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Super El Niño alle porte: l’Estate 2026 può riscrivere le regole del meteo mondiale

Luca Martini di Luca Martini
03 Mag 2026 - 17:00
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) La Niña è ormai alle spalle. Nel Pacifico equatoriale qualcosa si sta muovendo con una rapidità che lascia poco spazio all’ottimismo: il calore accumulato negli strati profondi dell’oceano sta risalendo verso la superficie, le temperature hanno già raggiunto i 29°C nelle zone a massimo rischio, tre gradi in più rispetto a soli quattro mesi fa. Un incremento che, applicato all’enorme massa d’acqua coinvolta, i climatologi definiscono senza mezzi termini mostruoso. All’orizzonte prende forma un El Niño molto intenso, con i tratti di un possibile Super El Niño, e le sue conseguenze non si fermeranno ai confini del Pacifico.

 

Cosa è l’ENSO e cosa comporta

El Niño fa parte di un sistema più ampio chiamato ENSO, che alterna fasi calde e fredde del Pacifico equatoriale. In condizioni normali gli alisei soffiano da est verso ovest, accumulando acqua calda nel Pacifico occidentale. Quando si indeboliscono, quella massa d’acqua scivola verso est, scalda le coste del Sud America, tra Perù ed Ecuador, e cambia la distribuzione delle piogge e delle temperature su scala globale. La circolazione atmosferica tropicale si sposta, il getto polare si ridisegna e quello che accade a migliaia di chilometri di distanza finisce per modificare anche il modo in cui piove, arriva il caldo o si prosciugano i terreni in Italia.

Il punto cruciale è il confronto con il passato. Il caso più estremo mai registrato, quello del 2015, vide le temperature superficiali del Pacifico centrale sfiorare i 30°C nel mese di Novembre. Con il trend attuale, quel record rischia di essere largamente superato. Una serie storica iniziata nel 1982 non aveva mai prodotto dati simili: siamo di fronte a qualcosa di inedito, che si innesca peraltro su un pianeta già notevolmente più caldo rispetto all’ultimo grande evento.

 

Cosa cambia per l’Italia e il Mediterraneo

I principali centri di previsione raccontano una storia piuttosto concorde. L’Europa va verso un’estate più calda della media, con anomalie positive che si estendono dal Mediterraneo fino al centro e al nord del continente. Le mappe mostrano aria più mite in arrivo da ovest e da sud-ovest, pilotata da aree di bassa pressione tra l’Atlantico nord-orientale e la Penisola Iberica. Una configurazione di questo tipo spinge verso il Mediterraneo masse d’aria subtropicale molto calda, favorendo ondate di calore frequenti, soprattutto al Sud e nelle grandi pianure interne.

Va chiarito però un aspetto importante. In Italia le condizioni di caldo estremo vengono dettate dall’Anticiclone Africano, che agisce a prescindere dalle fasi ENSO. El Niño amplifica il sistema, non lo sostituisce. Quel che accade è che un episodio intenso tende a spingere l’Anticiclone subtropicale più a nord del solito, rendendo le ondate di calore sul Mediterraneo più frequenti e più lunghe. Con il Riscaldamento Globale che fa da amplificatore, ogni anomalia che parte dal Pacifico arriva da noi con una forza che vent’anni fa non aveva.

 

Il doppio volto: caldo africano e temporali violenti

L’estate 2026 non si annuncia però come un blocco monolitico di sole e caldo. Le proiezioni indicano precipitazioni oltre la norma su ampie zone del Mediterraneo e dell’Europa meridionale. L’alta pressione si alternerà a fasi più dinamiche, con temporali intensi soprattutto nei passaggi tra le ondate di calore e le rinfrescate atlantiche. Il Mediterraneo è spesso il punto d’incontro tra aria molto calda e correnti più fresche da ovest o nord-ovest: in estate, questo contrasto può facilmente sfociare in fenomeni violenti su scala locale. Il problema, dove le precipitazioni dovessero risultare superiori alla norma, non sarebbe la scarsità d’acqua, ma la rapidità e la violenza con cui potrebbe arrivare, sotto forma di temporali, nubifragi e grandinate. Più a nord, tra Europa centrale e nord-occidentale, il segnale indica invece un possibile calo delle piogge estive, con un rischio crescente di siccità.

 

Gli effetti globali e la stagione degli uragani

Su scala planetaria, un possibile Super El Niño non riguarda soltanto l’Europa. Negli Stati Uniti i modelli delineano un’estate spaccata: caldo anomalo concentrato nel Nord-ovest e nelle aree meridionali, più piogge sull’America centrale e orientale, più secco il Nord-ovest. C’è poi un effetto collaterale che vale la pena segnalare: quando il Pacifico equatoriale si scalda così tanto, l’atmosfera tende a generare venti in quota sfavorevoli allo sviluppo dei cicloni tropicali sull’Atlantico. La stagione degli uragani atlantici del 2026 dovrebbe quindi risultare meno attiva della media, con un’attività tropicale più contenuta. Non un anno senza uragani, ma nel complesso meno tempeste e minore probabilità di eventi estremi diretti verso i Caraibi e gli Stati Uniti.

Il quadro d’insieme è quello di un’estate 2026 che mette il Mediterraneo e l’Europa di fronte al doppio volto di El Niño: da una parte un caldo più frequente e più marcato, dall’altra un’instabilità capace di trasformarsi in temporali violenti. E sullo sfondo, la possibilità concreta di battere nuovi record termici su scala mondiale, con tutto quello che ne consegue per la media termica globale.

  (TEMPOITALIA.IT)

Credit

  • WMO – World Meteorological Organization
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
  • Copernicus Climate Change Service
  • Nature Climate Change
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Luca Martini

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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