
Un fenomeno antico, una minaccia nuova
(TEMPOITALIA.IT) I pescatori del Perù lo conoscono da secoli. Notavano un anomalo riscaldamento delle acque costiere intorno al periodo natalizio e lo chiamarono El Niño, il Bambino, in riferimento alla nascita di Cristo. Quello che allora sembrava un capriccio locale del mare, oggi la scienza ha inquadrato come uno dei motori climatici più potenti del pianeta. E quest’anno, combinandosi con un Riscaldamento Globale già in stato avanzato, rischia di avere conseguenze che vanno ben al di là del Pacifico tropicale.
Come funziona l’ENSO e cosa significa “strong”
L’ENSO, ovvero l’oscillazione tra le fasi calde e fredde del Pacifico equatoriale, funziona come un enorme serbatoio termico che coinvolge in modo accoppiato oceano e atmosfera. In condizioni normali, gli alisei soffiano costantemente da est verso ovest, accumulando grandi masse di acqua calda nel Pacifico occidentale verso l’Indonesia. Quando questi venti si indeboliscono, quella massa d’acqua calda scivola verso est, invadendo le coste del Sud America e riscaldando ampie porzioni di oceano in modo anomalo. Il Pacifico orientale si scalda ben oltre le medie stagionali, rilasciando quantità di calore capaci di alterare la circolazione atmosferica su scala planetaria.
La fase opposta, La Niña, costituisce l’esatto contrario: venti più intensi spingono l’acqua fredda verso le coste americane, raffreddando quelle zone.
si parla di evento “strong” quando l’anomalia termica nella zona del Pacifico equatoriale supera 1,5°C rispetto alla media. Può sembrare poco. Su una superficie oceanica vasta milioni di chilometri quadrati, però, si traduce in un accumulo di energia enorme. L’oceano funziona come una gigantesca batteria termica che inizia a rilasciare calore nell’atmosfera sovrastante, modificando la direzione dei venti e la distribuzione delle precipitazioni sull’intero globo.
Gli effetti globali: chi soffre e chi rischia le alluvioni
Un evento di questa portata funziona come un termosifone acceso al massimo per tutto il pianeta, con il calore rilasciato che si somma al Riscaldamento Globale creando un effetto moltiplicatore. Australia e Sud-Est Asiatico si preparano a forte deficit pluviometrico, con siccità severa e danni ai raccolti. Sulle coste occidentali americane, tra Perù ed Ecuador, arrivano precipitazioni torrenziali e alluvioni improvvise. Bastano pochi decimi di grado per sfasare completamente il regime pluviometrico in aree dove abitano miliardi di persone.
Anche la California e il Golfo del Messico rischiano allagamenti. L’attività ciclonica nel Pacifico orientale aumenta sensibilmente, mentre nell’Atlantico tende a diminuire.
E l’Italia? Il legame non è diretto, ma esiste
La distanza geografica e l’interferenza dell’Oceano Atlantico attenuano considerevolmente gli effetti sull’Europa. Un El Niño strong tende però a modificare la corrente a getto in alta quota, spingendo in modo aggressivo verso nord l’Anticiclone Subtropicale. Anziché restare confinato sul deserto del Sahara, questo tende a risalire posizionandosi stabilmente sul Mar Mediterraneo. Qualcosa che già accade con crescente frequenza, ma che un evento come quello atteso potrebbe amplificare ulteriormente.
Il vero protagonista delle ondate di calore italiane resta l’Anticiclone Africano, una struttura che agisce a prescindere da quanto accade nel lontano Pacifico. El Niño amplifica il sistema, non lo sostituisce.
Caldo estremo, notti tropicali e siccità
Le conseguenze più concrete per l’Italia riguarderanno la frequenza e l’intensità delle ondate di calore. Temperature che supereranno ripetutamente i 40°C nelle aree interne del Centro e del Sud non sarebbero una novità assoluta: prima del 2003 sembravano impossibili sulle pianure del Nord, oggi appartengono a un repertorio ormai consolidato. La caratteristica più insidiosa sarà la durata di questi blocchi atmosferici, con notti tropicali in cui le minime faticano a scendere sotto i 25°C nelle grandi città. L’isola di calore urbana amplifica ulteriormente il disagio, con differenze di 3°C e 5°C tra i centri abitati e le campagne circostanti.
Inoltre, suoli già parzialmente asciutti verso l’estate significa terreni che si riscaldano più rapidamente sotto il sole, alimentando ulteriormente i picchi termici. Il mese più critico, secondo le analisi attuali, potrebbe essere agosto, con frequenti risalite dell’Anticiclone Subtropicale a partire dalla seconda metà di luglio.
Un sistema già alterato: la sovrapposizione è il vero problema
La preoccupazione degli scienziati non riguarda tanto El Niño in sé, quanto la sua sovrapposizione con un pianeta già molto più caldo rispetto all’ultimo grande evento del 1997-1998. Un El Niño strong che si innesca su temperature di base già elevatissime dovute al Riscaldamento globale rappresenta, in termini di risposta atmosferica, un territorio in parte inesplorato. Gli effetti potrebbero risultare più intensi di quanto la sola statistica storica suggerisca. E le previsioni dei modelli climatologici per la prossima estate non sono di buon auspicio.
Questo non significa che ogni estate che verrà sarà la peggiore di sempre. L’atmosfera è un sistema caotico capace di riservare sorprese, e una probabilità elevata non è una certezza. Ma il segnale di fondo è robusto, e le prossime settimane di precipitazioni primaverili, per quanto fastidiose nel breve, avranno un peso concreto sulle condizioni con cui l’Italia arriverà all’estate.






