Caldo da record verso fine Luglio: le mappe ECMWF vedono picchi di oltre i 46°C
Fa impressione guardarle, queste mappe. L’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) – il modello matematico su cui gran parte dell’Europa basa le proprie previsioni – traccia per l’Italia una sequenza di giornate che definire calde è quasi un eufemismo.
Giovedì 16 Luglio, a +138 ore dall’emissione, la Pianura Padana viaggia sui 37-38°C, mentre la Sardegna interna sfiora già i 44-46°C. Nulla di clamoroso ormai, si dirà. Il punto è un altro: la previsione non si ferma a questi valori assurdi.
Cosa mostrano le mappe
Giorno dopo giorno il quadro si incattivisce. Domenica 19 Luglio il caldo dilaga sul Centro, con Toscana, Umbria e Lazio interni tra 40 e 44°C. Lunedì 20 la calura estrema si espande a macchia d’olio lungo tutta la Penisola. E poi Martedì, Mercoledì, Giovedì, un crescendo che culmina Venerdì 24 Luglio, a +330 ore (una previsione che oggi, per me, è quasi fantascienza), quando praticamente l’intero dominio della carta annega in uno scenario di temperature massime prossime o superiori ai 44°C, con Sardegna e Sicilia interne fino a 46°C.
Insomma, non una fiammata isolata. Un forno acceso e lasciato lì, per più di una settimana. Un evento meteo che potrebbe rivelarsi più intenso di quello dell’estate 2017 e, per certi versi, somigliante – pur non identico – al terribile episodio del 1983.
Previsioni meteo da considerare con prudenza
Qui serve una pausa di riflessione, perché c’è il rischio di prendere queste cifre per oro colato, ma è sbagliato. Parliamo di proiezioni che spingono lo sguardo fino a quattordici giorni in avanti. A quelle distanze temporali nessun modello matematico, per quanto sofisticato, offre certezze: bastano piccole variazioni nell’assetto barico, un promontorio anticiclonico che scivola di qualche centinaio di chilometri, e lo scenario cambia faccia.
Difficilmente i 46°C della carta di Giovedì 23 Luglio si materializzeranno esattamente così, in quei luoghi, in quel giorno, anche se teoricamente possibili. Le stime a lungo termine tendono spesso a gonfiare i picchi. Vanno lette per quello che sono, ovvero un’indicazione di tendenza, non una certezza.
Potrebbe essere un assaggio del futuro estivo
Eppure. C’è un «eppure» che vale la pena cogliere, senza mostrarsi insofferenti verso questa previsione, così come verso altre che abbiamo osservato essere eccessivamente estreme.
Anche se questa specifica ondata dovesse ridimensionarsi, resta il fatto che uno dei modelli di calcolo più sofisticati del Pianeta riesca ormai a disegnare scenari del genere. Ciò che oggi appare come il caso peggiore di una singola emissione di previsione potrebbe diventare, in un futuro nemmeno troppo lontano, la normalità di un’estate qualsiasi. Il Riscaldamento Globale lavora così, in silenzio, spostando l’asticella un po’ più in alto a ogni stagione.
Le estati, ammettiamolo, sono diventate sfiancanti. Chi ci ha lavorato sotto, in un cantiere o con un abbigliamento inadatto (forze dell’ordine, vigili del fuoco, e così via), lo sa bene.
Prepararsi conviene
E allora la domanda vera non è tanto se questi 46°C arriveranno la prossima settimana. È un’altra: saremo pronti quando arriveranno davvero? Alla calura che abbiamo avuto e che avremo, per esempio, siamo solo parzialmente preparati. In Italia i climatizzatori sono ormai diffusi, ma non nelle scuole, in particolare in quelle dell’infanzia, né in molti altri luoghi, tra cui le carceri.
E sì, le carceri: non è detto che chi deve espiare una pena debba morire di caldo in stanzine anguste e sovraffollate. Ma non basta: serve una politica seria sul lavoro all’aperto e sull’abbigliamento di servizio da indossare in piena estate. Dobbiamo imparare dai Paesi dove fa caldissimo, da quelli più moderni come gli Emirati Arabi Uniti, penso a Dubai e non solo. Città moderne che vivono periodi di calura impensabili per noi mediterranei, eppure riescono a gestirli. Tutto questo richiederà una maggiore quantità di energia, e ciò rischia di incrementare le emissioni di gas serra. Esistono comunque vari accorgimenti, diverse soluzioni da adottare.
Prepararsi, in concreto, vuol dire ripensare il modo in cui abitiamo e alimentiamo le nostre città. La climatizzazione diffusa non è più un lusso ma quasi una necessità sanitaria, meglio ancora se affidata a impianti caldo/freddo capaci di servire l’inverno e l’estate con lo stesso apparecchio. Dove il terreno lo consente, il raffrescamento naturale attraverso la geotermia offre una via elegante per abbassare i gradi in casa senza dissanguare la bolletta.
Poi c’è il nervo scoperto dell’intero sistema di rete elettrica. Le condotte di distribuzione, spesso posate troppo in superficie, sovente proprio sotto l’asfalto che diventa incandescente, incassano il riscaldamento diurno e poi il rilascio lento della calura notturna, subendo un doppio stress che le logora e apre la porta ai blackout, proprio nelle ore in cui i condizionatori girano a pieno regime. Programmarne la ristrutturazione, interrarle a maggiore profondità, non è spesa rimandabile a tempo indeterminato.
Le carte dell’ECMWF, in fondo, ci stanno facendo un favore. Ci mostrano il conto prima che arrivi.
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