Il cambiamento climatico sta sempre più diventando un argomento che discute anche chi di meteo non si occupa affatto. Preoccupa, e si sente. Se ne è parlato sui giornali e se ne parla a voce, ripetendo che questa è l’estate meno calda rispetto a quelle del futuro, ma era un modo di dire che avremo sempre più caldo. Che poi, diciamolo, non si ha certezza alcuna che l’estate 2027 sarà più calda di quella 2026. La statistica descrive una tendenza di fondo, non compila il calendario di ogni singola stagione.

 

Quando il ghiaccio cade dal cielo, nessuno resta al riparo

Un aspetto che preoccupa il cittadino è l’incolumità dei propri beni. E la grandine è uno dei fenomeni meteo più temuti, forse il più temuto in assoluto tra quelli che ci capitano addosso d’estate. La grandine danneggia le auto, e nei tetti delle abitazioni colpisce i pannelli fotovoltaici. Chi lavora la campagna con la grandine perde il raccolto, a volte in tre minuti scarsi. Chi cura il suo giardino vede massacrate le piante.

Vale la pena spiegare, in due parole, da dove arriva tutto questo. Serve un temporale con una corrente ascensionale robusta – la cosiddetta updraft, la colonna d’aria che sale dentro il cumulonembo – capace di tenere sospeso il chicco abbastanza a lungo da farlo ingrassare strato su strato, come una cipolla di ghiaccio. Più l’aria nei bassi strati è calda e umida, più energia c’è in gioco. Se poi ai vari livelli il vento cambia direzione e velocità, quello che i tecnici chiamano wind shear, il temporale può organizzarsi in supercella e allora i chicchi crescono senza freni. Sono proprio queste le situazioni che mettono a rischio grandine gran parte della Penisola, dal Nord fino alla Sicilia.

C’è un dettaglio che rende il fenomeno particolarmente odioso, la grandine che cade a macchia di leopardo. Un campo devastato e quello accanto intatto. Una strada imbiancata, l’altra appena bagnata.

 

Polizze, franchigie e certificati: la parte noiosa (ma decisiva)

Sarà pur vero che ci sono le polizze di assicurazione. Ma il danno a volte non viene pagato per intero, c’è la franchigia, poi ci sono ancora compagnie di assicurazione che chiedono la certificazione che l’evento meteo c’è stato, ponendo in difficoltà l’assicurato. Va detto: dimostrare che alle 17 e 20 di un pomeriggio d’agosto sulla propria via sono caduti chicchi da quattro centimetri non è banale. Servono dichiarazioni, a volte, di un servizio meteo, un ritaglio di giornale, e non è detto che lo sti trovi.

 

L’automobile e il miliardo di euro dei levabolli

Il tema che riguarda tanti però è l’automobile. E sì, vederla bollata dalla grandine non è piacevole, e poi ci sono grandinate che infrangono i vetri dell’auto. E qui la situazione si fa seria, perché non si parla più di estetica ma di sicurezza e di veicolo fermo per settimane.

Io sono tra quelli che ha il terrore della grandine. Occupandomi di meteo vedo che succede, e come capita ai medici che sono i peggiori pazienti, io sono quello che teme, che si allarma per gli eventi meteo estremi perché li vede ogni giorno nel Mondo, in Italia.  E allora penso, è il caso di avere un’auto a noleggio che posso sostituire se venisse grandinata? Ritenete che io stia esagerando? Avete idea di quante auto vengono danneggiate all’anno?

Il business che c’è dei cosiddetti levabolli, ovvero carrozzieri che riparano le auto danneggiate dalla grandine, sfiora solo in Italia un miliardo di euro all’anno. Un settore che vent’anni fa era di nicchia, quasi artigianale, e che oggi muove capannoni, tecnici specializzati, liste d’attesa. Non nasce dal nulla un giro d’affari simile: nasce dal fatto che ogni estate qualche decina di migliaia di veicoli finisce sotto una sassaiola di ghiaccio. Chi si è già trovato in quella condizione sa quanto sia utile conoscere in anticipo qualche accorgimento per limitare i danni.

 

La Valle Padana, fabbrica di chicchi giganti

Le grandinate con i chicchi maggiori avvengono nel Nord Italia, prediligono la Valle Padana dove vivono 20 milioni di persone, dove circolano decine di milioni di auto. Il risultato ci vuole poco a intuirlo.

La conformazione a conca fa la sua parte: aria umida che ristagna, calore accumulato per giorni, e in quota l’irruzione fresca che arriva da nord-ovest o scavalca le Alpi. Qui la miscela esplosiva latente persiste tutta la stagione estiva e vari mesi precedenti e successivi all’estate. Non a caso questa fetta di Europa è considerata una delle aree più grandinigene del continente, e i motivi per cui i fenomeni padani risultano sempre più violenti sono ormai piuttosto chiari agli specialisti. Nel 2023, proprio qui, è stato documentato un chicco da 19 centimetri: record europeo, e non un aneddoto da bar.

Il business è altissimo, e in crescita perché ad ogni temporale c’è una grandinata con grossi chicchi da qualche parte. Poi va anche detto che il valore delle auto, specie nuove è altissimo, e incrementa il conto da pagare per ciascuna auto bollata dalla grandine.

Basta scorrere le cronache delle ultime settimane, con episodi di grandine di dimensioni notevoli tra Italia e resto del pianeta, oppure osservare come si comportano queste fasi temporalesche a macchia di leopardo alternate a rialzi termici notevoli. Il copione si ripete: scoppiano i temporali e qualcuno, da qualche parte, ci rimette il tetto o il parabrezza dell’auto.

Per questo, l’auto d’estate la utilizzo solo se non c’è aria di temporale. Chiamatela deformazione professionale, e si, infatti, la mia auto che è nuova, ho deciso di cambiarla e gestire l’uso del veicolo in maniera diversa, con quelle forme di noleggio dove puoi cambiare l’auto quando vuoi. Se venisse grandinata, la cambio.

 

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