(TEMPOITALIA.IT) È affascinante osservare come una teoria nata per spiegare la mitezza degli inverni possa oggi aiutarci a decifrare l’estremizzazione delle ondate di calore estive. Se il meccanismo descritto da Richard Seager identifica nelle Montagne Rocciose il “regista” della traiettoria dei venti atlantici – argomento che abbiamo trattato in un precedente articolo -, l’attuale crisi climatica sta portando quel sistema a lavorare sotto un carico energetico senza precedenti. In pratica, le “istruzioni di volo” per l’aria che arriva in Europa sono ancora scritte dai rilievi americani, ma il contenuto di quella massa d’aria è diventato molto più esplosivo.
Il legame tra l’orografia americana e le temperature record in Europa
Secondo la visione di Seager, l’assetto delle Montagne Rocciose impone al Flusso del Getto una curvatura che favorisce mediamente correnti da sud-ovest. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a una deformazione di queste onde atmosferiche, note come Onde di Rossby. Quando queste onde diventano eccessivamente ampie e lente, quasi immobili, il richiamo di aria calda non si limita più a lambire il continente, ma trascina masse d’aria roventi direttamente dal Sahara fino a lambire la Penisola Scandinava. Il “binario” creato dalle montagne americane è rimasto lo stesso, ma la velocità e l’ampiezza delle oscillazioni sono cambiate radicalmente.
Onde di rossby più ampie e stazionarie: la ricetta per il caldo estremo
Il riscaldamento globale sta alterando il contrasto termico tra il Polo Nord e l’Equatore, indebolendo la forza del Flusso del Getto. Un getto più debole tende a “meandrizzare” maggiormente, proprio come un fiume in pianura. In questo scenario, la deviazione imposta dalle Montagne Rocciose può innescare onde di calore stazionarie, chiamate blocchi atmosferici. Invece di avere un flusso fluido di aria oceanica temperata, l’Europa si ritrova intrappolata per settimane sotto una cupola di calore alimentata da quella risalita da sud-ovest che finisce però per amplificare l’effetto di risalita dell’aria torrida dal Sahara verso l’Europa, specie quando la zona di convergenza intertropicale sale anomalmente verso Nord.
L’amplificazione del richiamo subtropicale e l’influenza del Nord Africa
Un altro punto fondamentale della ricerca di Seager riguarda il ruolo dell’Oceano Atlantico come batteria termica. Con l’aumento delle temperature globali, anche la superficie dell’Atlantico è molto più calda rispetto al passato. Di conseguenza, quando i venti curvano verso l’Europa, non trasportano più solo mitezza, ma una quantità enorme di calore sensibile e umidità. Questo trasforma il Mar Mediterraneo e il continente in un’estensione del clima subtropicale, rendendo le ondate di calore non solo più frequenti, ma anche molto più intense e durature, con picchi che ormai superano regolarmente i 40°C in molte aree della Francia, della Spagna e dell’Italia.
Un sistema climatico che si sta radicalizzando
Se le Montagne Rocciose in combinazione con la Corrente del Golfo continuano a garantire che l’Europa non abbia il clima del Canada orientale, il rovescio della medaglia è che lo stesso meccanismo facilita l’ingresso di masse d’aria nord-africane. In un mondo più caldo, la deviazione verso sud-ovest agisce come una rampa di lancio per l’Anticiclone Africano. Il risultato è uno sconvolgimento dei cicli stagionali: inverni troppo miti e siccitosi seguiti da estati feroci, tutto guidato da una circolazione atmosferica che, pur mantenendo la sua struttura orografica, è ora alimentata da un’energia termica fuori scala rispetto ai secoli scorsi.
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