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La SVOLTA: il collasso dell’Alta Pressione

Antonio Romano di Antonio Romano
02 Mar 2026 - 09:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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Il mese di Febbraio ci ha salutato in un modo che appare quasi ironico, scivolando via tra pomeriggi che ricordano da vicino il clima di Aprile e una staticità dell’aria che ha concesso pochissimo spazio alla fantasia. Molti si interrogano su dove sia finito il freddo autentico, quello capace di pungere, che ormai sembra un lontano ricordo. In effetti, l’esordio di Marzo pare voler confermare questa tendenza, con un dominio assoluto dell’Anticiclone che tiene l’Italia prigioniera di una bolla di mitezza del tutto fuori stagione. Viene da chiedersi se tutto questo possa ancora considerarsi normale.

 

Anticiclone disturbato da una gioccia fredda

Passeggiare per le strade di Roma con 20°C a fine Febbraio regala certamente piacere, eppure lascia addosso quella strana sensazione di un equilibrio naturale ormai compromesso. Osservando le mappe meteorologiche per questa settimana, la situazione non appare però del tutto immobile. La robusta struttura di Alta Pressione di matrice Subtropicale che si è radicata nel Bacino del Mediterraneo verrà messa alla prova dall’intrusione di una saccatura atlantica che si isolerà poi in goccia fredda tra Spagna e Marocco. L’evoluzione della struttura depressionaria coinvolgerà parte d’Italia nella seconda parte di settimana, ma l’alta pressione sembra sufficientemente forte da riaffermarsi nel giro di pochi giorni.

 

Le pesanti anomalie termiche che colpiscono l’Europa

Questa sorta di cupola atmosferica trascina masse d’aria calda verso il Nord, provocando discrepanze termiche che definire marcate è un eufemismo. In Germania e in Polonia, così come in gran parte del Continente Europeo, si registrano valori superiori alle medie stagionali anche di 10°C o 15°C. Si tratta di un dato fuori scala per questo periodo stagionale, specialmente se si considera che persino sulle catene montuose le temperature sono rimaste stabilmente sopra lo zero con cifre doppie, accelerando una fusione del manto nevoso che di norma dovrebbe avvenire molto più avanti nel tempo.

Tuttavia, non ovunque splende il sole, specialmente per chi risiede nel Settentrione. Nelle pianure della Valle Padana, in alto Adriatico e lungo i litorali della fascia ligure-tirrenica, l’umidità ristagna negli strati più bassi dell’atmosfera, originando quel grigiore persistente fatto di nubi basse o nebbie che non accennano a sollevarsi.

 

Il paradosso del grigiore in pianura e il sole in quota

Ci troviamo di fronte al classico paradosso dell’Anticiclone invernale, si rimane immersi nel buio e nell’umido in pianura, mentre a mille metri di altitudine si può restare in maniche di camicia a godersi il sole. Questo contrasto è diventato purtroppo una costante negli ultimi anni.

Questo tema torna ciclicamente a tormentare le regioni del Nord Italia. Non possiamo dimenticare il biennio 2021 e 2022, quando i fiumi erano ridotti a letti di ghiaia arida e le riserve d’acqua erano ai minimi storici. Senza il ricambio idrico garantito dalle perturbazioni provenienti dall’Oceano Atlantico, i bacini e le falde acquifere soffrono in modo drammatico.

 

Rischio siccità e riscaldamento globale

Nell’anno appena trascorso, il 2025, il mese di Marzo è stato classificato come il più caldo mai registrato in Europa, con un surplus termico di +2,41°C. Questo numero non rappresenta una semplice statistica, ma è il segnale inequivocabile di un Riscaldamento Globale che sta mutando profondamente i connotati delle nostre stagioni. Secondo le rilevazioni diffuse dal servizio europeo Copernicus, siamo ormai oltre la soglia critica di +1,5°C rispetto all’epoca preindustriale per quasi due anni consecutivi.

Tutto ciò non si traduce solo in un clima più caldo, ma significa che ogni configurazione meteorologica oggi parte da una base termica notevolmente più elevata rispetto al passato. Le masse d’aria risultano più cariche di energia, i mari sono surriscaldati e gli ecosistemi faticano a adattarsi a una primavera che scatta con settimane di anticipo, esponendo l’agricoltura a rischi immensi in caso di gelate tardive improvvise.

 

Seconda metà del mese: cedimento dell’anticiclone

Ma quanto potrà resistere questo dominio incontrastato? Le proiezioni a lungo termine ipotizzano che la barriera dell’Anticiclone possa mostrare i primi segni di cedimento già entro la prima decade di Marzo. Non bisogna attendersi miracoli immediati, ma qualche infiltrazione instabile dal Nord Atlantico o addirittura dal Nord Africa potrebbe iniziare a rimescolare le carte in tavola.

Resta in piedi anche l’ipotesi di un colpo di coda dell’inverno nella seconda parte del mese, con correnti più fredde provenienti dai Balcani capaci di riportare la neve in quota e precipitazioni su tutta la Penisola. Sarebbe una necessaria boccata d’ossigeno, anche se ormai il sapore dell’inverno sembra smarrito tra un record di calore e l’altro. Vedremo se la natura riuscirà a ristabilire un ordine o se dovremo rassegnarci a questi anticicloni mostruosi come alla nostra nuova, inquietante normalità, monitorando l’attività del Vortice Polare.

 

Credit e fonti autorevoli:

  • Copernicus Climate Change Service: climate.copernicus.eu
  • World Meteorological Organization (WMO): wmo.int
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration: www.noaa.gov
  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF): www.ecmwf.int
  • Nature Climate Change: www.nature.com/nclimate
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Tags: alta pressioneanticiclone mostruosocaldo anomalocrisi climaticameteo marzonebbia padanaprevisioni primaverariscaldamento globalesiccità nordtemperature record
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Antonio Romano

Antonio Romano

Sono Antonio Romano, fisico dell'atmosfera e dei sistemi climatici. Mi sono laureato in Fisica all'Università di Bologna nel 1993 e ho conseguito il PhD in Physics all'Imperial College London, presso lo Space & Atmospheric Physics Group, tra il 1995 e il 1998 con una borsa di studio NERC. Dal 1999 lavoro nel campo della meteorologia e della climatologia applicata. Il mio lavoro si concentra sull'assimilazione dei dati e sulla verifica delle previsioni d'ensemble, sull'analisi delle serie storiche e sulle tecniche di downscaling, oltre che sull'elaborazione di previsioni meteorologiche a supporto della ricerca scientifica e dei servizi al territorio. Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University, presso l'Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti di ricerca e applicazioni operative. Il mio obiettivo è tradurre il dato scientifico in informazione meteorologica verificabile, utile a chi deve prendere decisioni.

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