(TEMPOITALIA.IT) Era atteso da anni, ed ecco che siamo in quel momento preciso, durante l’inverno, in cui l’aria cambia sapore. Non è più solo fresca o umida, diventa metallica, quasi solida.
Le proiezioni dei Centri di Calcolo, prospettano un cambiamento smisurato delle condizioni meteo in Europa. Aria gelida, si propagherà nel nord est del Continente, il seguito ad oggi non è noto, ma ci sono aspetti che fanno ritenere che ci sia qualcosa di notevole in programma: una forte ondata di gelo.
Ti entra nelle narici e sembra cristallizzarsi all’istante. Ecco, quando succede questo, spesso la colpa è di un vecchio gigante che si è svegliato laggiù, nelle steppe sconfinate dell’Asia. Stiamo parlando di quello che gli inglesi, con un certo gusto per il drammatico, hanno ribattezzato “The Beast from the East“, la Bestia dall’Est, ma che noi in Italia conosciamo con un nome che evoca subito cappotti pesanti e sciarpe di lana: il Burian.
Diciamocelo chiaramente, non è un fenomeno che capita tutti gli anni. Per fortuna, verrebbe da dire. Si tratta di una configurazione atmosferica particolare, una sorta di “retromarcia” del tempo meteorologico. Normalmente, alle nostre latitudini, le perturbazioni viaggiano da ovest verso est, portate dal flusso atlantico che mitiga il clima. Ma quando la Bestia dall’Est decide di muoversi, tutto si capovolge. È il cosiddetto moto retrogrado. Masse d’aria gelida, pesanti come macigni, iniziano a scivolare dalle pianure della Siberia e della Russia europea verso il cuore dell’Europa e, se la porta è aperta, si tuffano fino al Mediterraneo.
Il meccanismo del freddo perfetto
Ma come nasce questo mostro di ghiaccio? Tutto parte dall’Anticiclone Russo-Siberiano, o Orso Russo per gli appassionati di meteo. È una bolla di alta pressione termica, una cappa di aria gelida che si forma perché il suolo innevato della Siberia disperde calore nello spazio durante le lunghe notti invernali. L’aria a contatto col suolo si raffredda, diventa densa e schiaccia tutto verso il basso.
A volte, però, questo non basta per far arrivare il gelo fino a Roma o Londra. Serve un innesco, una scintilla. Spesso questa scintilla arriva dall’alto, dalla stratosfera. Si parla di Stratwarming, un riscaldamento improvviso sopra il Polo Nord che manda in crisi il Vortice Polare. Immaginate una trottola che gira veloce: se la urtate, inizia a sbandare. Quando il Vortice sbanda o si spacca in due lobi (il famoso split), l’aria gelida imprigionata al Polo non ha più recinti. Scivola verso sud. E se l’anticiclone delle Azzorre si alza a fare da blocco sull’Atlantico, si crea un’autostrada perfetta. Il corridoio del gelo è servito.
È il Siberian Express. Un treno merci carico di aria a -15°C o anche -20°C alla quota di 1500 metri circa, che viaggia inesorabile verso ovest.
Burian: il vento che taglia la faccia
In Italia, questo fenomeno prende il nome di Burian. La parola stessa ha un suono duro, che graffia. Deriva dal russo buran e, ancor prima, dalle radici turche che indicano un vento vorticoso. Nelle steppe è una tempesta di neve finissima, quella che ti disorienta e ti congela in pochi minuti. Quando arriva da noi, dopo aver attraversato i Balcani e l’Adriatico, perde forse un po’ della sua violenza originale, ma conserva tutta la sua capacità di shock termico.
Non è il classico freddo da neve “dolce”, quella a larghe falde che cade con zero gradi. Il Burian porta il Gelo. Quello vero. Le temperature crollano in picchiata, scendendo di dieci gradi in poche ore. Il vento di grecale o tramontana soffia forte, aumentando la sensazione di freddo (il wind chill, insomma) fino a livelli insopportabili.
Ricordate il Febbraio 2018? Ecco, quello fu un esempio da manuale. La Bestia dall’Est investì prima il Regno Unito e la Francia, paralizzando i trasporti, per poi gettarsi sull’Italia. Vedemmo nevicare sulle spiagge della Puglia, a Napoli e, evento raro che blocca sempre tutto, anche a Roma. In quei giorni l’Europa sembrava un unico, grande congelatore difettoso lasciato aperto.
L’impatto sul territorio e la vita quotidiana
Quando il Burian entra dalla Porta della Bora o dalla valle del Rodano, l’Italia si scopre fragile. Siamo un Paese abituato al sole, o al massimo alle piogge atlantiche, non al rigor mortis dell’inverno continentale. Le tubature saltano, le ferrovie si ghiacciano (letteralmente, gli scambi si bloccano), e l’agricoltura trema.
C’è un aspetto affascinante, però, in questa brutalità atmosferica. La neve da Burian è diversa. È asciutta, polverosa, farinosa. Scricchiola sotto le scarpe con quel rumore tipico che di solito senti solo in alta montagna o nei documentari sull’Alaska. Non si attacca subito agli alberi, vola via come sabbia bianca. Sull’Appennino e sul versante adriatico, che è il più esposto a queste irruzioni da est, si crea il cosiddetto Adriatic Effect Snow. L’aria gelida e secca passa sopra il mare più tiepido, si carica di umidità dal basso e scarica muri di neve appena tocca terra. Ancona, Pescara, Bari possono trovarsi sommerse da mezzo metro di neve mentre sul Tirreno c’è il sole, seppur gelido.
In effetti, la rarità di questi eventi li rende quasi mitologici. Gli anziani ne parlano ricordando il 1956 o il 1985, anni in cui il Burian non fece solo una visita di cortesia, ma si fermò a lungo, cambiando la storia sociale del nostro Paese. Oggi, con il Riscaldamento Globale che incombe, si potrebbe pensare che la Bestia sia morta. Invece no. Paradossalmente, un Artico più caldo potrebbe favorire certi scambi meridiani, rendendo il Jet Stream più ondulatorio e permettendo a queste bolle di gelo di scendere verso sud con violenza inaudita, anche se magari per periodi più brevi.
Insomma, la Bestia dall’Est rimane acquattata dietro gli Urali. Ogni inverno aspettiamo di vedere se deciderà di sgranchirsi le gambe verso l’Europa. Quando lo fa, ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte alla potenza termodinamica del pianeta. E ci costringe, volenti o nolenti, a riscoprire il valore di un termosifone caldo e di un buon riparo, mentre fuori il vento ulula con l’accento russo.
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