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STOP Alta Pressione, piombano freddo e neve a quote basse

Federico De Michelis di Federico De Michelis
22 Feb 2026 - 13:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News, Zoom
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Rottura alta pressione africana. Maltempo e freddo verso Italia.

Spesso abbiamo analizzato come gli indicatori del clima suggerissero un periodo invernale differente dal solito, propendendo per una stagione mediamente più rigida a livello continentale. Analizzando la situazione in Italia, abbiamo vissuto un mese di dicembre particolarmente temperato, con un’anomalia termica notevole specialmente nel Nord Italia, dove le nevicate sono state del tutto assenti, eccezion fatta per qualche debole fioccata sulla catena delle Alpi. A ridosso del Natale le temperature hanno subito un brusco calo. È utile rammentare che nei due anni precedenti, proprio durante le festività natalizie, un’imponente ondata di calore di origine nordafricana si spinse fin verso l’Europa centrale, innalzando i termometri su valori da primato, sfiorando i 20 °C tra la Germania e i paesi del Benelux.

 

Quest’anno la situazione si è ribaltata, in quelle stesse zone è giunto il gelo intenso. Nel nostro Paese, tra Capodanno e l’Epifania, si è registrato un drastico crollo termico accompagnato da forti gelate sulle regioni settentrionali. Nel resto della penisola il freddo si è percepito in misura minore, lasciando spazio a una fase spiccatamente piovosa, dalle caratteristiche tipicamente autunnali. Va precisato che nel meridione d’Italia il picco delle precipitazioni si verifica proprio durante l’inverno, tuttavia si è palesato un eccesso pluviometrico evidente, con accumuli ben superiori alle medie stagionali concentrati in lassi di tempo molto ristretti. Queste fasi perturbate sono state inframezzate da periodi di siccità, confermando la recente tendenza climatica che vede l’alternarsi di estrema aridità a piogge alluvionali.

 

Basti pensare ai picchi di 700 millimetri d’acqua caduti in sole ventiquattro ore nella Sicilia orientale, concentrati sui rilievi montuosi a causa dell’effetto stau generato dal vento di scirocco, oppure ai 400 millimetri riversatisi nell’entroterra della costa orientale in Sardegna, territori notoriamente esposti a tali fenomeni estremi. Il mese di dicembre si è quindi concluso con una grave carenza di piogge al nord e valori termici molto elevati.

 

La neve a sorpresa e la furia dei cicloni mediterranei Nel mese di gennaio si è assistito a un evento di rilievo, una fitta nevicata ha imbiancato gran parte dell’Emilia Romagna, spingendosi fino ai litorali e coprendo persino il centro urbano di Bologna. Nell’attuale scenario climatico, un simile episodio assume caratteri di eccezionalità, sebbene analizzando l’ultimo trentennio statistico rientri nella totale normalità. La notizia ha avuto grande risalto mediatico proprio per le suggestive immagini delle spiagge romagnole ammantate di bianco. Nonostante alcune fasi più rigide alternate a richiami miti, la tanto attesa dama bianca non ha fatto la sua comparsa nella Pianura Padana. Questo ammanco è imputabile all’ingerenza di un flusso d’aria di lontana origine atlantica, proveniente addirittura dall’area dei Caraibi, il quale ha scaricato piogge torrenziali sulla Penisola Iberica e precipitazioni abbondanti sul centro sud d’Italia, isole maggiori comprese.

 

Tale dinamica ha favorito l’approfondimento di un vortice ciclonico che ha sferzato la Sardegna, la Sicilia e le coste ioniche meridionali, provocando mareggiate devastanti. Nel Mar Ionio una boa oceanografica ha persino misurato un’onda anomala alta sedici metri. La furia del vento non ha concesso tregua nemmeno a febbraio, portando ulteriori burrasche, danni ingenti e piogge copiose sulle regioni centrali e meridionali. Questo assetto barico richiama più la stagione autunnale che quella invernale.

 

Il grande gelo sull’Europa centro settentrionale Appena varcati i confini a nord delle Alpi, lo scenario mutava radicalmente. Abbiamo assistito a intense ondate di freddo in Francia, con la neve che ha paralizzato la città di Parigi e il suo aeroporto. La coltre bianca ha ricoperto diffusamente Londra, l’Inghilterra e l’Irlanda, spingendosi a sud fino in Spagna, dove Madrid è stata imbiancata per ben due volte, un evento decisamente raro per la capitale iberica. Nel frattempo, distese come la Pianura Padana, che statisticamente dovrebbero registrare dai cinque agli otto giorni di neve all’anno, sono rimaste a secco.

