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Strane coincidenze con il grande gelo, il freddo e la neve del Febbraio 2012

Federico De Michelis di Federico De Michelis
08 Gen 2026 - 19:32
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News, Zoom
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(TEMPOITALIA.IT) In questi giorni di inizio anno, guardare le mappe sinottiche è un po’ come osservare una partita a scacchi giocata da due maestri che si detestano cordialmente. Siamo nel cuore dell’inverno, quel momento dell’anno in cui tutti, volenti o nolenti, si aspettano il colpo di scena, la nevicata da cartolina o il gelo che ti taglia la faccia. Eppure, analizzando i dati che ci arrivano dai centri di calcolo per questo Gennaio 2026, la situazione è tutt’altro che definita. C’è un caos affascinante lassù, una battaglia fluidodinamica tra l’Oceano e il Continente che sta tenendo incollati ai monitor meteorologi e appassionati.

 

Partiamo da un dato di fatto, nudo e crudo: l’atmosfera non sta ferma. Sembra una banalità, ma chi osserva le proiezioni del GFS americano e dell’ECMWF europeo per le prossime due settimane nota subito una vivacità che mancava da tempo. Non siamo di fronte a quelle situazioni statiche, noiose, dove un anticiclone si piazza sulla testa e ci resta per mesi. No, qui c’è movimento. Il flusso zonale, quella sorta di autostrada dei venti che corre da ovest verso est, sta provando a imporre la sua legge, spingendo perturbazioni atlantiche una dopo l’altra verso il cuore dell’Europa.

 

Se ci fermassimo alle apparenze, o alle mappe previste fino al 15 Gennaio, diremmo che l’inverno ha deciso di prendersi una pausa di riflessione, o meglio, di vestirsi d’autunno. Le correnti umide dall’Atlantico, cariche di pioggia e venti tiepidi, sembrano avere la meglio, investendo la Francia, la Germania e, a cascata, anche il Mediterraneo centrale. In questo contesto, l’Italia si ritrova spesso sotto il tiro di correnti di libeccio o scirocco, che portano acqua, tanta acqua, ma che relegano la neve sulle Alpi. È il classico scenario “atlantico”: relativamente mite, grigio, umido. Ma la neve sulle Alpi, in qualche modo doveva anche venire, però!

 

Ma attenzione, perché la meteorologia è la scienza del “ma”. E il “ma”, in questo caso, è grosso quanto un continente. Spostando lo sguardo verso est, verso quelle terre sconfinate che vanno dagli Urali alla Siberia, si nota qualcosa che non si può ignorare. I modelli matematici, specialmente l’americano GFS, stanno fiutando la formazione di un’area di alta pressione termica mostruosa. Parliamo di valori di pressione al suolo che potrebbero sfiorare i 1055 hPa. Per intenderci, è come se l’atmosfera avesse deciso di accumulare tutto il peso del freddo in un unico punto, creando il famoso Anticiclone Russo-Siberiano.

 

Qui la faccenda si fa interessante, direi quasi avvincente. Abbiamo da una parte l’Atlantico che spinge come un matto per entrare in Europa, e dall’altra questo gigante gelido che, sornione, inizia a gonfiare i muscoli. La domanda che ci poniamo tutti non è se farà freddo in Russia – lì il gelo è di casa – ma se questo freddo avrà la forza di muoversi “in retromarcia”, ovvero da est verso ovest. In gergo tecnico si chiama moto retrogrado, ed è il sogno proibito di ogni freddofilo che si rispetti.

 

L’evoluzione tracciata dal centro europeo ECMWF è, come spesso accade, più prudente, forse più razionale. Nelle sue ultime corse, il modello di Reading vede sì il freddo accumularsi a est, ma vede anche una spinta atlantica talmente vigorosa da riuscire a confinare il gelo ai margini del continente. Secondo questa visione, l’Italia resterebbe in una sorta di terra di nessuno, o meglio, in una “zona di convergenza”. Potremmo trovarci a sperimentare rapidi passaggi piovosi alternati a brevi rimonte anticicloniche, con temperature che oscillano attorno alla media, senza mai scendere davvero in picchiata. Un inverno, insomma, che fa il compitino senza lode e senza infamia.

 

Tuttavia, c’è quel diavolo del modello americano che continua a seminare il dubbio. Nelle proiezioni a lungo termine, verso la terza decade di Gennaio, GFS ipotizza scenari ben più estremi. Suggerisce che il getto polare, quel fiume d’aria che circonda il pianeta, possa iniziare a ondularsi in modo vistoso, frenando la corsa delle perturbazioni atlantiche. Se il blocco oceanico dovesse formarsi – magari con una risalita dell’Anticiclone delle Azzorre verso la Groenlandia – allora la porta per il gelo siberiano si spalancherebbe.

 

Immaginate la scena: l’aria gelida, pesante e densa, che scivola come olio sul piano inclinato dell’Europa orientale, invadendo i Balcani e puntando dritta all’Adriatico. È uno scenario che abbiamo già visto in passato, il famoso “Burian”, ma che è estremamente difficile da prevedere con precisione oltre i 5-6 giorni. Eppure, gli indici teleconnettivi, quei segnali a grande scala che monitoriamo come l’andamento della borsa, ci dicono che il Vortice Polare non è in formissima. È disturbato, forse un po’ stanco, e questo gioca a favore delle sorprese.

