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Fin dove possono salire i termometri in Italia

La massa d'aria rovente in risalita dal Nord dell'Africa si prepara a toccare l'apice proprio nei prossimi giorni, con valori che sulle Isole Maggiori rischiano di avvicinarsi a soglie mai viste sul Mediterraneo: ecco cosa aspettarsi e, soprattutto, quando tutto questo potrà finire.

Federico De Michelis di Federico De Michelis
09 Lug 2026 - 17:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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Verso il picco dell’ondata africana

Ci siamo. Stiamo per entrare nel cuore di quella che ha tutta l’aria di essere una delle ondate di caldo più feroci degli ultimi anni. Le condizioni, diciamolo senza giri di parole, sono pessime, e nei prossimi giorni sono destinate a peggiorare ulteriormente.

Fino a poco tempo fa i modelli collocavano proprio in queste giornate l’apice della fiammata. Poi, aggiornamento dopo aggiornamento, abbiamo dovuto ricrederci: il picco è slittato in avanti di qualche giorno, per fortuna, ma la prossima settimana rischia di rivelarsi qualcosa di molto vicino all’inferno. E su questo i centri di calcolo vanno d’amore e d’accordo, perché puntano tutti su valori termici superiori agli attuali, un segnale che il grande caldo di matrice africana è pronto a rilanciare.

Quanto saliranno ancora, allora? Come avevamo preannunciato tempo fa, parecchie zone d’Italia dovrebbero toccare i 28°C, addirittura i 30°C, alla quota di 1500 metri. Un valore folle, per non dire assurdo, roba da deserto vero e proprio. Parliamo di cifre che di norma si osservano sul Nordafrica in situazioni particolari; certo, può capitare che facciano capolino anche sul Mediterraneo, ma restano eccezioni che si contano sulle dita di una mano.

Ed è qui che il discorso si fa serio. Rischiamo di dover parlare di temperature record, valori capaci di superare i 45°C, e a questo punto non si può nemmeno escludere che localmente si sfiorino i 50°C. Sì, avete letto bene. Cinquanta gradi. C’è poi un elemento che non possiamo ignorare, ovvero la durata: l’ondata di calore proseguirà per oltre una settimana.

 

Il caldo afoso e la durata che fa la differenza

Significa una cosa sola, e lo abbiamo già sottolineato di recente: la massa d’aria rovente africana finirà per caricarsi di umidità. Il risultato? Ci ritroveremo tra le grinfie del peggior caldo che esista, quello afoso. Va detto, comunque, che tra una regione e l’altra ci saranno differenze anche marcate. I valori più estremi, quelli citati poco sopra, dovrebbero riguardare in prima battuta le due Isole Maggiori, con la Sardegna in cima alla lista.

Altrove, con ogni probabilità, sarà meno esasperante. Ma attenzione, si parla comunque di 20°C a 1500 metri di quota, il che, tradotto al suolo, vuol dire punte di temperatura massima oltre i 35°C in tante città dello stivale. E siccome, come detto, sarà caldo afoso, la percezione risulterà ancora più opprimente: ecco perché potremmo trovarci di fronte a una delle peggiori fiammate dell’Estate, e non solo di questa. A pesare, oltre ai numeri delle massime, saranno soprattutto le notti tropicali, quelle in cui il calore accumulato di giorno fatica a disperdersi.

 

Fine ondata di caldo: pericolosità dei temporali

Lo sguardo, intanto, corre già all’ultima settimana di luglio. Pare infatti che dell’aria più fresca in arrivo da nord possa finalmente mettere la parola fine a questa lunga sfuriata. Un’ipotesi, sia chiaro, tutta da confermare, che andrà seguita con la massima attenzione. Perché con tanta energia accumulata in gioco, il rischio è quello di passare da un estremo all’altro, dai temporali di calore isolati a fenomeni ben più violenti, come lascia intendere anche la possibile svolta più fresca a metà mese. Del resto lo abbiamo imparato a nostre spese: quando l’atmosfera è così carica, il conto lo si paga con grandinate, colpi di vento e nubifragi improvvisi, spesso dove meno te lo aspetti, un aspetto raccontato bene parlando degli effetti di questa nuova ondata.

 

Perché gli eventi estremi sono sempre più frequenti

Subirli in silenzio, va bene. Anzi, bene non va per niente. D’altronde farci qualcosa non possiamo, però chiedersi da dove arrivino certi eventi non sarebbe poi così peregrino. Non lo sarebbe, per dire, in una settimana come questa, che ha i numeri per candidarsi a peggiore degli ultimi anni sul fronte del caldo. Le temperature, già sopra le righe, continueranno a salire fino a toccare picchi mai esplorati.

Quando dicevamo che luglio sarebbe stato un mese eccezionalmente africano, insomma, non stavamo esagerando. E il timore, ahinoi, è che il peggio non sia ancora alle spalle: le potenzialità dell’anticiclone africano, che torna puntualmente a rialzare la testa, di solito raggiungono il massimo ad agosto. Senza mettere il carro davanti ai buoi, anche il prossimo potrebbe rivelarsi un mese infuocato. Ma per quale motivo sta succedendo tutto questo?

Beh, chi ci segue da mesi lo sa: le dinamiche atmosferiche di fine inverno lasciavano presagire ripercussioni pesanti non solo sulla primavera, ma sull’intera stagione calda. Poi ci si è messo pure El Niño, tornato prepotentemente in scena sullo scacchiere climatico mondiale, gettando altra benzina sul fuoco. Un intreccio di cause, insomma, che ci sta spingendo verso eventi capaci di entrare nei libri di storia. Perché diciamola tutta: le temperature dei prossimi giorni potrebbero essere le più alte mai registrate sul Mediterraneo.

 

E non finisce qui. Non possiamo escludere che negli anni a venire la situazione peggiori ancora, perché ormai lo sappiamo, al peggio raramente c’è un limite. Soprattutto se il trend, così come sta accadendo, continua a puntare dritto verso un caldo che sembra non conoscere freni, in un contesto di Riscaldamento Globale che vede il nostro continente scaldarsi più in fretta del resto del pianeta, come confermano anche i più recenti scenari sul ritorno dell’instabilità.

 

Credit

  • Copernicus Climate Change Service
  • World Meteorological Organization
  • NOAA
  • Copernicus Marine Service
  • International Research Institute for Climate and Society

 

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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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