Le nubi si addensano, i termometri riprendono a scendere e quella sensazione di primavera che qualcuno aveva timidamente cominciato ad assaporare si dissolve in fretta. Arriva il ciclone Erminio, così battezzato dall’Aeronautica Militare, e non ha nessuna intenzione di fare una capatina veloce. Tre giorni buoni, forse di più, a tenere in ostaggio almeno otto regioni tra Centro e Sud. Una settimana Santa che di sereno avrà ben poco.
Ciclone Erminio: come nasce e come si sviluppa
Capire la dinamica di questo sistema aiuta a rendersi conto di quanto sia potenzialmente insidioso. Tutto prende avvio nella giornata odierna di Martedì 31 Marzo, a causa di una massa d’aria di origine artica in rotta verso il basso Tirreno, tra la Sardegna orientale e la Sicilia settentrionale, innescando un centro di bassa pressione attorno al quale le nubi cominceranno a ruotare in senso antiorario. Da quel momento, il sistema non farà che approfondirsi. Man mano che si sposterà verso est, in direzione del Mar Ionio, il vortice guadagnerà energia e organizzazione. Tra stasera e Mercoledì 1 Aprile raggiungerà la sua piena maturazione, trasformandosi in un autentico ciclone mediterraneo con un minimo barico al di sotto dei 990 millibar.
Non sarà quindi una perturbazione di passaggio, una di quelle che piove forte per qualche ora e poi se ne va. Il Ciclone Erminio avrà le caratteristiche di un sistema lento, bloccato, capace di scaricare piogge, nubifragi e nevicate sulle stesse aree per giorni consecutivi. Il tipo di evento, insomma, che i meteorologi guardano con la massima attenzione proprio per gli effetti cumulativi che produce sul territorio.
Le otto regioni più esposte
L’occhio del ciclone guarderà soprattutto verso il versante adriatico e il Sud. Abruzzo e Molise saranno le regioni più duramente colpite: qui le correnti umide da est e sud-est, costrette a risalire lungo i pendii appenninici per effetto stau, scaricheranno quantità di pioggia straordinarie. Sui settori pedemontani si stimano accumuli superiori ai 200 millimetri, un valore notevole in condizioni normali, quasi esorbitante considerando che le settimane precedenti hanno già gonfiato in modo significativo i suoli e i corsi d’acqua. Per Pescara e l’intera costa abruzzese, il rischio idrogeologico andrà monitorato con attenzione.
A fare da parziale contrappeso c’è però la neve. Al di sopra dei 700 metri di altitudine sull’Appennino centrale, e questo avrà un impatto diretto sul deflusso delle acque verso il basso. In sostanza, la neve funge da ammortizzatore: trattiene l’acqua in quota, la rilascia lentamente, riducendo in modo significativo il rischio di alluvioni lampo nelle valli sottostanti. Sulle cime dell’Appennino abruzzese gli accumuli potrebbero rivelarsi storicamente rilevanti per il periodo, con manti nevosi che in tre giorni potrebbero superare abbondantemente i 150-200 centimetri.
Il quadro non è molto diverso per le altre sei regioni nel mirino del ciclone. Marche meridionali, Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia riceveranno quantità importanti di precipitazioni, con accumuli stimati tra i 50 e i 150 millimetri a seconda della posizione rispetto al centro del vortice. Per Napoli, Bari e Palermo si prevedono piogge persistenti e venti sostenuti che renderanno le giornate decisamente invernali. Neve copiosa anche sull’Appennino meridionale, dove i fiocchi si faranno vedere sopra i 1.000 e 1.200 metri di quota, portando un apporto idrico che nei mesi a venire potrebbe rivelarsi prezioso in vista di eventuali periodi siccitosi.
Chi resta fuori dal maltempo
Non tutta l’Italia sarà nel mirino del ciclone, per fortuna. Le regioni settentrionali godranno in larga parte della protezione offerta dall’Arco Alpino: il Nord resterà sostanzialmente al riparo, con qualche precipitazione residua possibile solo sui confini alpini orientali e qualche addensamento sul Triveneto. In Sardegna il tempo risulterà più soleggiato, con l’isola che sfuggirà quasi completamente all’influenza del vortice. Il Lazio e l’alto Tirreno se la caveranno con piogge molto isolate e di scarsa entità.
Freddo, venti e sensazione termica
Al maltempo si aggiunge, inevitabilmente, il freddo. I venti settentrionali, tramontana e maestrale, soffieranno con intensità nelle fasi più acute del passaggio del ciclone, amplificando la sensazione di gelo in modo significativo. Le temperature massime faticheranno a superare i 10°C sulle aree più colpite, con minime notturne che si avvicineranno allo zero anche in pianura. Difficile non percepire quella sensazione di essere stati catapultati indietro di due mesi, nel pieno di un Gennaio qualunque. Per l’agricoltura già risvegliata dal tepore di inizio Marzo, questo ulteriore colpo di coda rappresenta un pericolo concreto: gelate tardive su fiori e gemme potrebbero danneggiare produzioni che si credevano al sicuro.
Quando finisce: la svolta per Pasqua
La buona notizia è che ciclone Erminio non è eterno. A partire da Venerdì 3 Aprile sera il sistema comincerà ad allontanarsi verso est, aprendo la strada a un miglioramento progressivo. Il weekend di Pasqua si preannuncia dunque come il momento del riscatto, con l’anticiclone pronto a distendere il suo scudo sull’Italia e a portare finalmente sole e temperature più miti. Un cambio di circolazione che i principali modelli previsionali confermano con discreta fiducia, anche se al Sud estremo qualche residua instabilità potrebbe attardarsi ancora qualche ora. Passare dal ciclone Erminio a una Pasquetta soleggiata: decisamente, un’altalena meteorologica da non dimenticare.