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      Home » Temperatura percepita, se fa caldo va considerata
      Wiki Meteo

      Temperatura percepita, se fa caldo va considerata

      Indice di calore, Humidex, WBGT e UTCI possono differire di diversi gradi nella stessa identica giornata: capire quale scala stiamo leggendo cambia il modo in cui affrontiamo l'afa estiva.

      Andrea Meloni
      Andrea Meloni
      Pubblicato: 4 Agosto 2026 17:26
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      7 Min Read
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      Contents
        • Temperatura percepita, perché non esiste un solo numero
      • Cosa misura davvero il termometro
        • Indice di calore, la scala nata negli Stati Uniti
        • Humidex, la risposta canadese
        • WBGT e UTCI
        • Il numero non basta mai

      Temperatura percepita, perché non esiste un solo numero

      Il termometro segna 33°C. Lo smartphone, però, avverte che “si percepiscono 40°C“. Un’app diversa, sullo stesso telefono, ne dichiara 45. Chi ha ragione?

      Nessuno, e tutti. Perché la temperatura percepita non è una grandezza fisica che si misura con uno strumento: è il risultato di un calcolo, e di calcoli ne esistono diversi, costruiti in Paesi diversi, in epoche diverse, per rispondere a domande diverse. Insomma, sotto la stessa etichetta convivono parametri che non parlano affatto la stessa lingua.

       

      Cosa misura davvero il termometro

      La temperatura dell’aria che leggiamo nei bollettini viene rilevata a circa 2 metri dal suolo, dentro una capannina ventilata, rigorosamente all’ombra e su superficie erbosa. Sono standard fissati dalla World Meteorological Organization, e servono a una cosa sola: rendere confrontabili le misure tra Italia, Norvegia e Australia.

      Il corpo umano, invece, non vive dentro una capannina. Cammina sull’asfalto rovente, prende il sole in pieno, respira aria carica di vapore, magari con una brezza addosso, magari senza. La differenza tra i due mondi – quello strumentale e quello reale – è esattamente lo spazio in cui nascono gli indici di disagio termico.

      Il meccanismo, in fondo, è elementare. Ci raffreddiamo sudando, e il sudore funziona solo se evapora. Quando l’aria è già satura di umidità l’evaporazione rallenta, il calore resta dentro, la temperatura interna sale. Ecco perché 35°C in Sardegna con aria secca si sopportano meglio di 31°C lungo le coste adriatiche in una giornata appiccicosa.

       

      Indice di calore, la scala nata negli Stati Uniti

      Il più diffuso, almeno in ambito mediatico, è l’Heat Index elaborato negli Stati Uniti e adottato dal National Weather Service. Nasce da un lavoro di Robert Steadman alla fine degli anni Settanta e combina temperatura dell’aria e umidità relativa, restituendo un valore espresso in gradi.

      Dietro quel numero, però, c’è un manichino teorico piuttosto specifico: un adulto di corporatura media, alto poco meno di 170 centimetri, che cammina all’ombra con vento debole, vestito in modo leggero. Cambia una sola di queste condizioni e la stima salta. Il sole diretto, per dire, può aggiungere fino a 8 gradi al valore calcolato. Non poco.

      C’è di più. L’Indice di calore perde attendibilità sotto i 27°C e con umidità molto bassa produce risultati inferiori alla temperatura reale, cosa che manda in confusione più di un lettore. È uno strumento di comunicazione pubblica, non un termometro fisiologico.

       

      Humidex, la risposta canadese

      Il Canada ha scelto un’altra strada. L’Humidex, messo a punto da Masterton e Richardson e operativo dal 1965, non usa l’umidità relativa ma il punto di rugiada, cioè la quantità effettiva di vapore presente nell’aria. Una scelta che ha una sua eleganza: il punto di rugiada è un dato stabile, non dipende dalla temperatura del momento.

      Il risultato è un numero puro, senza unità di misura, anche se tutti lo leggono come se fossero gradi. Sopra 40 si parla di disagio marcato, sopra 45 la raccomandazione ufficiale è sospendere ogni attività non necessaria. Il record canadese + 52,1°C, registrato a Windsor nel giugno 1953, – resta lì a ricordare cosa significhi aria tropicale alle medie latitudini.

      Torniamo all’esempio iniziale. Con 33°C e 60% di umidità relativa, l’Indice di calore si ferma attorno ai 40°C; l’Humidex arriva a 45. Cinque punti di scarto, stessa aria, stesso istante. Nessun errore: due formule che pesano diversamente le medesime variabili.

       

      WBGT e UTCI

      Chi lavora sotto il sole, o chi organizza una maratona ad agosto, non può accontentarsi di questi indici. Serve qualcosa che tenga conto anche della radiazione solare e del vento.

      Il WBGT, wet bulb globe temperature, fa proprio questo. Combina tre misure distinte: un termometro a bulbo bagnato ventilato naturalmente, un globotermometro nero che intercetta il calore radiante e il classico bulbo asciutto. All’aperto, sotto il sole, le tre componenti vengono pesate rispettivamente al 70, 20 e 10 per cento. È lo standard ISO usato nei cantieri, nelle acciaierie e da diverse federazioni sportive per decidere se sospendere una gara.

      Ancora più ambizioso l’UTCI, l’Universal Thermal Climate Index, frutto di un progetto di ricerca europeo. Qui non si parla più di formule empiriche ma di un modello fisiologico multinodo, che simula termoregolazione, sudorazione, flusso sanguigno periferico e persino l’isolamento dell’abbigliamento, adattato stagionalmente. La persona di riferimento cammina a 4 chilometri orari. Il risultato è la temperatura che, in condizioni standard, produrrebbe lo stesso stress termico.

       

      Il numero non basta mai

      Resta un punto che nessun indice riesce a coprire davvero: la variabilità individuale. Un ottantenne cardiopatico e un ventenne acclimatato non reagiscono allo stesso modo alla medesima aria, e nemmeno due persone della stessa età rispondono uguale se una assume diuretici e l’altra no, ma anche senza che vi siano stili di vita differenti. Chi vive da vent’anni in Sicilia tollera l’ondata di calore meglio di un turista appena sbarcato dal Nord Europa.

      Poi c’è la città, il cemento e l’asfalto restituiscono di notte il calore accumulato di giorno, e in un cortile interno di Milano l’aria può risultare più calda di 4-5 gradi rispetto al parco più vicino. Nessuna capannina meteorologica registra quel microclima.

      Leggere “temperatura percepita 45°C” senza sapere quale scala li ha prodotti serve a poco. Serve invece capire che ciascun parametro risponde a una domanda precisa. L’Indice di calore e l’Humidex avvisano la popolazione generale, il WBGT protegge chi lavora e chi corre, l’UTCI alimenta la ricerca climatica e i servizi sanitari.

       

      Credit

      • National Weather Service (NOAA)
      • Environment and Climate Change Canada
      • World Meteorological Organization (WMO)
      • Universal Thermal Climate Index (UTCI)
      • Copernicus Climate Change Service (C3S)
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