L’estate 2026 non molla la presa. Anzi, rilancia. Dopo la breve tregua regalata dalla goccia fredda dei primi giorni di luglio, quando qualche temporale aveva illuso mezza Italia, il grande caldo di matrice africana è tornato a riprendersi la scena sul Mediterraneo. E stavolta, diciamolo, si fa sul serio.
Il modello americano GFS rincara la dose. Per mercoledì 15 luglio disegna una lingua d’aria rovente che dal Nord Africa si allunga verso la Penisola, con isoterme di +28°C a 1500 metri. Tradotto al suolo? Significa temperature oltre i 40°C su gran parte delle pianure, soprattutto lungo il versante tirrenico e sul settore nordoccidentale. Un’ondata di calore eccezionale, capace di far cadere parecchi record e di proiettare questa stagione tra le più torride mai osservate, forse oltre quella tristemente celebre del 2003.
Caldo estremo verso metà luglio, si punta oltre i 40°C
Il Mediterraneo, ormai stabilmente sotto l’ala di un anticiclone subtropicale africano, si conferma una delle aree più calde e vulnerabili del Pianeta. L’energia accumulata nei bassi strati, unita alla scarsa ventilazione e a un’umidità facilmente elevata, renderà l’aria opprimente e difficile da sopportare anche col buio. Perché il problema, come spesso accade, non sono soltanto le massime. È la notte a non dare respiro.
Le grandi città rischiano giornate di fuoco. A Roma, Firenze, Bologna, Milano e Torino le massime potrebbero superare i 40°C, con minime che faticheranno a scendere sotto i 27°C. Sono le famigerate notti tropicali, quelle in cui il calore accumulato di giorno resta appiccicato all’asfalto e l’effetto isola di calore amplifica il disagio, in primis per anziani, bambini e persone più fragili. I bollettini sulle ondate di calore e le misure di allerta parlano già chiaro.
Sardegna nel mirino, termometri verso i 45°C
Questa volta l’obiettivo del promontorio rovente cambia bersaglio. Dopo aver graziato a lungo l’ovest della Penisola, con la Spagna e la Francia letteralmente in fornace, l’alta pressione africana punta il cuore del Mediterraneo. E il meridione, stavolta, pagherà il prezzo più salato.
Già sul finire della settimana masse d’aria bollenti raggiungeranno le Isole Maggiori. In Sardegna si potrebbero toccare punte oltre i 40°C, con il rischio concreto, nelle zone interne più riparate dal mare, di veder schizzare la colonnina fino alla soglia dei 45°C come picco estremo. Roba da record, non c’è che dire. Discorso diverso al settentrione e sulle regioni adriatiche, dove la calura verrà smorzata a suon di temporali.
Timida svolta dal 17 luglio, tornano i temporali
C’è però uno spiraglio, per fortuna. I modelli lasciano intravedere una speranza di sollievo: da giovedì 17 luglio il GFS e altri centri di calcolo ipotizzano l’inserimento di modeste saccature atlantiche sulle regioni settentrionali e, marginalmente, sul centro. Impulsi che non scardineranno la struttura anticiclonica, sia chiaro, ma che potrebbero innescare temporali organizzati e localmente intensi, regalando un parziale refrigerio dopo giorni di brace.
La fase peggiore, insomma, è attesa tra il 15 e il 18 luglio. Solo dopo il 20 affiorano i primi timidi segnali di un possibile cambiamento, tutto ancora da confermare. Servirà pazienza, tanta.
Estati stravolte, ecco perché fa sempre più caldo
Fa sempre più caldo, e non è un semplice modo di dire. Ogni ondata di calore rischia di essere seguita da una peggiore, ed è esattamente quello che stiamo osservando in questa prima parte dell’estate. A parità di configurazione, le masse d’aria che raggiungono l’Italia d’estate arrivano oggi con termiche ben più elevate in quota rispetto a trenta o cinquant’anni fa. Non è solo questione di estremi, però. È cambiata la frequenza, il ritmo, la stessa idea di normalità.
L’estate mediterranea di un tempo, quella cullata dall’anticiclone delle Azzorre, pare ormai un ricordo sbiadito. Al suo posto un copione che si ripete, fiammata dopo fiammata, figlio di un Riscaldamento Globale che continua a macinare chilometri. Ci attende una settimana che potrebbe entrare negli annali della meteorologia italiana. L’estate 2026 si sta rivelando tosta, persistente, storica. Ma solo l’evoluzione di agosto ci dirà se sarà davvero la più calda di sempre.
Credit