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Perché i modelli meteo divergono dopo una settimana: l’intervista all’esperto

Davide Santini analizza i motivi per cui le previsioni, dopo una settimana, possono risultare inaffidabili

Davide Santini di Davide Santini
31 Mag 2026 - 15:00
in A Scelta della Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Quando guardiamo una previsione meteo a 2-3 giorni, spesso i principali modelli numerici tendono a mostrare scenari molto simili, praticamente del tutto sovrapponibili. Col passare dei giorni, però, questo fatto cambia radicalmente.

 

Dopo circa una settimana iniziano frequentemente a divergere, talvolta anche in maniera molto netta. Una corsa vede l’anticiclone africano, un’altra una saccatura atlantica, una terza la possibilità di temporali occasionali. È un esempio, ma succede molto di frequente. Questo non accade perché i modelli “sbagliano” o “toppano” (che brutti termini!), ma perché entrano in gioco i limiti fisici della prevedibilità atmosferica.

 

Ci spieghi meglio queste divergenze

L’atmosfera è un sistema caotico. Facciamo un approfondimento. Piccolissime differenze nelle condizioni iniziali possono amplificarsi in maniera esponenziale e produrre evoluzioni completamente diverse dopo alcuni giorni, per non parlare di due settimane. Questo concetto è alla base della teoria del caos sviluppata dal meteorologo Edward Lorenz, uno dei pionieri della meteorologia probabilistica.

 

In linea generale, quando un modello comincia a elaborare una previsione – e spesso si tratta di qualcosa che dura delle ore con miliardi di calcoli – deve conoscere lo stato dell’atmosfera in quel preciso istante: temperatura, pressione, umidità, vento, contenuto energetico degli oceani e moltissimi altri parametri. Più ci sono dati e migliore risulterà la previsione finale.

 

Ma allora quali sono i problemi?

Si possono intuire. Ad esempio, non esistono osservazioni in ogni punto del pianeta. È facile capire che molte zone oceaniche sono scarsamente campionate, o forse proprio per nulla. Ma non è tutto. In fisica ogni strumento di misura contiene un piccolo margine di errore. Un minuscolo errore iniziale potrebbe avere conseguenze decisamente importanti nel lungo termine. Di conseguenza, lo “stato iniziale” dell’atmosfera non è mai conosciuto alla perfezione: ci saranno sempre dei margini di incertezza.

 

Perché i primi giorni funzionano bene?

Nei primi 2-5 giorni questi piccoli errori restano contenuti. Le grandi manovre atmosferiche, nei limiti intrinseci, mantengono una certa coerenza. Un esempio semplice. Se oggi una perturbazione si trova al largo dell’Irlanda e si muove verso est, è relativamente facile prevedere che tra due giorni raggiungerà la Francia, a un’ora più a un’ora meno. Le leggi della fisica che governano il movimento delle masse d’aria sono ben note, così come la loro velocità e i loro spostamenti.

 

Per questo motivo le previsioni a breve termine hanno oggi un’affidabilità estremamente elevata, a patto che non si voglia conoscere con precisione l’ora in cui pioverà nel proprio condominio. Sapere se piove o no è un conto, ma sapere se fra cinque giorni casa propria sarà investita da un temporale è ancora un limite intrinseco.

 

È vero che si tratta di una catena di errori?

Certo. Facciamo sempre degli esempi. Una depressione prevista 50 chilometri più a nord può cambiare tutto. Questo perché si modifica leggermente la posizione del fronte – e se ci pensate, 50 chilometri in confronto a un intero paese sono pochissimi. Di conseguenza varia la distribuzione delle precipitazioni; al tempo stesso, cambia il riscaldamento del suolo e la pressione locale. Questo effetto a catena, dopo una settimana, potrebbe far cambiare completamente una previsione.

 

Ma è vero che ci sono casi in cui la previsione è più affidabile?

Assolutamente sì. Forse non tutti sanno che prevedere alcune figure bariche è più facile di altre. Un forte anticiclone stabile può essere previsto con discreta affidabilità anche a 8-10 giorni. Tutto un altro discorso nel caso di atmosfera dinamica, con molte depressioni, temporali organizzati e ondulazioni del getto polare: ci possono essere variazioni importanti anche a distanza di soli tre giorni.

 

Un’ultima domanda: gli ensemble

Spesso se ne sente parlare. Per ovviare ai problemi di precisione, i centri meteo non utilizzano più soltanto una singola previsione deterministica. Vengono eseguite decine di simulazioni quasi identiche, chiamate ensemble. Nel sistema dell’ECMWF, ad esempio, il modello viene lanciato numerose volte – di solito una cinquantina – cambiando leggermente e volutamente alcuni dati iniziali. Se dopo 10 giorni tutte le simulazioni mostrano un anticiclone sull’Italia, la fiducia nella previsione è alta ed è lecito aspettarsi un periodo stabile e caldo. Se invece un terzo vede pioggia, il 50% sole e il 10% raffiche di vento, il quadro diventa molto confuso.

 

Esiste un limite fisico?

Secondo gran parte della letteratura scientifica, il limite teorico della previsione meteorologica deterministica si colloca intorno ai 10-14 giorni. Oltre quel periodo gli errori crescono talmente tanto da rendere impossibile stabilire anche solo se ci sarà un anticiclone oppure una lunga fase di maltempo. Attenzione, però: questo non significa che oltre due settimane non si possa prevedere nulla. Si possono ancora individuare scenari meteo di lunga durata. Ciò che diventa impossibile è stabilire con precisione se, ad esempio, a Bologna pioverà alle 15 del 17 Giugno oppure ci saranno 33°C e sole.


Credit: (TEMPOITALIA.IT)

  • ECMWF – Chaos and Weather Prediction
  • ECMWF – Introduction to Chaos, Predictability and Ensemble Forecasts
  • Stanford Doerr School of Sustainability – Climate of Chaos: Why Warming Makes Weather Less Predictable (marzo 2026)
  • Wikipedia – Numerical Weather Prediction
  • NOAA – Lorenz’s View on the Predictability Limit of the Atmosphere
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Davide Santini

Davide Santini

Davide Santini, laureato magistrale in Fisica. Dapprima all'Università Alma Mater Studiorum di Bologna e poi all'Università Statale di Milano. Ha effettuato una tesi triennale con il professor Vincenzo Levizzani sui temporali, sulla loro suddivisione e sui fenomeni più violenti. Ha poi approfondito la tesi magistrale, con il professor Maugeri e il professor Miglietta, analizzando la correlazione tra aumento termico della temperatura estiva e probabilità di promontori di alta pressione di matrice subtropicale. Ha collaborato e collabora tuttora con Nimbus, la rivista di meteorologia italiana. Collabora dal 2018 per diverse testate meteorologiche italiane (5 in totale) e in particolare ha una esperienza quinquennale con il sito web Meteo Giornale. Tratta numerose tematiche, tra le quali previsioni a breve, medio e lungo termine; climatologia; cambiamenti climatici; etica ambientale. È esperto di analisi modellistica, di tendenze a lungo termine e analisi di radiosondaggi e profili termici verticali dell'atmosfera. È inoltre insegnante rinomato, dove prepara gli studenti delle superiori e dell'università, idoneo a trattare concorsi pubblici e privati, con professionalità e impegno. Insegna matematica e fisica a tutti i livelli. È divulgatore scientifico e cerca di spiegare, con parole semplici ma mirate, la fisica dell'atmosfera.

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