Ricordate giugno? Le condizioni della prima metà del mese, intendo. Lo chiedo perché in meteorologia la memoria è sempre troppo corta, e dimentichiamo in fretta.
Fu un periodo davvero fuori dall’ordinario, segnato da un’instabilità atmosferica che mise sotto scacco molte regioni. Temporali a raffica, parecchi dei quali scaricarono al suolo quantità d’acqua impressionanti nel giro di pochissimo. E si arrivava, per giunta, da un maggio eccezionalmente piovoso: terreni già zuppi, incapaci di assorbire un’altra goccia. Insomma, la frittata era servita.
Giugno bagnato e la prima vampata di calore
Dopo quella parentesi umida arrivò la prima intensa ondata di caldo. Durò il giusto, per fortuna. Nessuno, in quei giorni, avrebbe scommesso su un luglio interamente plasmato dall’anticiclone africano, e in tanti si chiedevano che ne sarebbe stato dell’estate 2026.
Eccola, la risposta. Il meteo africano “salverà” l’estate 2026. Avevate qualche dubbio? Noi no. Non a caso, già da maggio avevamo delineato un quadro mensile dominato in lungo e in largo dall’anticiclone africano, con picchi inesplorati e caldo record. Puntare sul gran caldo di matrice sahariana, del resto, è ormai una scommessa che si vince quasi sempre.
Nessuna sfera di cristallo, sia chiaro. Quell’ipotesi nasceva da un lavoro paziente di lettura dei pattern climatici, segnali che già dallo scorso inverno lasciavano intravedere l’andamento di primavera ed estate. Certo, dire che il meteo africano “salverà” la stagione fa un po’ sorridere, ed è proprio lì che stiamo ironizzando: chi nutriva dubbi sull’andamento stagionale, beh, dovrà ricredersi. Luglio, e con ogni probabilità anche agosto, ci ricorderanno cosa vuol dire fare i conti con l’anticiclone subtropicale.
Estate mediterranea, quella di una volta non torna
I più giovani non lo sanno. Le estati non erano questa fornace. Chi è nato negli anni Duemila ha conosciuto soltanto l’anticiclone africano, e crede che sia la normalità.
E invece no. La normalità sarebbe un’altra… Ve lo ricordate, l’anticiclone delle Azzorre? Ecco, quella era l’estate mediterranea, quella che il mondo intero ci invidiava. Tutti sognavano di venire in Italia, o comunque in un angolo qualsiasi del Mediterraneo, perché il termometro non toccava mai vette insopportabili. Gradevoli forse è dir troppo, faceva caldo eccome, e spesso si sfondavano i 30°C. Ma le punte di 35°C? Roba rara, da segnare sul calendario, e allora sì che si parlava di caldo eccessivo.
Poi le carte in tavola sono cambiate. Il Riscaldamento Globale e i cambiamenti climatici che ne discendono hanno bussato anche alle porte del Mediterraneo. Risultato: la normalità è stata riscritta. L’anticiclone delle Azzorre ha ceduto il passo all’anticiclone africano, e quest’ultimo si è preso la scena senza più mollarla.
Un tempo veniva a trovarci due o tre volte l’anno, giusto qualche giornata e poi via. Oggi, quando arriva, difficilmente lascia spazio ad altro.
Ecco perché parliamo di un meteo che non c’è più. L’estate mediterranea non la si vede da un pezzo, e chissà quando tornerà. Anzi, viene da chiedersi se tornerà mai, perché il processo di riscaldamento macina chilometri e, finché non si cambierà registro, sarà sempre l’anticiclone africano a dettare legge sopra le nostre teste.