(TEMPOITALIA.IT) In questi ultimi anni abbiamo assistito a stagioni invernali profondamente diverse tra loro, in cui si sono alternati periodi eccessivamente piovosi o alluvionali a lunghi periodi di siccità, sia al Nord Italia che lungo le regioni peninsulari e nelle isole maggiori. Anche quest’anno si sono alternate situazioni opposte, ma ormai da oltre un mese hanno prevalso condizioni marcatamente perturbate e moderatamente fredde, almeno rispetto alle annate più recenti. Ora ci troviamo di fronte a un vero e proprio bivio meteorologico: l’inizio di febbraio si preannuncia come un momento di estrema variabilità, capace di ribaltare gli equilibri climatici in tempi brevissimi. Non fatevi ingannare dai primi raggi di sole: Febbraio è, storicamente, il re dei “bluff” meteorologici.
Febbraio: un mese storicamente fuori dagli schemi
Febbraio non è quasi mai un mese lineare. È un periodo dell’anno che si comporta in modo estremamente capriccioso, poiché il Vortice Polare tende a diventare ancora più instabile rispetto a quanto osservato nel cuore dell’inverno. Si accentuano gli scambi di masse d’aria tra le latitudini polari e quelle mediterranee, aumentando drasticamente la probabilità di ondate di freddo. Non è un caso che le configurazioni più estreme della storia recente, come quelle del 2012 o del 2018, si siano manifestate proprio in questo frangente.
Il nucleo siberiano e la “trappola” del richiamo mite
I modelli matematici evidenziano una configurazione dicotomica per la prima decade del mese. Mentre a Nord si osserva la formazione di un nucleo di aria continentale molto fredda in discesa dalla Siberia occidentale verso la Germania e l’Europa settentrionale, l’area mediterranea risponde con correnti molto miti richiamate dal Nord Africa.
È fondamentale non farsi trarre in inganno: queste fasi miti non rappresentano affatto una primavera precoce. Si tratta di eventi temporanei che spesso fungono da “esca”: le basse pressioni mediterranee, mentre richiamano aria calda da sud, possono innescare con la stessa velocità la discesa del gelo siderale accumulato appena oltre l’arco alpino. Basterebbe un temporaneo cedimento delle correnti oceaniche per permettere a questo blocco gelido di scivolare verso il Mediterraneo.
Un quadro globale di freddo estremo e mari ghiacciati
Mentre l’Italia vive questa fase di attesa, il resto dell’Emisfero Settentrionale sta già sperimentando un inverno d’altri tempi. In Nord America, stiamo assistendo a un gelo storico che dura ormai da settimane: le immagini di New York con il traffico fluviale bloccato dal ghiaccio sull’Hudson e il freddo arrivato fino al nord della Florida testimoniano un evento che non si vedeva da almeno trent’anni.
Spostandoci verso l’Europa, la situazione non è meno drammatica:
- Nell’Europa Orientale, tra Ucraina e Russia, il gelo intenso sta mettendo a dura prova le infrastrutture energetiche e di riscaldamento.
- Nel Nord Europa, i mari del Golfo di Botnia sono completamente gelati e blocchi di ghiaccio navigano persino tra Danimarca e Svezia, bloccando fiumi e laghi come accadeva negli inverni più rigidi del passato.
La “nuova normalità” del meteo estremo
Questa situazione non può essere definita “non invernale” solo perché in Italia manca temporaneamente la neve in pianura. Tutto rientra in quella che la scienza definisce Amplificazione Artica: una dinamica legata al cambiamento climatico che favorisce condizioni fuori dagli schemi tradizionali.
Le vecchie regole del clima sembrano superate: oggi il meteo si manifesta in modo improvviso, violento ed estremo. La visione deve essere ampia, poiché ciò che accade in America o in Russia ha ripercussioni dirette sull’Europa. L’Italia non è affatto fuori pericolo e il rischio di ondate di gelo intense, capaci di protrarsi fino a Marzo, resta concreto e supportato da indici climatici favorevoli a colpi di scena improvvisi.
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