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      Home » El Niño 2026: il ritorno del “bambino” potrebbe fare la storia del clima mondiale
      A Prima PaginaA Scelta della RedazioneCambiamento ClimaticoMeteo News

      El Niño 2026: il ritorno del “bambino” potrebbe fare la storia del clima mondiale

      Luca Martini
      Luca Martini
      Pubblicato: 9 Aprile 2026 18:30
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      4 Min Read
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      Contents
        • I segnali che arrivano dal Pacifico
      • Moderato, forte o Super Niño?
        • Gli effetti globali tra novembre e marzo
        • Europa: cosa aspettarsi stagione per stagione
        • Credit

      I segnali che arrivano dal Pacifico

      Da settimane la comunità scientifica tiene gli occhi puntati sull’Oceano Pacifico equatoriale. I dati convergono, i modelli si accordano, e il quadro che emerge è difficile da ignorare: El Niño potrebbe fare il suo ritorno nel 2026, e farlo con una forza che pochi si aspettavano. Non si tratta di una semplice oscillazione di routine. Alcuni centri di modellistica descrivono già quello che si va profilando come un evento di portata storica, qualcosa che potrebbe portarci in un territorio climatico mai davvero attraversato.

      Una prima certezza, per quanto cauta, si può già fissare: quasi sicuramente avremo a che fare con El Niño a cavallo tra il 2026 e il 2027. Il che, tradotto in termini concreti, significa anni con ogni prerequisito per scalzare i valori più alti mai registrati nella serie storica delle temperature globali. La combinazione tra il Riscaldamento Globale di origine antropica e la spinta naturale del fenomeno rischia di portarci in un territorio climatico ancora inesplorato.

       

      Moderato, forte o Super Niño?

      Il vero nodo della questione è l’intensità. Lo scenario attualmente più probabile parla di un evento moderato o forte, con anomalie termiche nel Pacifico equatoriale comprese tra 1°C e 2°C. Già questo basterebbe da solo a innescare reazioni a catena su scala planetaria, come chiunque abbia vissuto gli effetti degli episodi passati può immaginare.

      Eppure, non mancano i modelli che prospettano qualcosa di più estremo. Un cosiddetto Super Niño, cioè un evento con anomalie superiori ai 2°C, non è fuori discussione. È già successo, basti ricordare il 1983 o il 2016, ma la differenza sostanziale è che oggi quel fenomeno si manifesterebbe in un pianeta già notevolmente più caldo rispetto a pochi decenni fa. Questo cambia le proporzioni di tutto quello che potrebbe seguire.

       

      Gli effetti globali tra novembre e marzo

      Se un Super Niño dovesse prendere forma, le conseguenze tra novembre e marzo sarebbero di prima grandezza. L’atmosfera accumulerebbe concentrazioni record di vapore acqueo, e le Ondate di Calore Marino potrebbero sbiancare i coralli su ampie porzioni del Pacifico e dell’Oceano Indiano.

      Sul fronte della siccità, Australia, Indonesia, il nord del Brasile e il Sudafrica si troverebbero a fare i conti con stagioni secche prolungate e riserve idriche sotto forte pressione. Dall’altra parte, Perù, Ecuador, il sud degli Stati Uniti e la Penisola Arabica potrebbero essere investiti da piogge torrenziali e inondazioni di intensità raramente vista. L’attività ciclonica cambierebbe volto in modo netto: meno uragani sull’Atlantico, molti di più, anche di categoria elevata, nel Pacifico orientale.

       

      Europa: cosa aspettarsi stagione per stagione

      Per la nostra Europa il quadro non sarebbe meno articolato. Un evento di questa portata porterebbe con ogni probabilità inverni insolitamente miti sulle regioni occidentali e meridionali, accompagnati però da una siccità che potrebbe pesare sull’agricoltura e sui bacini idrici. Gli autunni, caldi e instabili, potrebbero riservare episodi alluvionali localizzati, specie sulle coste del Mediterraneo.

      Le estati restano forse il capitolo più preoccupante. Le Ondate di Calore si farebbero più intense e frequenti, con il cuore del problema concentrato sull’Europa centro-orientale e sul bacino mediterraneo, Italia compresa. Non mancherebbero i contrasti violenti: temporali forti e improvvisi, soprattutto verso ovest, pronti a spezzare la siccità con irruenza. Ogni variabile dipenderà dalle condizioni iniziali di questo ciclo, che ad oggi appaiono senza precedenti nella storia climatica moderna.

       

      Credit

      • NOAA
      • NASA Earth Observatory
      • Nature Climate Change
      • Science AAAS
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      TAGGED:anomalia termicael niño 2026ondate di calorePacifico equatorialeriscaldamento globalesiccità globalesuper nino
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