
Estati oltre 40°C nel Regno Unito: l’allarme del Met Office
(TEMPOITALIA.IT) Quaranta gradi in Gran Bretagna. Non sarà più un’anomalia irripetibile, non sarà più uno scenario da fantascienza climatica. Il superamento della soglia dei 40 °C è avvenuto il 19 luglio 2022 a 40,3 °C a Coningsby (Lincolnshire), All’aeroporto di Heathrow (Londra) sono stati registrati 40,2 °C, indicati come il valore più alto mai misurato attorno alla capitale inglese.
40°C potrebbe diventare un appuntamento quasi ricorrente nei prossimi decenni, non diffusamente, ma nelle località a maggiori rischio, generalmente quelle attorno a Londra e nel cuore urbano della grande città inglese.
Il Met Office, il servizio meteorologico nazionale britannico, lo dice senza mezze misure: prepararsi è urgente, perché la probabilità di estati con temperature estreme sta crescendo a una velocità che nemmeno i modelli più prudenti avevano previsto.
Il record del luglio 2022
Quel Luglio brucia ancora nella memoria degli addetti ai lavori e non è stato dimenicato da molti inglesi. Le immagini di campagne in fiamme, scuole chiuse, rotaie deformate dalla calura estrema e più di 1.200 decessi in eccesso in poche settimane raccontano con chiarezza cosa succede quando il caldo estremo si manifesta su aree urbane con infrastrutture non progettate per gestirlo. Gli scienziati hanno poi stabilito che quell’ondata di calore era stata resa almeno dieci volte più probabile dai cambiamenti climatici. Non un fattore marginale, insomma. Il cambiamento climatico è un moltiplicatore, e non solo per Londra, perché anche in Italia non si scherza proprio con la calura estiva, quella attesa per cacciar via il freddo e fresco, ma che poi si rivela soprattutto qui in Italia, fastiosa, irritante, insopportabile.
Gillian Kay, ricercatrice del Met Office che ha guidato lo studio, ha simulato oltre 2.500 estati britanniche nelle condizioni climatiche del 2023. I risultati sono inequivocabili: c’è una probabilità del 50% che nei prossimi dodici anni il Regno Unito superi la soglia dei 40°C. Una chance su due, non un rischio residuale.
Come cresce il pericolo 40 gradi
Ciò che colpisce, più della cifra assoluta, è la velocità con cui il rischio si è impennato. Rispetto agli anni Ottanta, la probabilità di un’estate con temperature superiori ai 40°C si è sestuplicata. Dal 2000 a oggi è quasi triplicata, un’accelerazione senza precedenti nella storia climatica recente del paese e difficile da ricondurre a semplice variabilità naturale.
Le simulazioni dei super calcolatori spingono lo sguardo ancora oltre. Le temperature superiori a 42°C hanno ormai una probabilità dell’1% di verificarsi ogni anno, un valore percentuale basso, ma concreto. E la temperatura massima teoricamente raggiungibile nelle attuali condizioni climatiche è di 46,6°C (follia pura), un picco che la dottoressa Kay definisce “estremamente raro”, ma che non è più impossibile come pareva fino a qualche decennio fa. La soglia che è plausibile si è spostata in modo strutturale, e i modelli matematici ne prendono semplicemente atto prospettando ipotesi probabilistiche.
Come nasce un’ondata di calore nel Nord dell’Europa
Il meccanismo è sempre simile. Un’Alta Pressione persistente si installa sull’Europa continentale, trattiene l’aria calda per giorni, poi la spinge verso le aree meridionali e orientali del Regno Unito dove si genera una condizione atmosferica nota come Heat Dome, con una compressione dell’aria nei bassi strati atmosferici. Un ingranaggio che con il clima che si riscalda rischia di manifestarsi sempre più spesso.
Cambia anche la durata di questi episodi di caldo. L’estate del 1976, con un evento meteo di calura storica in Gran Bretagna, vide le temperature diurne restare sopra i 28°C per circa due settimane. Nelle condizioni climatiche attuali, quella stessa situazione potrebbe protrarsi per oltre un mese intero. Le simulazioni mostrano persino scenari con tre o quattro giorni consecutivi sopra i 40°C. Ormai, questa non è fantascienza, è la statistica di un clima che accelera.
Il corpo umano non è abituato a impennate termiche simili, specie nei climi umidi e freschi come le Isole Britanniche
Le ondate di calore prolungate sono pericolose per ragioni che vanno ben oltre il semplice disagio fisico. Quando il caldo non cala neanche di notte, il corpo non recupera, e i rischi cardiovascolari crescono in modo significativo. Gli studi scientifici documentano un aumento della mortalità per arresto cardiaco e ictus durante i periodi di caldo prolungato. Il problema è ancora più grave nelle regioni dove il caldo persistente è insolito, come il Regno Unito, dove le abitazioni raramente dispongono di impianti di raffreddamento. In effetti, non è solo una questione climatica. È una questione di infrastrutture, di sistemi sanitari, di politiche urbane. Un problema che per altro interessa anche la vicinissima regione parigina, dove il caldo estivo batte ormai molto spesso, con estrema intensità, intervallato da periodi di fresco clima oceanico.
La dottoressa ha esortato le autorità pubbliche a sottoporre i propri sistemi a “stress test” per verificarne la tenuta in condizioni estreme. “Il Met Office e altre organizzazioni simili affermano da tempo che, con il cambiamento climatico, dovremmo aspettarci ondate di calore più intense e frequenti”, ha dichiarato la ricercatrice. “Questo è esattamente ciò che emerge dallo studio.” Parole che non lasciano spazio a interpretazioni.
Il caldo come nuova normalità
“Sono possibili temperature di diversi gradi superiori a quelle che abbiamo visto nel Luglio 2022, e dovremmo prepararci”, afferma la dottoressa Kay. La temperatura di 40°C del 2022 aveva fatto scalpore in tutto il Mondo, sembrava qualcosa di straordinario. Oggi, a distanza di pochi anni, emerge che non era un’anomalia irripetibile, ma un’anticipazione. Un segnale di ciò che si sta instaurando come nuova normalità climatica.
Nel frattempo, lo stesso scenario si delinea su scala più ampia. Le proiezioni per l’estate 2026 in Europa raccontano di un continente alle prese con ondate di calore sempre più frequenti, alimentate da un Anticiclone Africano in espansione verso nord. Non è un problema solo britannico, insomma. È la traiettoria dell’intero continente, e il Regno Unito è soltanto tra i vari Paesi a fare i conti con i limiti di un sistema che non ha avuto il tempo di adattarsi. Anche in Italia non va bene. Non ci sono leggi severe per il lavoro in esterno oltre una certa temperatura, che poi si dovrebbe calcolare la sensazione termica, non quella del termometro. In Italia non ci sono strutture di accoglienza climatizzate nelle grandi città, attanagliate dall’isola di calore urbano. Sono inefficienza non di poco conto, ma c’è anche da sottolineare che il cambiamento climatico è entrato nella politica, e se alcuni Governi stanno correndo ai ripari, altri sono arretrati e anzi, lo negano. (TEMPOITALIA.IT)









