(TEMPOITALIA.IT) La stagione fredda è davvero giunta al termine? Guardando semplicemente il calendario e le temperature medie verrebbe da rispondere di sì, tuttavia, osservando i movimenti della circolazione atmosferica su larga scala, la partita sembra ancora aperta. Questo accade perché nelle zone più alte della stratosfera, l’aria sta per regalarci un colpo di scena notevole, proprio mentre ci avviciniamo alla conclusione del mese. Un nuovo disturbo, l’ennesimo di questa serie, colpirà il vortice polare, decretando probabilmente la sua definitiva capitolazione stagionale attraverso quello che gli esperti definiscono final warming.
Di cosa stiamo parlando esattamente
Con questa espressione si identifica l’atto finale del ciclo vitale che caratterizza il cuore gelido del polo. È il momento preciso in cui quel maestoso sistema di bassa pressione, situato sopra il polo nord, smarrisce la propria energia e finisce per dissolversi completamente, cedendo sotto l’azione sempre più incisiva della radiazione solare primaverile. Con l’avanzare della primavera, il ritorno della luce nelle aree dell’artico provoca un aumento termico inevitabile nella stratosfera polare, mandando in pensione quella sorta di trottola d’aria gelida che ha condizionato il tempo nei mesi scorsi.
Le ragioni profonde di questo mutamento
Tale dinamica è fondamentale per mantenere vivo il divario di temperatura tra le latitudini settentrionali e le medie latitudini, come quelle dell’europa e dell’italia. Proprio questo scarto termico alimenta i venti occidentali che tengono compatto il vortice polare. Quando però la porzione superiore dell’atmosfera sopra il polo inizia a scaldarsi, la differenza di calore tra le varie zone del pianeta si riduce drasticamente. Di conseguenza, le correnti zonali perdono vigore, diventando fragili e sancendo il tramonto definitivo della configurazione meteorologica invernale.
Gli scenari evolutivi per l’immediato futuro
Questa transizione delicata apre le porte al final warming. Non si tratta di un’anomalia, sia chiaro, poiché in questo periodo dell’anno è fisiologico assistere a un declino della forza di tale struttura. Tuttavia, balza all’occhio la tempistica, quando il fenomeno si manifesta in anticipo rispetto alla norma statistica, solitamente fissata intorno ai primi dieci giorni di aprile, le motivazioni vanno cercate in dinamiche più complesse del semplice ritorno del sole. Dopo i forti scossoni registrati nella prima parte di marzo, il vortice polare si trova già in una condizione di debolezza, faticando a ritrovare compattezza e restando esposto agli attacchi che provengono dai piani bassi della troposfera.
Gli effetti diretti sulla penisola
Anche se siamo a metà marzo, una stratosfera così disturbata può condizionare pesantemente il tempo che viviamo sulla terraferma, proprio lì dove si generano le perturbazioni. Queste condizioni, attraverso una reazione a catena, favoriscono la nascita di regimi di blocco, ovvero la formazione di vasti anticicloni situati nelle zone polari o subpolari. Le attuali proiezioni indicano che, nelle prossime due settimane, la circolazione potrebbe prendere proprio questa piega, cambiando i connotati del meteo tra l’oceano atlantico e l’europa. Il flusso non sarà più caratterizzato da correnti occidentali miti, ma da grandi ondulazioni d’aria.
La fine del dominio dell’anticiclone stabile
È giunto il momento di mettere da parte l’idea di una stabilità duratura, questo cambio di marcia atmosferico incentiva una variabilità spiccata, portando fasi primaverili movimentate, piovose e decisamente più fresche. Sarebbe un errore sottovalutare la dinamicità di questa stagione, che non deve essere per forza fatta solo di cieli sereni e temperature gradevoli. La primavera, per sua natura, è il periodo più volubile dell’anno, capace di passare da sprazzi di sole a rovesci improvvisi, restituendo vitalità a un comparto meteorologico che altrimenti risulterebbe monotono.
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