Qual è il clima ideale per il corpo umano: temperatura, umidità e vento secondo il Colonnello Bernacca
Una premessa. Il clima descritto dal Colonnello Bernacca, uomo e scienziato di esperienza, oltre che di elevata serietà, non esiste più. Nel vedere come ci siamo ridotti, con temperature minime che sono quelle massime che lui segnalava nel programma “Che tempo che fa”, seguito da milioni di italiani, epoca in cui il Servizio Pubblico offriva un prodotto meteo degno di nota, che oggi non esiste, mentre, al contrario, tutte le emittenti televisive in Europa, ma anche in altri Paesi del mondo, pure quelli definiti del 3° Mondo, mettono a disposizione di tutti. Oggi le previsioni meteo si possono reperire nei siti web, poi riprese dai giornali, spesso con dei copia incolla dai vari siti web. Ma che non danno al grande pubblico lezioni di meteorologia, oggi più che ieri indispensabili in un clima che cambia. E su questo, anzi, c’è faziosità, sia ideologica nel negarlo, che politica, che di ragioni di interesse economico. Ma vi lascio nel riportare cosa dice nel video il Colonnello più amato dagli italiani, anche da quelli che non lo hanno conosciuto in TV.
E qual è l’ambiente climatologico ideale? Domanda che sembra banale, e invece non lo è affatto. Ce ne parla il tenente colonnello Edmondo Bernacca, dell’ufficio meteorologico dell’Aeronautica, con quel tono pacato che ha insegnato a mezza Italia a guardare il cielo con un po’ più di attenzione.
I vari elementi atmosferici ed i climi che da essi derivano esercitano sul nostro organismo varie influenze, influenze talora benefiche e talaltro nocive. La sensibilità naturalmente varia da individuo ad individuo, ma anche nello stesso individuo può essere modificata a seconda dello stato fisico e mentale. Chi dorme male regge peggio una giornata di afa. Chi è convalescente sente il vento freddo in modo diverso da chi sta bene. Non è impressione, è fisiologia.
Un organismo che difende la propria temperatura
Le piccole variazioni non interferiscono in questo equilibrio del nostro organismo, in quanto noi abbiamo un meccanismo che cerca di rimettere a punto questo equilibrio, mentre le brusche variazioni, gli eccessi atmosferici alterano questo meccanismo e possono produrre vari disturbi, cioè tutta una scala di disturbi.
Vale la pena spiegarlo, quel meccanismo. Il corpo si comporta come un piccolo impianto di condizionamento che lavora senza sosta: dilata i vasi sanguigni della pelle per disperdere calore, li restringe per trattenerlo, apre i rubinetti della sudorazione quando serve raffreddarsi in fretta. È un sistema efficiente, ma ha i suoi limiti. Quando l’atmosfera cambia di colpo, quando il caldo si impenna in poche ore o un fronte porta via dieci gradi in una notte, la macchina va in affanno. Ne nascono cefalee, sonnolenza, dolori articolari, quella spossatezza vaga che tutti conosciamo e che nessuno sa bene dove collocare.
Temperatura, umidità e vento, la triade biometeorologica
Quali sono questi elementi biometeorologici importanti? Sono la temperatura, l’umidità ed il vento, ed essi agiscono sul nostro organismo nel senso di alterare la costanza della temperatura.
Infatti, mentre la temperatura esterna dell’aria varia entro limiti molto ampi – e basta pensare alle temperature delle zone torride, alle temperature delle zone polari -, la temperatura interna del nostro organismo è pressoché costante. Un margine strettissimo, difeso con una tenacia che ancora oggi stupisce chi studia la fisiologia del calore. Fuori il termometro fa quello che vuole; dentro, no.
Qual è la temperatura più favorevole, più idonea per il nostro benessere? Possiamo considerare la temperatura oscillante tra i 18°C e i 25°C, naturalmente con aria calma, perché l’umidità, il vento ed anche la forma di attività che uno svolge può incidere su queste oscillazioni e può far preferire ora le temperature più basse, ovvero le temperature più alte. Chi lavora sotto il sole con indumenti pesanti sta bene qualche grado più in basso. Chi resta fermo all’ombra tollera volentieri qualche grado in più. Insomma, la forbice non è un dogma, è un punto di partenza.
