
L’ombra di un El Niño estremo si allunga sul 2026
(TEMPOITALIA.IT) In questo approfondimento analizziamo con attenzione la concreta possibilità di assistere a un evento di El Niño in versione Strong, una prospettiva che sta mettendo in allerta la comunità scientifica internazionale. Per chi non avesse dimestichezza con questi termini, parliamo di una teleconnessione meteoclimatica di proporzioni gigantesche, capace di stravolgere completamente le dinamiche atmosferiche su scala globale. Le proiezioni elaborate dal prestigioso modello ECMWF puntano con decisione verso un’anomalia termica superiore ai 2°C tra la fine di Agosto e i primi giorni di Ottobre del 2026. Se questa proiezione dovesse trasformarsi in realtà, ci troveremmo di fronte a un episodio di rara potenza, in grado di condizionare il clima di ogni continente, compresa l’Europa.
Cosa sta accadendo all’Oceano Pacifico
Attualmente la situazione vede ancora la presenza delle acque relativamente fresche della La Niña, con un mare leggermente più freddo della norma che domina il settore orientale. Tuttavia, il sistema oceanico sta cambiando volto con una rapidità che lascia sbalorditi gli esperti. Sotto la superficie dell’Oceano Pacifico occidentale si è infatti accumulata una quantità enorme di energia termica, una vera e propria bomba di calore pronta a esplodere e a spostarsi verso oriente. La questione tecnica è estremamente complessa e non è nostra intenzione annoiarvi con grafici incomprensibili, ma c’è un dettaglio fondamentale che salta all’occhio: la distribuzione di questo calore anomalo ricorda in modo impressionante le configurazioni più estreme registrate negli ultimi decenni. La memoria corre subito agli anni storici, come il 1997-98 e il 2015-16 periodi in cui gli episodi di El Niño furono talmente violenti da riscrivere la storia della climatologia mondiale. Sebbene sia ancora presto per avere certezze assolute, gli indizi che ci portano in quella direzione aumentano giorno dopo giorno.
Le pesanti conseguenze sul clima globale
Qualora si verificasse una fase meteoclimatica così intensa legata a El Niño, le ripercussioni sulla circolazione atmosferica planetaria sarebbero notevoli. Nell’Oceano Atlantico tropicale, ad esempio, si osserva di frequente un netto calo nel numero e nell’intensità degli uragani, ma questo apparente beneficio viene bilanciato da precipitazioni del tutto squilibrate in altre zone del globo. C’è però un aspetto ancora più preoccupante: l’oceano, quando raggiunge queste temperature, trasferisce una massa enorme di calore all’atmosfera sovrastante. Per questo motivo, gli anni dominati da tale fenomeno, e in particolare quelli immediatamente successivi, segnano quasi sempre record assoluti nelle temperature medie del pianeta.
Record termici e l’influenza del Vortice Polare
È già successo nel 1998 e si è ripetuto nel 2016, i due anni più caldi mai registrati in concomitanza con una fase di El Niño molto forte. Bisogna però chiarire un concetto essenziale: un record termico globale non implica necessariamente che il caldo batterà ogni primato in ogni singolo angolo della Terra. Le dinamiche regionali, spesso influenzate dai movimenti del Vortice Polare e dalle correnti locali, seguono logiche indipendenti che possono regalare anomalie termiche di segno opposto rispetto al trend generale. Tuttavia, il quadro d’insieme punta inesorabilmente verso un pianeta sempre più caldo, oserei dire bollente. Le condizioni meteorologiche del futuro prossimo potrebbero destare serie preoccupazioni, specialmente se accompagnate da queste fasi oceaniche così spinte. Resta da capire come la nostra Penisola e il Mediterraneo reagiranno a questo surplus di energia, in un contesto dove anche i piccoli cambiamenti nelle correnti possono fare la differenza tra una stagione mite e una caratterizzata da eventi estremi.
CREDITS (TEMPOITALIA.IT)









