
Un inverno dinamico come non si vedeva da tempo
(TEMPOITALIA.IT) Siamo ormai nel pieno dell’inverno meteorologico, scattato ufficialmente il 1 dicembre, mentre quello astronomico ha preso il via da circa tre settimane. Il bilancio di questa prima parte di stagione appare, dati alla mano, nettamente divergente rispetto al trend degli ultimi anni. Il freddo è riuscito a varcare le porte dell’Europa e dell’Italia a più riprese, le precipitazioni sono state presenti e la circolazione atmosferica ha mostrato un volto decisamente più vivace. Un elemento chiave svetta su tutti gli altri: il Vortice Polare è rimasto spesso disturbato, agevolando frequenti scambi di calore tra polo ed equatore (scambi meridiani). Dopo annate segnate da siccità cronica e anomalie termiche positive persistenti, questo scenario rappresenta un cambio di passo tangibile. Sebbene gli episodi nevosi di rilievo in pianura siano rimasti limitati, eccezion fatta per l’evento dell’Epifania in Emilia-Romagna, il prosieguo della stagione offre spunti di notevole interesse scientifico.
Il motore del freddo
Il Vortice Polare rappresenta il principale “regolatore” della stagione fredda nell’emisfero boreale. Si tratta di una vasta circolazione ciclonica che abbraccia il Polo Nord e che, quando gira a pieno regime (forte e compatto), tende a imprigionare il gelo alle altissime latitudini. Viceversa, quando la struttura perde colpi o si frammenta, le masse d’aria gelida trovano varchi per scivolare verso sud.
È esattamente ciò che si è verificato nelle prime settimane di questo inverno. Scambi meridiani più incisivi, un’alternanza tra fasi rigide e parentesi perturbate, con un maggiore coinvolgimento del Mediterraneo e dell’Italia. Un assetto diametralmente opposto a quello degli scorsi inverni, spesso ostaggio di un vortice polare “blindato” e di correnti occidentali (zonali) troppo tese.
Vortice instabile anche a febbraio
Le ultime elaborazioni indicano che il Vortice Polare resterà sotto attacco ancora a lungo. Dopo un inizio d’anno caratterizzato da impulsi freddi, non è affatto escluso che anche la parte conclusiva di gennaio e soprattutto febbraio – statisticamente il mese più propenso a portare il gelo vero – possano riservare sorprese bianche. Un vortice così debilitato funge da catalizzatore di instabilità su scala emisferica. Riduce drasticamente le probabilità di anticicloni “mangia-inverno” duraturi e aumenta, di contro, la frequenza di perturbazioni, irruzioni polari e persino incursioni di aria artico-continentale, le uniche in grado di portare la neve fino in pianura con facilità.
Circolazione ondulata e previsioni complesse
Quando il Vortice Polare entra in crisi, l’intera circolazione atmosferica muta pelle. I flussi zonali, quelli che viaggiano lineari da Ovest verso Est portando mitezza oceanica, perdono coerenza e lasciano spazio a correnti molto più ondulate. Si creano così blocchi anticiclonici verso le alte latitudini (ad esempio verso la Scandinavia o la Groenlandia) che costringono il freddo a scendere verso sud. In questo contesto, l’inverno europeo può cambiare volto rapidamente, alternando fasi relativamente dolci a irruzioni gelide violente, capaci di riportare la neve anche a quote basse. La variabilità aumenta esponenzialmente, rendendo le previsioni sul medio-lungo termine una sfida ardua.
L’indice AO crolla: segnale di freddo latente
Un indizio fondamentale arriva dall’indice AO (Arctic Oscillation), che monitora lo stato di salute del vortice. Attualmente l’AO viaggia su valori negativi intorno a -2, testimoniando una struttura già fragile. Le proiezioni ipotizzano un possibile ulteriore tracollo nei prossimi giorni, con valori che potrebbero sprofondare tra -4 e -5. Un indice AO così fortemente negativo è statisticamente associato a massicci scambi meridiani, con l’aria gelida che viene letteralmente “sputata” fuori dal Polo Nord verso le medie latitudini. Le alte pressioni tendono a migrare verso nord, in particolare tra Artico e Siberia, destabilizzando ulteriormente il vortice. Va detto, però, che le traiettorie delle colate fredde restano imprevedibili: il freddo esce dal polo, ma non colpisce sempre le stesse zone.
Tregua a metà mese, poi nuovi scenari
Nel breve termine la rotta sembra tracciata. La seconda decade di gennaio non porterà il gelo sull’Italia. Tra il 13 e il 15 gennaio vivremo una fase più stabile, seguita da un peggioramento di stampo atlantico tra il 16 e il 18 gennaio, caratterizzato però da temperature più miti rispetto all’avvio del mese. Questa parentesi corrisponde a una temporanea riorganizzazione del vortice, durante la quale il freddo tenderà a ricompattarsi alle alte latitudini. Un equilibrio tuttavia precario, pronto a rompersi se nuovi impulsi dinamici (warming stratosferici) dovessero intervenire. Guardando oltre, dalla terza decade di gennaio le carte in tavola potrebbero essere stravolte. Il Vortice Polare, nuovamente indebolito, continuerà a ruotare con lobi frammentati. Se l’Anticiclone delle Azzorre dovesse spingersi verso nord in Atlantico, si aprirebbe la strada a nuove discese fredde verso l’Europa, con un potenziale coinvolgimento diretto dell’Italia tra fine mese e febbraio.
Fonti e approfondimenti scientifici internazionali: (TEMPOITALIA.IT)






