si tratta di un canale depressionario lungo migliaia di chilometri che si estende dall’Oceano Atlantico fino alle coste italiane, garantendo piogge rigeneranti ma tenendo la “Dama Bianca” lontana dalle grandi città di pianura.

 

Credit: European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), Météo-France (ARPEGE/AROME), Deutscher Wetterdienst (ICON).

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