Se ne parla ovunque, in questi giorni. Una forte ondata di calore viene annunciata sull’Italia, e già fioccano le critiche. C’è chi storce il naso davanti alle previsioni a lungo termine, convinto che oltre i cinque giorni, a volte pure meno, l’affidabilità vada a farsi benedire. In parte hanno ragione, diciamolo. L’attendibilità cala con il passare delle ore, è fisiologico. Ma fermarsi qui sarebbe come giudicare un film dal trailer.
Da dove nasce questo gran caldo
Immaginate una colonna d’aria rovente che risale verso nord. Parte dal Marocco, attraversa la penisola iberica e la Francia, e punta dritta verso le Isole Britanniche. Una sorta di fiume infuocato in quota. I modelli matematici ne disegnano la rotta giorno dopo giorno, però a ogni nuova emissione quella traiettoria può spostarsi. Ed è qui il punto delicato: basta uno scarto di un centinaio di chilometri verso ovest perché l’Italia venga sfiorata appena, oppure investita in pieno.
Il braciere nordafricano è ormai avviato. Anche quello iberico si sta accendendo, e dovrebbe interessare la Spagna in modo piuttosto intenso. Poi tocca alla Francia pagare il conto, e infine all’aria che scavalca le Alpi e ricade sul nostro Paese. Secondo le proiezioni del centro meteo europeo (ECMWF), oggi il modello più sofisticato in circolazione, la spinta rovente è destinata a farsi sentire da metà settimana, con picchi che localmente potranno toccare i 40°C.
Le previsioni a lungo termine non sono terrorismo
Non comprendo davvero il senso di certe critiche. Le tendenze a più lungo respiro non sono allarmismo: sono il frutto di calcoli, di fisica dell’atmosfera, e negli articoli viene sempre ribadito che si tratta di scenari da confermare. Il problema, semmai, è un altro. Chi si ferma al titolo, o alla prima immagine, resta a digiuno. Anche il più titolato degli esperti, se non legge, capisce poco. Gli articoli si leggono fino in fondo, ovvio. E criticare a scatola chiusa non è mai stato un buon modo per confrontarsi.
Da parte nostra proviamo a raccontare ai lettori le linee di tendenza che emergono dai modelli, ricordando ogni volta che la conferma definitiva arriverà solo strada facendo. Avete presente le previsioni cosiddette automatiche? Quelle delle varie app locali. Lì potreste trovare di tutto: temperature stratosferiche oppure, all’opposto, una smentita del caldo. Tutto dipende dai dati di partenza, ovvero da quale modello viene usato e da quale fonte arriva, europea o americana. Insomma, la meteorologia è una faccenda complessa, e vale la pena capire bene quali parametri tenere d’occhio.
Fino a 40°C, ma attenzione: sono picchi
A farne le spese saranno soprattutto il Nord Italia, la Toscana, la Sardegna e il Lazio, con valori molto elevati. Localmente si arriverà ai famigerati 40°C. Niente di nuovo sotto il sole, ormai: sono soglie che registriamo con preoccupante regolarità. Vorrei ricordarlo proprio a chi mostra scetticismo: il Met Office ha pubblicato di recente un lavoro sull’ondata di calore che colpì il sud delle Isole Britanniche, spiegando che eventi di quella portata, compresa quest’estate, sono diventati assai più probabili rispetto al passato. Colpa dei cambiamenti climatici.
In Francia la pensano allo stesso modo. Anzi, il territorio francese è ancora più esposto, e in passato il sud ha toccato persino i 45°C. Pensate ai celebri 43°C di Parigi, una cifra che fa impressione. Eppure la Val Padana, che si trova più a sud rispetto alla capitale francese e per giunta è incassata tra i monti, con scarsi ricambi d’aria, è il terreno ideale per superarli. In Spagna, poi, il servizio meteorologico nazionale è attivissimo sul tema e ha scritto più volte, anche sulle colonne di El País, che prima o poi alcune località del Mediterraneo europeo potrebbero spingersi fino ai 50°C. Parliamo di picchi, sia chiaro, non di valori diffusi. Vale per i 50°C come per i 40°C: non significa che li misureremo dappertutto.
Caldo sì, ma con temporali violenti
E qui arriva la vera novità. Questa ondata di calore non sarà un blocco monolitico: verrà intervallata da fenomeni temporaleschi su alcune aree d’Italia. Temporali che, a causa della grande energia in gioco, potrebbero rivelarsi particolarmente cattivi. Non è una sorpresa, in fondo. Ci siamo abituati, ogni anno misuriamo rovesci sempre più estremi, complice anche la polvere sahariana che viaggia in quota e amplifica i super temporali.
Avrete notato una cosa. A ogni peggioramento spuntano i bollettini di allerta, quasi che l’allerta meteo della Protezione Civile avesse preso il posto della previsione. Non è esagerazione, però. È che i fenomeni legati a questi guasti sono spesso di forte intensità, lo abbiamo visto da poco con le violentissime grandinate, le raffiche di vento e i nubifragi che hanno flagellato il Nord Italia, lasciando danni ingentissimi, e che hanno colpito anche alcune regioni del centro.
Allora, dove ci porta tutto questo? L’intensità dell’ondata di caldo resta da confermare, così come la sua durata e l’esatto elenco delle regioni più esposte. Ma la rotta verso una fase di grande caldo appare ormai solida come linea di tendenza, e qualcuno ha già provato a indicare una data. Con, in mezzo, qualche temporale pronto a rimescolare le carte. Chi vive in città lo sa già: l’asfalto che ribolle nel primo pomeriggio, le notti tropicali in cui il sonno fatica ad arrivare. Giugno, ancora una volta, non fa sconti.
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