
Le mappe che fanno riflettere
(TEMPOITALIA.IT) A marzo 2026 l’IRI, ovvero l’International Research Institute for Climate and Society della Columbia University di New York, ha pubblicato le proprie previsioni probabilistiche stagionali per le temperature sull’Europa e sul bacino del Mediterraneo, coprendo l’arco temporale da maggio a settembre 2026. Il risultato è una distesa di rosso scuro che tinge la quasi totalità del continente. Prima però di trarne conclusioni, vale la pena capire cosa sono davvero queste carte.
Il modello IRI non funziona come una previsione meteo classica. Non dice che il 15 luglio a Milano farà 38°C. Lavora su scale temporali ben più ampie, trimestri interi, e offre probabilità: quanto è probabile che le temperature si collochino al di sopra della norma climatologica, nella norma, oppure al di sotto. Ogni cella della mappa esprime una percentuale, e il colore indica la categoria più probabile, con l’intensità che ne traduce la fiducia statistica. Uno strumento di pianificazione e allerta climatica, in sostanza, più che una previsione operativa nel senso tradizionale.
L’escalation nei tre trimestri caldi
Le carte coprono tre trimestri sovrapposti: maggio-giugno-luglio, giugno-luglio-agosto e luglio-agosto-settembre. Scorrendole in sequenza si coglie una progressione che, sul piano puramente probabilistico, non lascia molto spazio all’ottimismo.
Nella prima finestra, quella che abbraccia la tarda primavera e l’avvio dell’estate, l’Europa centro-occidentale mostra già tonalità rosse diffuse, con probabilità di temperature al di sopra della norma che superano il 50-60% sulla Penisola Iberica, la Francia meridionale e l’Italia settentrionale. Alcune zone del Mediterraneo orientale registrano valori ancora più elevati, prossimi al 70%.
Con il passaggio al secondo trimestre, giugno-luglio-agosto, il segnale si intensifica (vedi immagine allegata all’articolo). I rossi scuri si espandono verso nord, raggiungendo la Scandinavia e gran parte dell’Europa orientale. L’area mediterranea, Italia compresa, appare quasi interamente nelle tonalità più cupe della scala cromatica. Le probabilità di temperature al di sopra della norma superano il 60-70% su ampie porzioni del territorio nazionale, con punte vicine o superiori al 70% sulle regioni del centro-sud.
Il terzo scenario, luglio-agosto-settembre, conferma e in certi casi amplifica il segnale. La Penisola Iberica, l’Italia meridionale, i Balcani e tutto il Nordafrica formano un unico blocco termico anomalo, una cupola rovente che si estende dal Marocco alla Turchia. Va notato però che alcune aree specifiche, tra cui porzioni dell’Italia centro-settentrionale, mostrano ancora zone bianche, dove le probabilità risultano climatologicamente neutre: la variabilità locale resta un fattore tutt’altro che trascurabile.
L’Italia nel mirino: le aree più esposte
Per l’Italia, la lettura combinata delle tre mappe suggerisce un’estate con un rischio termico elevato, concentrato in particolare tra giugno e settembre. Il meridione, la Sicilia, la Sardegna e le coste adriatiche emergono come le aree più esposte, con probabilità di anomalie positive persistenti che potrebbero tradursi in periodi prolungati di Ondate di Calore, siccità e stress idrico per l’agricoltura.
Attenzione però a non leggere queste mappe come una sentenza. Una probabilità del 65% di temperature sopra la norma significa anche che esiste un 35% di possibilità che le cose vadano diversamente. La meteorologia stagionale lavora per grandi numeri, e la realtà quotidiana può discostarsi in modo significativo dalla tendenza statistica.
IRI e ECMWF: quando i modelli non concordano del tutto
L’ECMWF, il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine con sede a Reading, pubblica anch’esso previsioni stagionali e, nelle ultime emissioni disponibili, non appare così categorico nel delineare un’estate da anomalie estreme su tutta la fascia europea e mediterranea. I segnali di anomalia positiva sono presenti, ma meno pronunciati, soprattutto sulle regioni centro-settentrionali del continente. Modelli diversi, costruiti su architetture fisico-matematiche differenti, producono stime divergenti su scale temporali così ampie. La convergenza di più sistemi verso un segnale caldo resta comunque un indicatore da tenere in considerazione.
Il contesto: oceani caldi, El Niño e Riscaldamento Globale
Tre fattori si sommano e interagiscono sotto traccia. Il primo è l’eredità termica degli oceani: il Mediterraneo, come l’Atlantico settentrionale e buona parte degli oceani tropicali, ha accumulato calore negli ultimi anni a un ritmo senza precedenti. Acque più calde significano più energia disponibile per i sistemi atmosferici e un fondo termico di base già elevato prima ancora che inizi la stagione calda.
Il secondo è il possibile ritorno di un forte El Niño: diversi centri di ricerca segnalano condizioni favorevoli allo sviluppo di un nuovo evento potenzialmente intenso nel corso del 2026. El Niño non agisce solo sul Pacifico tropicale: i suoi effetti teleconnettivi si propagano su scala planetaria, alterando il regime delle correnti a getto e aumentando la probabilità di Ondate di Calore persistenti alle medie latitudini.
Il terzo elemento, quello strutturale, è il Riscaldamento Globale. Le anomalie termiche che le mappe IRI registrano non emergono dal nulla: si innestano su una tendenza secolare che ha già spostato verso l’alto la media climatologica di riferimento. Un’estate che devia ulteriormente al rialzo su questo nuovo punto di riferimento diventa qualcosa che la storia climatica recente fatica a inquadrare.
Sarebbe sbagliato liquidare queste proiezioni come allarmismo fine a se stesso. Altrettanto sbagliato sarebbe prenderle alla lettera come un annuncio sicuro di catastrofe. Quello che comunicano, con il linguaggio proprio della probabilità, è che il sistema climatico sta inviando segnali coerenti verso un’estate potenzialmente molto calda. Quanto intensa, quanto prolungata e con quali ricadute concrete dipenderà da fattori che solo l’avanzare dei mesi potrà chiarire con sufficiente precisione.






