(TEMPOITALIA.IT) C’era una speranza, all’inizio. Quando l’Inverno ha mollato la presa, lasciando dietro di sé soprattutto anomalie pluviometriche degne di nota, sembrava che la Primavera potesse finalmente prendersi la scena. E in effetti qualcosa si era mosso, un tentativo concreto tra la fine di Febbraio e i primi giorni di Marzo, quel momento in cui meteorologicamente si chiude un capitolo e se ne apre un altro. Un timido spiraglio, durato poco.
Quando lo split del Vortice Polare ha cambiato tutto
Poi è arrivato lo sconquasso. Lo split del Vortice Polare ha rimescolato le carte in modo brutale, ridisegnando l’intera circolazione atmosferica su scala continentale. Chi conosce queste dinamiche sapeva già cosa aspettarsi: un fenomeno di quella portata non si esaurisce in pochi giorni, lascia strascichi profondi e prolungati. E così, mentre la stagione avanzava sul calendario, il tempo si comportava come se fossimo ancora in pieno Gennaio.
Si parlava di segnali invernali per la seconda metà di Marzo e addirittura per la prima metà di Aprile. Proiezioni che all’epoca potevano sembrare eccessive, persino allarmistiche. Oggi, a pochi giorni dalla fine del mese, quelle valutazioni sono ampiamente confermate dai fatti. L’irruzione artica delle ultime ore è stata davvero notevole, con temperature crollate di 4-8°C al di sotto delle medie stagionali a seconda delle zone, gelate tardive fino in pianura e la sensazione netta, guardando fuori dalla finestra, di trovarsi a Febbraio piuttosto che a un passo da Aprile.
Invernale non significa necessariamente freddo ovunque
Vale la pena chiarire un concetto, perché può generare qualche confusione. Quando si parla di configurazione invernale a scala continentale, non si intende necessariamente che ogni angolo dell’Italia sarà interessato da freddo intenso e sostenuto. Il termine descrive qualcosa di più ampio: la persistenza di strutture anticicloniche alle alte latitudini, la tendenza meridiana dell’Alta pressione attualmente ancorata sull’Europa occidentale e, di conseguenza, la predisposizione del flusso atmosferico ad aprire corridoi freddi verso le medie latitudini.
Il profilo termico sul nostro Paese dipenderà dunque dalla traiettoria esatta delle singole irruzioni. Ma considerando quanto accaduto di recente e quanto i modelli proiettano per la prossima settimana, le probabilità che il freddo possa tornare a coinvolgerci direttamente restano decisamente alte. Insomma, non è il momento di riporre i cappotti.
Fino al 10 Aprile sotto le medie: un trend che non cambia
Le proiezioni a medio termine sono abbastanza concordi su un punto: le temperature rimarranno spesso al di sotto delle medie stagionali almeno fino all’inizio della seconda decade di Aprile. Altre due settimane, in pratica, durante le quali sarà molto più probabile un profilo termico da tardo Inverno che da vera Primavera. Non è poco, per una stagione che già fatica a imporsi.
C’è però un elemento che merita attenzione, e riguarda il contesto più ampio. Negli ultimi anni ci eravamo abituati a tutt’altro: temperature costantemente superiori alle medie, primavere accelerate, la sensazione sempre più diffusa che le stagioni di mezzo si stessero contraendo fino quasi a scomparire. Il 2026 sta raccontando una storia diversa, quasi di segno contrario. E questo, paradossalmente, non deve stupire più di tanto: ogni anno scrive il proprio copione, e quello attuale ha scelto un registro decisamente più freddo e bizzoso.
Il rovescio della medaglia: quando arriverà il caldo, potrebbe essere violento
C’è un aspetto che in pochi considerano, ma che vale la pena tenere a mente. Questo prolungato ritardo della Primavera non è neutro. L’energia che si accumula nelle settimane di blocco atmosferico tende a liberarsi in modo brusco, spesso improvviso. Quando l’Alta pressione riuscirà finalmente ad affermarsi in modo stabile, portando con sé l’aria calda subtropicale, il passaggio potrebbe essere tutt’altro che graduale. Il rischio, concreto, è quello di un salto diretto verso temperature estive, senza quella fase intermedia mite e piacevole che tutti aspettano. Il 2026, in fondo, rischia di passare alla storia come l’anno degli estremi. Da entrambe le parti del termometro.






