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      Home » Estate 2026 a rischio record: El Niño avanza tra anomalie globali senza precedenti
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      Estate 2026 a rischio record: El Niño avanza tra anomalie globali senza precedenti

      Luca Martini
      Luca Martini
      Pubblicato: 26 Aprile 2026 13:30
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      6 Min Read
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      Contents
      • Il ruolo di El Niño e perché riguarda anche noi
        • Il Nord Africa e i segnali di questa primavera
        • Caldo e temporali: due facce della stessa stagione
        • Il rischio vero: gli estremi che si inseguono
        • Credit

      Dare un’occhiata a cosa sta succedendo nel resto del pianeta, in questi mesi, fa un certo effetto. Il Nord America vive sbalzi termici che fanno impallidire quelli europei: a Marzo alcune aree hanno toccato 20°C sopra la norma, per poi piombare verso valori quasi invernali nel giro di qualche giorno. New York, ha sfiorato più volte i 30°C in piena Primavera, ma anche visto intensi ritorni di freddo e neve a Inverno già finito. Il Vortice Polare ha combinato i suoi effetti con una brutalità ben più marcata che da noi, passando da ondate di calore a irruzioni di gelo canadese senza respiro. Poi c’è l’Asia. Ondate di calore in Corea e nel Giappone meridionale, grandi incendi nel nord del Giappone, temperature da record in Cina settentrionale e in Mongolia. Il Medio Oriente si è ritrovato con sistemi depressionari di rara intensità che hanno scaricato piogge torrenziali su aree desertiche, con tempeste elettriche dalla frequenza del tutto insolita per quelle latitudini. Niente di tutto questo è casuale.

       

      Il ruolo di El Niño e perché riguarda anche noi

      Il ciclo climatico del Pacifico equatoriale sta uscendo dalla fase di La Niña. La NOAA stima attorno al 62% la probabilità che El Niño si sviluppi nella seconda metà del 2026. Alcuni scenari ECMWF spingono questa stima fino al 75% di un episodio intenso entro Ottobre: quello che i climatologi chiamano Super El Niño, con anomalie termiche nel Pacifico centrale e orientale superiori a 2°C. Quando si supera quella soglia, gli effetti si propagano sulla circolazione globale in modo tutt’altro che proporzionale.

      Per l’Italia il collegamento non è mai meccanico, ma la correlazione regge. Un El Niño forte spinge l’anticiclone subtropicale africano più a nord del solito, e le ondate di calore sul Mediterraneo diventano più frequenti e più lunghe. Il mare accumula calore e lo restituisce all’atmosfera. Con il Riscaldamento Globale che fa da amplificatore, ogni anomalia che parte dal Pacifico arriva da noi con una forza che vent’anni fa non aveva. Il fattore che potrebbe salvare la stagione estiva dagli effetti più deleteri di questa configurazione climatica è che El Niño diventerà strong a Estate finita. Ciò non significa che l’anticiclone africano non possa elevarsi verso nord per altri motivi, come spesso è avvenuto durante le ultime stagioni estive.

       

      Il Nord Africa e i segnali di questa primavera

      Per anticipare le estati italiane, infatti, uno degli indicatori più affidabili è ben più vicino a noi ed è rappresentato dalla temperatura del Nord Africa in Primavera. Quando quella massa d’aria surriscaldata sale verso nord, le conseguenze per il Mediterraneo sono ben note. Le anomalie nordafricane attuali esistono ma sono contenute, lontane dai 15°C sopra norma che l’Asia centrale registra in questo periodo. L’Europa centrale però, Italia compresa, mostra già temperature sopra la media. Le proiezioni stagionali dell’IRI dipingono il continente con anomalie positive diffuse per i mesi a venire. Un segnale da non sottovalutare.

       

      Caldo e temporali: due facce della stessa stagione

      Le proiezioni ECMWF per l’avvio dell’Estate mostrano anomalie termiche di 1,5°C e 2°C sopra la media su buona parte d’Europa già da Giugno. Vale la pena capire cosa significa: per spostare la media mensile di un grado e mezzo non basta qualche pomeriggio caldo in più. Servono picchi estremi di caldo e numerosi giorni in cui i termometri salgono ben oltre i 33°C, e notti tropicali sempre più frequenti.

      L’altra faccia di questa stagione sono i fenomeni convettivi. Un Mediterraneo surriscaldato che incontra aria fresca atlantica produce contrasti termici che l’atmosfera smaltisce con supercelle, grandinate e nubifragi improvvisi.

       

      Il rischio vero: gli estremi che si inseguono

      Caldo e temporali violenti non si escludono, anzi si alimentano della stessa fonte: il calore accumulato nei bassi strati. L’Estate 2026 probabilmente non sarà dominata dall’anticiclone africano per tutti i mesi, senza interruzioni. Già nell’Estate 2025, nella seconda metà di Agosto, la pressione cedette sul Nord Italia e la fase di calore estremo si concluse prima del previsto. Per il 2026 i modelli stagionali indicano una stagione più piovosa della norma al Nord, con temperature comunque sopra media e un rischio di fenomeni intensi elevato. La siccità resta però uno scenario tutt’altro che remoto, specie in Pianura Padana, dove le piogge convettive brevi e violente non riescono a ricaricare le falde come farebbero precipitazioni diffuse e lente. Previsioni certe a questa distanza non esistono. Si colgono segnali, e si aggiorna. E i segnali attuali non inducono all’ottimismo.

       

      Credit

      • ECMWF
      • NOAA Climate Prediction Center
      • Copernicus Climate Change Service
      • WMO
      • Met Office
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