L’umidità più favorevole oscilla intorno al 60%
Per il nostro benessere è necessario anche un certo grado di umidità. L’umidità più favorevole oscilla intorno al 60%. E quindi è dannosa sia l’aria estremamente secca come eccessivamente alta.
Il perché sta tutto nell’evaporazione. Il sudore raffredda solo quando riesce a passare allo stato di vapore, e per farlo ha bisogno di aria che abbia ancora spazio per accogliere molecole d’acqua. Se l’aria è già satura, il sudore resta lì, appiccicato addosso, e il calore non se ne va da nessuna parte. All’estremo opposto, un ambiente troppo secco irrita le mucose, secca la gola, rende faticoso il respiro. Il valore percepito dal corpo può così allontanarsi parecchio da quello che segna il termometro, e non di poco.
Temperature alte, infatti, accompagnate, associate con umidità molto elevata, danno un senso di stanchezza, è vero, di fastidio, di insofferenza. Chi ha vissuto una notte di luglio in Pianura Padana con i vetri aperti e nemmeno un filo d’aria sa esattamente di cosa si parla. E non è solo questione di gradi: il caldo più insidioso arriva anche sotto i quaranta, quando il vapore acqueo prende il sopravvento. Nelle città, poi, il conto si allunga, perché il calore accumulato dagli edifici resta intrappolato fino a notte e il raffreddamento notturno non arriva mai davvero.
Il vento che rinfresca e il vento che disturba
Un altro fattore di cui abbiamo parlato all’inizio è il vento. Questo fattore è molto attivo sul nostro organismo in quanto ha il potere di refrigerare il nostro corpo favorendo l’evaporazione cutanea e quindi sottraendo calore.
Funziona così: attorno alla pelle si forma un sottile strato d’aria umida e tiepida, una specie di guscio invisibile. Il vento lo spazza via di continuo e mette a contatto la pelle con aria nuova, più asciutta, capace di assorbire altro vapore. Ecco perché un ventilatore rinfresca pur non raffreddando l’aria di un solo grado.
Anche il vento però non deve essere troppo forte, in quanto che i venti forti ostacolano un po’ il respiro. Non deve essere un vento caldo perché allora viene associato ad un forte grado di umidità. I venti più favorevoli, è vero, per il nostro benessere sono i venti moderati. Venti moderati che danno anche sollievo quando la temperatura è piuttosto elevata. Lo scirocco che risale dal Mediterraneo nelle giornate di afa opprimente ne è la dimostrazione più chiara: soffia, eppure non consola.
Le brezze marine, alleate dei pomeriggi estivi
I venti moderati più favorevoli naturalmente sono i venti marini ed in questo periodo noi abbiamo appunto le brezze che mitigano i forti calori estivi pomeridiani.
La brezza di mare nasce da una differenza semplice. Il suolo si scalda in fretta sotto il sole, l’acqua molto più lentamente; l’aria calda sulla terraferma sale, si crea una piccola depressione e da largo arriva aria più fresca a rimpiazzarla. Un meccanismo elementare, che però cambia il volto di un pomeriggio intero: sulla costa la temperatura si stabilizza mentre nell’entroterra continua a salire, e la differenza si sente sulla pelle. Non a caso, quando le brezze si spengono, il disagio lungo le coste diventa pesante anche a parità di gradi.
Roma, una posizione fortunata
La posizione geografica di Roma è particolarmente felice dal punto di vista climatologico. Le medie annuali della temperatura oscillano nelle varie regioni italiane fra i 13°C al Nord e i 19°C al Sud.
La media annuale di Roma è di 16°C (all’epoca, anni ’60 secolo scorso). Si può dire, quindi, che Roma ha una temperatura equilibrata, né troppo calda né troppo fredda. Il Mar Tirreno poco distante smorza gli estremi, la campagna attorno lascia respirare, il ponentino di fine giornata fa il resto. Una geografia gentile, insomma, di quelle che non si notano finché non si passa un’estate altrove.
