Il calendario è stato abbastanza chiaro: la primavera è cominciata da qualche giorno. Eppure non lo sembra per niente. L’atmosfera che avvolge tutta l’Italia ha ancora quella consistenza grigia e pesante dell’inverno, nonostante le giornate si allunghino di minuto in minuto e nonostante, a breve, tornerà anche l’ora legale a posticipare i tramonti. Ma anche allora, con quella luce serale che inganna, la stagione sembrerà lontanissima. Negli anni scorsi il caldo africano aveva già fatto capolino dalle nostre parti a quest’epoca, eccome se lo aveva fatto. Quest’anno, invece, questo meccanismo sembrerebbe essersi inceppato sul più bello.
Piogge abbondanti, toccasana per il Meridione
Queste osservazioni, a dirla tutta, le ripeto quasi dall’autunno scorso, quando era già evidente un cambio di circolazione molto marcato rispetto alle dinamiche degli anni precedenti, che avevano regalato siccità estreme e ondate di caldo precoci. Quantomeno è tornata la pioggia, ed è davvero una notizia sensazionale per gli invasi, da nord a sud. Soprattutto per il Meridione. Tante dighe erano arrivate ai minimi storici la scorsa estate, poi da Settembre qualcosa è cambiato: le precipitazioni sono tornate con più frequenza, prima al nord e poi anche al centro-sud, garantendo una graduale ripresa dei livelli degli invasi.
Anche le dighe di Molise, Basilicata, Calabria e della Sicilia hanno recuperato decine e decine di milioni di metri cubi d’acqua tra autunno e inverno, e per fortuna altre piogge arriveranno a migliorare ancor di più una situazione che sembrava drammatica fino a pochi mesi fa. In Basilicata, ad esempio, diversi bacini hanno accumulato oltre 150 o 200 milioni di metri cubi rispetto ai minimi estivi. Analoghi incrementi si segnalano in Puglia e Molise, con invasi che hanno recuperato quantità consistenti nel giro di poche settimane, grazie alle precipitazioni insistenti tra Dicembre e Febbraio. Persino in Calabria e nell’isola della Sicilia, territori alle prese da anni con carenze idriche strutturali, la situazione è migliorata in modo sensibile: alcune grandi dighe siciliane che durante l’estate avevano toccato livelli allarmanti sono tornate a contenere quantità d’acqua prossime o superiori ai 100 milioni di metri cubi. Lo spettro delle restrizioni idriche, almeno per ora, si è allontanato.
Il Vortice Polare allunga l’inverno
Certo, è arrivata la pioggia, ma a discapito del freddo vero. Lo ricordo spesso: in presenza di perturbazioni atlantiche in sequenza, è praticamente impossibile che il freddo intenso riesca a raggiungere l’Italia. Non fa caldo, sia chiaro, ma le temperature sono rimaste per lo più su valori da tardo autunno, da nord a sud. Non a caso la neve in pianura non si è quasi vista, eccetto qualche episodio a inizio 2026, tra Capodanno e l’Epifania, sulle regioni del nord-est e qualche breve visita al nord-ovest. Davvero poco, se si pensa agli inverni di una volta in Italia, quando le ondate di gelo di quel tipo erano la normalità e non l’eccezione.
Ora l’inverno si è concluso, almeno sul calendario. Ci sarà ancora spazio per incursioni fredde? La risposta è sì, e anche decisa. A conti fatti il Vortice Polare è più attivo che mai. Potrebbe sembrare un paradosso, in effetti: quasi nessuna ondata di freddo degna di nota per tutta la stagione, e adesso, proprio con la primavera appena arrivata, rischia di piombarci addosso l’irruzione più intensa dell’anno intero. Merito, si fa per dire, di un Vortice Polare molto carico, pronto a spedire impulsi di aria gelida a latitudini inferiori, dove sul percorso trovano il Mar Mediterraneo.