 

Se guardiamo alle temperature a 850 hPa, ovvero a circa 1500 metri di quota, la dicotomia è netta. A ovest, sull’Atlantico e sulla Spagna, vediamo valori miti, presumibilmente, improvvisamente quasi primaverili in certi frangenti (tutto da dimostrare=. A est, sulla Polonia, l’Ucraina e la Russia, vediamo un lago di aria gelida con isoterme che fanno battere i denti solo a guardarle. L’Italia è lì nel mezzo. Basta un niente, uno spostamento dell’asse di alta pressione di qualche centinaio di chilometri, per cambiare completamente il destino del nostro inverno.

 

Per ora, la tendenza più probabile resta quella di una vivace variabilità. Non aspettiamoci settimane di cielo azzurro e calma piatta. I fronti perturbati continueranno a transitare, portando neve sulle nostre montagne – una manna per gli operatori turistici e per i ghiacciai, diciamolo – ma anche piogge talvolta intense sulle pianure e lungo le coste tirreniche. È un bene per le nostre riserve idriche, che non devono mai essere date per scontate, anche se capisco che la pioggia di Gennaio abbia quel sapore malinconico che non piace a tutti. Ma l’inverno italiano è anche questo.

 

Ma dall’altra parte c’è il cuscinetto freddo padano, quello che dovrebbe restitistere vari giorni all’assalto mite occidentale, quello oceanico, e portare neve in Valle Padana, perlomeno occidentale, specialmente se ci saranno forti precipitazioni. Neve umida, abbondante, eccessiva. Il rischio si palesa eccome, ma i modelli matematici globali non intercettano gli effetti di questo microclima, perciò non aspettatevi di vederlo nelle previsioni meteo delle app preferite se non quasi nell’imminenza dell’evento meteo, forse.

 

C’è poi un altro attore protagonista in questa commedia meteorologica: il Mediterraneo stesso. Le nostre acque sono ancora più calde del normale, un’eredità di anni di riscaldamento globale che non si cancellano con due settimane di fresco. Questo significa che ogni volta che una massa d’aria fredda, anche non eccezionale, entra nel nostro bacino, il contrasto termico genera energia. Si formano minimi depressionari profondi, ciclogenesi rapide che possono portare venti tempestosi e mareggiate. È un aspetto da non sottovalutare: l’energia in gioco è tanta.

 

Analizzando nel dettaglio le emissioni più recenti, si nota come verso il 20 Gennaio i modelli tendano a “divergere”. È il classico bivio stagionale. ECMWF mantiene la porta atlantica spalancata, suggerendo che il vero freddo resterà confinato oltre i Carpazi. GFS, più temerario, vede spifferi continentali infiltrarsi dalla Porta della Bora, portando un calo termico sensibile su tutto il Nord e il versante adriatico. Chi avrà ragione? Difficile dirlo oggi, sarebbe come tirare una monetina.

 

Ma c’è una sensazione di fondo, parlando tra addetti ai lavori, che qualcosa debba sbloccarsi. Le configurazioni bloccate raramente durano in eterno e la natura tende sempre al riequilibrio. L’enorme serbatoio di freddo a est è una “bomba a orologeria” meteorologica. Non può restare lì per sempre senza conseguenze. Prima o poi, una parte di quell’aria cercherà una via di fuga. Se la troverà verso il Giappone o verso l’Europa, dipenderà da come si posizioneranno i blocchi anticiclonici in Atlantico.

 

In sintesi, cosa dobbiamo aspettarci? Sicuramente non la noia. Avremo giornate ventose, piovose, a tratti miti e a tratti bruscamente fredde. È l’inverno mediterraneo, volubile e capriccioso, capace di regalare giornate tiepide che sanno di primavera anticipata e, quarantotto ore dopo, ricordarci che siamo pur sempre a latitudini medie, esposti alle bizze del Polo.

 

Monitoreremo con estrema attenzione l’evoluzione della stratosfera nelle prossime settimane. Spesso i grandi cambiamenti partono da lì, dall’alto, per poi propagarsi verso il basso e condizionare il tempo che fa nel nostro giardino. Uno Stratwarming, ovvero un riscaldamento improvviso della stratosfera polare, potrebbe essere la scintilla in grado di far collassare il Vortice Polare e spedire il gelo verso latitudini meridionali. Al momento è solo un’ipotesi, una traccia su un grafico, ma è lì che si gioca la partita. Ma i modelli matematici lo prevedono, ma ora come ora le conseguenze non sono note, e sarebbero ipotesi di gelo siberiano tra fine mese  parte di febbraio. Una sorta di replay del 2012. Ipotesi, ovviamente, e niente di certo. Stranamente coincidono le date, ma si sa che febbraio è un mese cattivello, con le peggiori ondate di gelo, e quindi tutto torna.

 

L’inverno è vivo, lotta insieme a noi, e le prossime due settimane saranno cruciali per capire se questa stagione vorrà lasciare un segno nella storia o se scivolerà via nell’anonimato delle correnti occidentali. Teniamoci pronti a tutto, perché con un’atmosfera così dinamica, la sorpresa è sempre dietro l’angolo, magari nascosta nell’aggiornamento di un modello matematico alle tre di notte.

 

Crediti e Riferimenti Internazionali (TEMPOITALIA.IT)

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts | Charts
  • NOAA – Climate Prediction Center | Stratosphere
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Tags: anticiclone russocorrenti atlantichefreddo siberianometeo gennaioneve alpiprevisioni Italiavortice polare
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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