 

Le proiezioni basate sugli indici climatici si sono rivelate precisissime su scala continentale. Il loro scopo non è mai quello di fornire una previsione dettagliata per la singola città, come Milano o Roma, bensì tracciare una tendenza generale. Hanno infatti inquadrato perfettamente il ritorno di un inverno crudo, assente da oltre vent’anni sull’Europa settentrionale, centrale e orientale. In Scandinavia il gelo ha attanagliato ampie zone, portando al congelamento delle acque non solo nel Golfo di Botnia, ma spingendosi più a sud fino al Mar Baltico, bloccando le coste delle repubbliche baltiche, della Polonia, della Germania orientale e delle isole in Danimarca. Nei Paesi Bassi i canali sono ghiacciati, permettendo agli abitanti di pattinare per lunghi periodi grazie a temperature sprofondate fino a -15 °C. La neve è stata la protagonista indiscussa, con bufere storiche che hanno colpito la Polonia orientale e seppellito Mosca, la quale ha vissuto un gennaio eccezionalmente nevoso. È fondamentale ricordare che un’atmosfera più calda riesce a trattenere maggiori quantità di vapore acqueo, il che si traduce in precipitazioni nevose o temporalesche molto più violente e abbondanti rispetto al passato.

 

Il ruolo dei fiumi atmosferici e il disastro idrogeologico L’indice del nord atlantico, noto come oscillazione nord atlantica, si è mantenuto su valori fortemente negativi, dirottando perturbazioni cariche di pioggia verso il Mediterraneo centrale e meridionale. Questo fenomeno ha innescato la formazione di un fiume atmosferico, una dinamica sempre più frequente e pericolosa a causa del cambiamento del clima. Le conseguenze sono state drammatiche, immense alluvioni hanno devastato il Portogallo e la Spagna, con località nei pressi di Siviglia che hanno ricevuto in meno di trenta giorni la pioggia di un intero anno. Fenomeni estremi hanno raggiunto anche le Isole Canarie e il Marocco, dove si sono alternate nevicate abbondanti sui rilievi montuosi e inondazioni disastrose a valle.

 

Il tramonto dell’alta pressione e la scomparsa della primavera L’imponente cupola di alta pressione di matrice subtropicale, che si era spinta prepotentemente fino alle Isole Britanniche, mostra ora chiari segni di cedimento. Gli indici atmosferici stanno virando nuovamente, aprendo la porta a nuove incursioni oceaniche e discese di aria fredda, tanto che i modelli a lungo termine indicano il ritorno di abbondanti nevicate sull’Europa centrale e settentrionale. Per quanto riguarda l’Italia, la neve a bassa quota non sembra ancora imminente, ma il mese di marzo è noto per la sua estrema variabilità, comportandosi spesso come un ponte tra le stagioni.

 

Negli anni recenti, marzo ha assunto connotati quasi estivi a causa della costante presenza dell’anticiclone africano, portatore di grave siccità invernale e carenza di manto nevoso sulla catena delle Alpi e degli Appennini. Questa tendenza ha di fatto cancellato la primavera, trasformandola in un mix letale di caldi anomali e ritorni di freddo tardivi, come le gelate che fino ai primi di maggio hanno costretto gli agricoltori ad accendere fuochi nei campi per salvare i raccolti. Quando in questo calderone termico si inseriscono le correnti umide oceaniche, specialmente sul Nord Italia, si innescano piogge torrenziali che mettono a dura prova territori ad altissimo rischio idrogeologico come l’Emilia Romagna, dove l’incubo delle esondazioni fluviali è una preoccupazione costante per la popolazione.

 

Già nel corso di questa settimana assisteremo a un netto declino dell’alta pressione, con il ritorno delle piogge a partire dalle regioni tirreniche, dal settentrione e dalla Sardegna. Viviamo in un’epoca segnata dall’amplificazione artica, una dinamica che esaspera i fenomeni atmosferici a livello globale. Ne è un chiaro esempio l’imminente arrivo di un secondo ciclone bomba sul nord est degli Stati Uniti d’America, pronto a scaricare tempeste di neve di proporzioni inaudite. Il clima americano, fortemente influenzato dalle gelide correnti provenienti dal Canada non ostacolate da catene montuose, differisce profondamente da quello europeo. Il nostro continente beneficia dell’azione mitigatrice della corrente del golfo, un flusso oceanico fondamentale che tuttavia, a causa del riscaldamento globale, sta perdendo progressivamente vigore, mettendo a serio rischio gli equilibri termici futuri di tutto il territorio europeo.

 

Credit: World Meteorological Organization (WMO) – European Climate Reports Copernicus Climate Change Service – Monthly Climate Bulletins Met Office – UK and Global Weather Extreme Events NOAA – Climate Prediction Center and North Atlantic Oscillation Analysis

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Tags: anomalie termicheciclone mediterraneocorrente golfofiume atmosfericogelo europeoinverno italiameteo estremoneve pianuraoscillazione atlanticarischio idrogeologico
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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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