Neve in pianura tra Giovedì e Venerdì
L’ondata di freddo attesa tra Giovedì 26 e Sabato 28 Marzo rispedirà l’Italia in pieno inverno, portando con sé acquazzoni, temporali, venti forti e fiocchi di neve a bassa quota. Proprio i temporali potrebbero essere la chiave per far scendere la neve così in basso, addirittura in pianura su alcune regioni, come il Friuli Venezia Giulia, il Veneto, l’Emilia Romagna, le Marche, l’Abruzzo e il Molise. Siamo pur sempre a fine Marzo, e a quest’epoca i contrasti diventano sempre più accentuati per via del sole già alto e dell’aria gelida in quota che gli si sovrappone. I moti convettivi diventano estremi, nascono temporali molto violenti, capaci di trascinare verso il basso il freddo presente oltre i 3.000 o 4.000 metri di altitudine.
Il rovesciamento dell’aria fredda permette un improvviso, momentaneo abbassamento della quota neve, anche fino in pianura. Qualche minuto di neve al piano, insomma, è da mettere tranquillamente in conto in presenza di temporali, soprattutto nella notte tra Giovedì e Venerdì al nord-est, e poi fino a Venerdì sul medio basso Adriatico. La perturbazione si allontanerà da Sabato, ma il freddo resterà in agguato, a ricordarci la tenacia di questo Vortice Polare tutt’altro che rassegnato.
Pasqua e Pasquetta tra piogge e fiammate africane
Ed eccoci al mese di Aprile, il cui esordio coincide con la Settimana Santa e con la Pasqua attesa Domenica 5 Aprile. Sarà il periodo di maggior interesse per gli italiani: in tanti si muoveranno per le vacanze, per raggiungere i propri cari, per non dimenticare la Pasquetta, momento quasi sacro per molti, da trascorrere all’aperto e in compagnia. Le previsioni meteo per queste festività sono tra le più cercate dell’anno, e quest’anno la situazione è particolarmente caotica e difficile da decifrare.
Siamo in piena transizione interstagionale: da un lato i flussi freddi ancora molto attivi, dall’altro il caldo che riaccende pian piano i motori in vista dell’estate. La prima settimana di Aprile potrebbe essere teatro di questi estremi. Le ondate fredde polari restano in agguato, e il rischio che si ripresentino durante la settimana pasquale è concreto. Tuttavia, gli effetti diretti sulla Penisola dipenderanno molto dalla traiettoria che assumeranno queste masse d’aria gelida. Gli ultimi aggiornamenti del centro meteo americano GFS propendono per un avvio di mese relativamente tranquillo: tra Mercoledì 1 e Venerdì 3 Aprile potrebbe esserci qualche spiraglio di vera primavera. Poi, però, la situazione potrebbe degenerare.
Una presunta ondata di freddo potrebbe percuotere l’Europa centrale per poi sprofondare tra la Spagna e il Mediterraneo occidentale, dando vita a un ciclone freddo di grosse proporzioni. Questo vortice avrebbe un impatto notevole sull’Italia, anche se con effetti molto diversi da regione a regione.
Meteo instabile al Nord e picchi di calore al Sud
Al nord Italia e sull’Alto Tirreno le vacanze di Pasqua, tra Sabato 4 e Lunedì 6 Aprile, potrebbero rivelarsi assai perturbate, con l’ombrello come fedele compagno. Al sud e sul medio basso Adriatico, invece, i venti di libeccio e scirocco potrebbero regalare una clamorosa impennata delle temperature, una sorpresa inattesa dopo tutto il freddo dei giorni precedenti. Sarebbero, in questo caso, i primi assaggi del caldo africano veicolato dai venti meridionali: la colonnina di mercurio potrebbe salire addirittura oltre i 23°C o 24°C su Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Molise, sia a Pasqua che a Pasquetta.
Attenzione però: questo aumento delle temperature non sarebbe figlio di un tranquillo anticiclone mite, bensì di una sciroccata legata a un ciclone presente poco a ovest dell’Italia. Diciamolo chiaramente: c’è il rischio serio di trovarsi con una Pasqua e una Pasquetta dominate dal forte vento, per quanto mite e avvolgente.
Il caos, dunque, sarà il protagonista di questa prima metà di Aprile. Le belle giornate serene e tranquille si conteranno sulle dita di una mano, mentre quelle turbolente, ventose, piovose e fredde saranno nettamente predominanti. Fin quando il Vortice Polare non si acquieterà una volta per tutte, il tempo resterà inaffidabile su tutta l’Italia. E per questa resa, presumibilmente, occorrerà attendere la fine di Aprile.
Credit
Copernicus Climate Change Service
American Meteorological Society